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Protesta a Bruxelles contro l’Europa “Islamica” , di Ida Magli , e “ Perché l’Islam non ha chiese ma covi politici” di Armando Plebe

Crediamo che sia un dovere dare il massimo dell’informazione possibile della manifestazione che si è svolta l’11 Settembre 2007 a Bruxelles davanti alle Sedi Europee , organizzate dalla Danimarca e da altri paesi UE, denominata Stop Islamization of Europe ( SIOE). Essa è un’alleanza fra popoli in tutta Europa, uniti all’unico scopo di impedire all’Islam di diventare una forza politica dominante sul Continente. Vi si è associata una grande massa di inglesi al grido:” No Sharia Here”, gente che vuole mantenere la legge di Sua Maestà e fermare l’avanzata strisciante della svaria in Inghilterra. Pur dando questa informazione noi vogliamo però anche dire con assoluta chiarezza che siamo sicuri che non si otterrà nulla. Riassumiamo i motivi più evidenti dell’inevitabile fallimento, più che altro allo scopo di far comprendere quanto sia tragica la situazione dell’Europa. Prima di tutto la scelta di Bruxelles. Questo significa che gli organizzatori non hanno capito quale sia la causa fondamentale, anzi l’unica, della Islamizzazione dell’Europa. L’Unione Europea è stata costruita  probabilmente,ed appositamente per questo scopo: rendere agevole ai Musulmani invadere l’Occidente giungendovi da tutte le parti, occupandone un 20% in Svezia, un 15% in Danimarca, un 30% in Gran Bretagna e così via.Insomma, non ci vuole molto a capirlo: se si vuole allargare un territorio, per prima cosa si tolgono le dighe. È proprio questo che è stato fatto: si sono tolte le dighe fisiche, psichiche, culturali, abolendo i confini fra gli Stati sia per le persone sia per le merci, eliminando le differenze monetarie, eleggendo due lingue ufficiali, l’inglese e il francese, le più note agli immigrati provenienti dall’Asia e dall’Africa, quasi tutti ovviamente musulmani. È stato condannato come gravissimo peccato morale e politico il cosiddetto “nazionalismo”, così che ai popoli  d’Occidente, creatori degli Stati Nazionali, è stata tolta l’unica passione che poteva spingerli a difendersi dall’invasione di stranieri: la Patria. La violenza con la quale i governanti hanno imposto ai loro sudditi questo comportamento è stata etichettata, da una parte come virtù di solidarietà e dovere verso i poveri, e dall’altra, incuranti della contraddizione, come sistema per aumentare il patrimonio europeo in denaro, in mercato, in competitività, in bassa forza di lavoro, innalzando a Divinità assoluta la libertà degli scambi, delle commistioni, delle “integrazioni”. Questa è l’unica vera motivazione della costruzione che porta il nome di Unione Europea: togliere agli europei il senso di proprietà, la percezione di avere diritto a possedere una qualsiasi cosa, a cominciare dal territorio sul quale vivono e per il quale hanno tante volte combattuto e sono morti. Se non ci si convince di cio’, ossia che la Unione Europea e’ stata anche voluta dai governanti per espropriare i cittadini ,e non ci si convince che ogni STATO deve subito prendere tutte le decisioni per salvaguardare la propria sopravvivenza come nazione libera e come territorio che appartiene ai cittadini europei,, essa non serve a nulla;inoltre gli Stati dell’EUROPOA UNITA, sono troppo diversi gli uni agli altri e non sono affatto simili dal nord al sud della vasta EUROPA.-  Di IDA MAGLI.-

L’ISLAM NON HA CHIESE , MA COVI POLITICI.

La provocazione attuata da un Senatore leghista contro la costruzione delle moschee, può essere criticata quanto alla forma ma non nella sostanza. A difesa di quella costruzione , un portavoce islamico ha dichiarato che i musulmani rispettano le autorità ecclesiastiche cristiane e attendono quindi di essere ugualmente rispettati. Senonchè non si tratta di rispetto o di tolleranza religiosa. Le moschee, prima di essere luoghi di culto, sono anche degli avamposti politici pronti a diventare aggressivi non appena ne hanno l’occasione. Chi parla di tolleranza religiosa nei confronti delle moschee, ignora o finge di ignorare che nell’Islam la moschea è uno strumento di guerra come un avamposto militare in terreno nemico. Non si può paragonarla quindi ad una chiesa cristiana. Essa potrà anche avere intenti propagandistici ma non si sognerà mai di prendere le armi contro gli avversari della sua religione. Per l’Islam invece religione e lotta politica anche armata sono un tutt’uno, tant’è vero che chi abbandona la religione Islamica spesso viene condannato a morte. Non regge neanche l’argomento secondo cui le moschee sono costruite a spese dello stato , mentre nei paesi islamici le chiese cristiane non hanno sovvenzioni da parte dello stato. Infatti una chiesa cristiana non sarà mai , a differenza di una moschea un potenziale strumento di terrorismo. Purtroppo molti anni di propaganda di sinistra hanno eluso il problema della concessione del permesso di costruzione di una moschea, ma hanno favorito quello che è un vero e proprio assurdo politico e militare, cioè la costruzione di un avamposto islamico a spese dello stato Italiano.- di Armando Plebe.-

Carissimi parrocchiani  Cristo è risorto

La Pasqua non è semplicemente una Festa tra le altre feste, è “la Festa delle Feste”, perché la Resurrezione di Cristo è il supremo intervento di Dio nella storia, che è testimoniato. La Resurrezione, infatti, attesta che Cristo è veramente quello che ha affermato di essere, il Figlio. La fede dei cristiani è la resurrezione di Cristo sepolto e risorto “come aveva predetto”. Nella Resurrezione, l’uomo scopre la Perfezione, in quanto prende consapevolezza di essere immagine e somiglianza di Dio nel Cristo per la potenza dello Spirito. La forza della Chiesa, la sua forza, è la forza stessa di Cristo, di Dio. Con essa può costantemente rinnovare e ringiovanire se stessa in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi membri e in tutte le sue istituzioni. Ci viene così delineata la Pasqua come speranza definitiva che, grazie alla presenza di Cristo Risorto, non potrà mai venire meno. E come non ricordare Maria, la Madre che tiene sul grembo della vita il Figlio deposto dalla croce e che per prima gioisce per la sua Resurrezione? E l’antifona chiude con una umanissima implorazione, piena di fiducia: “Prega il Signore per noi!”. Sì, prega il Signore risorto per noi, per tutti noi!

Buona Pasqua a tutti!
Il vostro Parroco
Padre Gioacchino Ragona

La scomparsa del Cardinale Salvatore Pappalardo

Il Profeta Siciliano

Non basta osservare la legalità, se il senso del dovere morale e della giustizia non forma prima le coscienze”.
Parole come pietre. Sono praticamente le ultime pronunciate da Salvatore Pappalardo, il cardinale che per 26 anni ha retto la diocesi di Palermo, morto domenica scorsa a 88 anni. Era un Siciliano orgoglioso di esserlo. E, tuttavia, dei Siciliani ha cercato di rappresentare l’anima e lo stile più lontani possibile dagli archetipi del Gattopardo, il signore di Salina raccontato da Tomasi di Lampedusa. Da quell’idea si era allontanato per formazione culturale e perché era un bravo prete, di quelli che ritengono la vita e il futuro in mano agli uomini.

Credeva che soprattutto i cristiani fossero in grado, se ben attrezzati con il Vangelo, di rompere equilibri perversi. La concezione del signore di Salina gli andava assai stretta, la considerava una “idea letale”. Spiegava che chi credeva che le cose vanno lasciate come sono perché non possono essere cambiate accetta “che la politica sia scissa dall’etica” o, peggio, “fusa con il malaffare”.

Intellettuale che amava la sua terra.

Lui, da quella Sicilia apparentemente sonnacchiosa, che nel silenzio dello Stato intrecciava mafia e governo degli anni del dopoguerra, era andato via a studiare la diplomazia a Roma e poi a praticarla in Indonesia, nunzio apostolico nel paese con il più alto numero di musulmani del mondo.

E quando Paolo VI nel 1970 lo rispedì in Sicilia, arcivescovo e subito dopo cardinale di Palermo, molti si stupirono e pochi capirono. Cardinale a Palermo era Ernesto Ruffini, un mantovano catapultato in una Sicilia complicata, scivolosa, sfuggente. Ruffini era un “principe”, Pappalardo era un intellettuale che conosceva e amava la sua terra. Con lui la chiesa siciliana riconsiderò molte cose, strinse più a sé sacerdoti e laici, camminò avanti, anche su frontiere un po’ troppo avanzate per alcuni, cercò di diventare comunità e non solo sommatoria di diocesi e di parrocchie, di feste memorabili, di celebrazioni barocche e superbe. Contarono pure la sua formazione diplomatica e la cultura internazionale, l’arte del contraddittorio, il ragionare anche per invettive.

Era questa la forza del cardinale Pappalardo: la sua umanità e il suo amore, le sue parole e i suoi gesti. Come quando donò una chiesa sconsacrata ai musulmani per pregare, oltre vent’anni fa. Come quando, nella memorabile omelia per i funerali del generale Dalla Chiesa, lanciò parole potenti, un’invettiva che calò sui politici e sulla politica. Usò Tito Livio. Parlò in latino e quella frase rimane inchiodata da allora alle coscienze della classe politica italiana: dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, “mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”. Fu ( e resa) l’atto d’accusa più pesante contro lo Stato ai tempi degli omicidi eccellenti. Pappalardo non è mai stato un” professionista dell’Antimafia”. Ha celebrato troppi funerali. Ha vissuto le “primavere” di Palermo e gli anni bui nei quali la città e la Sicilia sempre precipitavano. Ha agito come un antico profeta.

Ha amato il suo popolo. Non è solo Palermo che perde un uomo e un cardinale. È l’Italia che perde un pezzo importante della sua storia. Chissà se gli italiani e i siciliani sapranno ricordarlo.

Cristianità…..”La Bellezza salverà la Sicilia”, di Padre Davide Maria Turoldo, in omelia per le esequie dell’Arcivescovo di Monreale Monsignor Cataldo Naro.

“Distruggeremo il Vaticano”

E' bastato che, nel corso d’una lezione all’Università di Ratisbona, Papa Benedetto XVI citasse un documento storico ritenuto offensivo nei confronti dell’islam perché si scatenasse sul vicario di Cristo una bufera d’insulti e di minacce che hanno conferito nuovi aspetti all’ormai inarrestabile “scontro di civiltà”. Oltre all’aggressività delle minacce, colpisce l’ampiezza del fronte anti-papale che, con rare eccezioni, ha abbracciato praticamente tutto l’arco dell’islam mondiale, congregando in un solo blocco compatto frange radicali e settori “moderati”. Sul sito del Consiglio per la Sharia, per esempio, sono apparse delle minacce, ritenute “credibili” dai servizi italiani:” Promettiamo di distruggere la croce nel cuore del loro impero. Roma verrà conquistata dai soldati di Mohammed. promessa Una nel nome di Dio di Maometto: distruggeremo il loro Vaticano e il Papa, ed i patriarchi piangeranno”.

Parole non molto diverse ha pronunciato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, prima di assumere toni più conciliatori:”Se pensate di governare il mondo dai vostri palazzi di vetro, vi sbagliate. Il mondo si dirige verso il governo dell’Islam puro di Maometto”. Diversi movimenti islamisti hanno perfino giurato di uccidere Benedetto XVI. Doverosa la filiale “vicinanza e solidarietà” assicurata al Sommo Pontefice, in nome della CEI, dal cardinale Camillo Ruini, e che ogni fedele cattolico dovrebbe condividere. Solidarietà, riparazione e, soprattutto, vigilanza. Sì, vigilanza di fronte alle sfide di questo secolo XXI, che si ostina a infrangere, in modo sempre più brutale, il clima di bieco ottimismo che lo vede nascere.

29 Maggio 1453: la caduta di Costantinopoli (da un articolo di Stefano Di Michele da “ Il Foglio”

Il Massacro

Tutte le vie, le strade e i vicoli erano pieni di sangue e di umore sanguigno che colava dai cadaveri degli uccisi fatti a pezzi. Dalle case venivano tratte fuori le donne, nobili e libere, legate fra loro con una fune al collo, la serva assieme alla padrona e a piedi nudi, per lo più, e così pure i figli, rapiti con le loro sorelle, separati dai loro padri e dalle loro madri, erano trascinati via da ogni parte. Avresti potuto poi vedere-o sole, o terra!- schiavi e servi turchi d’infimo grado portar fuori e spartirsi fanciulle giovanissime e nobilissime, laiche e religiose, e trascinarle fuori dalla città, non come buoi o pecore o altri animali domestici e mansueti, ma come se fossero un gregge indomabile di fiere spaventevoli, selvagge e crudeli, circondate tutt’intorno da spade, sicari, guardie e assassini.

Il Saccheggio di Santa Sofia

Appena fu loro possibile buttarono giù e fecero a pezzi, dalla chiesa che si chiamava di Santa Sofia e che ora è una moschea turca, tutte le statue, tutte le icone, e le immagini di Cristo, dei santi e delle sante, compiendovi ogni sorta di nefandezza. Saliti come invasati sul ripiano dell’ambone, sulle are e sugli altari, si facevano beffe, esultando , della nostra fede e dei riti cristiani e cantavano inni e lodi a Maometto.

Abbattute le porte del santuario, ghermivano tutte le cose sacre e le sante reliquie e le gettavano via come cose spregevoli e abbiette. Preferisco passare sotto silenzio ciò che han fatto dei calici, nei vasi consacrati, sui drappi. Iparamenti intessuti d’oro con le immagini di Cristo e i santi li usavano come giacigli in parte per i cani, in parte per i cavalli. Calpestano coi piedi gli Evangeli ed i libri delle chiese, abbattevano monumenti di marmo lucido e splendente, tutto facevano a pezzi.

L’eroica morte dell’Imperatore Costantino XI

Allora l’Imperatore, sentendosi perduto, tenendo saldamente ancora la spada e lo scudo disse queste parole commoventi:”Non c’è cristiano che mi tagli la testa”. Era rimasto completamente solo. Allora uno dei turchi lo colpì e lo ferì al viso, ed egli restituì il colpo, ma uno di quelli che gli stavano alle spalle gli inferse un colpo mortale ed egli cadde a terra.

I turchi però non sapevano che era l’Imperatore, e quindi, dopo averlo ucciso, cr4edendolo un soldato comune, lo lasciarono lì. Finì così, sotto un mucchio di altri anonimi cadaveri, il sangue nobile mischiato a quello degli schiavi, una fossa o un rogo comune, l’ultimo basileus-Costantino XI Paleologo, figlio di quel Manuele citato da Benedetto XVI- della splendida Costantinopoli. O si può anche credere, come racconta Silvia Ronchey, che si sia fatto pietra e poi sprofondato sotto la terra, per tornare a combattere un giorno. Morti e sangue e urla e violenze accompagnano la fine di Bisanzio.

Solidali con il Papa Benedetto XVI uniti contro l’estremismo islamista

La bufera, barbarica nella sua violenza e criminale nel suo complesso, che si è abbattuta su Papa Benedetto XVI “ colpevole”, secondo il più acceso estremismo islamista, di avere citato a Ratisbona una frase dell’Imperatore bizantino Manuele II sul profeta Maometto, dimostra quanto sia grave la minaccia del fanatismo per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero.

Da una parte, orde fanatiche manovrate da pericolosi estremisti, un clero incolto che soffia sul fuoco, regimi totalitari che non hanno nulla da insegnare ed altri, moderati, che dimostrano tutta la loro debolezza di fronte alla violenza fondamentalista; dall’altra parte, un Occidente tremebondo e indegno della sua grande tradizione di civiltà. Siamo solidali con il Papa che, con la Sua parola e il Suo insegnamento, illumina l’umanità intera. L’Imperatore bizantino Manuele II Paleologo regnò dal 1391 al 1425 e chiese invano aiuto militare a Parigi, a Londra, a Roma ed a Venezia di fronte alla incombente minaccia Ottomana. Ma l’Occidente diviso non riuscì a mettersi d’accordo. Siamo di fronte ad un ricorso storico e la minaccia si ripete. Cosa farà la Russia ortodossa di fronte al comune pericolo? Cosa farà l’Occidente di fronte alla minaccia nucleare iraniana? Per ora diciamo NO all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea: anche in questa crisi il suo governo ha assunto posizioni equivoche, dimostrando la sua debolezza di fronte al fanatismo religioso.

Lettera e telegramma del Presidente dell’Istituto delle Guardie del Pantheon al Papa.

Roma, 20 Settembre 2006-11-30
A Sua Santità Benedetto XVI
Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
00120 Città del Vaticano

Beatissimo Padre,
in questo particolare momento in cui il complesso e variegato mondo islamico accusa la Santità Vostra di colpe totalmente inesistenti, a causa di una cattiva e faziosa interpretazione di un breve passo del discorso tenuto dalla Santità Vostra presso l’Università di Resemburg lo scorso 12 settembre, sentiamo vivo il dovere, da cattolici e da italiani, di formulare a Vostra Santità i sensi della più assoluta e devota vicinanza spirituale. È molto dolorosa la constazione che l’affermazione dell’Imperatore Manuele II Paleologo è quanto mai concreta ed attuale, e le reazioni da Oriente ne danno dimostrazione. La violenza è in contrasto con la Natura di Dio, così come lo è agire irragionevolmente.

La conversione, dunque, può avvenire solo spontaneamente, non con la violenza. Eppure, secondo le voci che si sono levate contro la Santità Vostra e contro l’Occidente , ciò è falso. Lo scontro di civiltà è in corso, ma solo ritornando ad essere coscientemente e ragionevolmente “civiltà” possiamo combattere con le armi della luce le tenebre dell’incredulità e della violenza. Augurando che si possa presto ritornare ad un esistenza “ut Deus daretur” e che l’Occidente, alla luce del suo glorioso passato e della sua trimillenaria civiltà, si “comprenda” Cristianità”, noi ci professiamo vicini alle parole e al pensiero della Santità Vostra, ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà e un devoto “grazie” per essere, come sempre lo è stata la Chiesa, faro di luce e di verità per il mondo intero.

Con devozione filiale,
Don Luigi Abid Sil, Cappellano dell’Istituto

Capitano di Vascello(ris.)
Dr. Ugo d’Atri, presidente dell’Istituto delle Guardie al Pantheon.

Telegramma al Santo Padre

Ignobili et insolenti offese mondo islamico sua Santità condanna guerra santa, esprimiamo devota et fedele solidarietà et filiale vicinanza at Sommo Pontefice et Santa Sede, baluardi civiltà Cristiana Occidentale et luce di verità pro umanità tutta.

Devotamente
Capitano di Vascello Ugo d’Atri, Presidente
Don Luigi Abid Sid, Cappellano Nazionale

Noi Cristiani all’acqua di rose

Farsi Buddhisti o convertirsi all’Islam oggi è di moda. Se però un Cristiano vive con coerenza il proprio credo viene etichettato come bigotto. Che ne abbiamo fatto della nostra fede?

Non ho nulla, come cristiana, contro chi professa la fede musulmana, buddhista o quant’altro. Il problema si pone quando, in nome di Dio, inneggiano alla violenza. Il Santo Padre ci ha fatto capire che l’Islam teme un Occidente scristianizzato e senza valori. È tempo, per noi cristiani, di aprire gli occhi. In effetti, quando esponiamo un crocifisso o un’immagine sacra, c’è sempre “il sapiente” di turno pronto a prenderci per i fondelli, magari con “l’arguta” affermazione:”Qui non siamo in chiesa!”Salvo poi frequentare , per esempio, ristoranti cinesi e non avere nulla da ridire contro i vari Buddha posti in bellavista dappertutto. Papa Benedetto XVI ci invita a riscoprire le radici cristiane e la nostra identità, ma noi andiamo nella direzione opposta. Frequentiamo la Messa domenicale più per abitudine e senso del dovere che per vera convinzione.

Non dimentichiamoci che abbiamo votato per l’aborto, il divorzio e tante altre leggi che stanno disgregando la famiglia. Siamo generosi con i musulmani e offriamo loro luoghi di culto, ma non siamo altrettanto capaci di difendere la nostra fede. In nome della libertà di culto non esitiamo un istante a togliere i crocifissi dalle scuole e dai luoghi pubblici. Del nostro Dio non sappiamo più che farcene, è il capro espiatorio di tutti i mali e le catastrofi che ci affligono.

Ce ne ricordiamo solo per incolparlo dello tsunami, delle guerre e di tutti gli orrori del mondo. Ma abbiamo provato a chiederci quale considerazione abbiamo di Dio? Com’è possibile che prima che lo teniamo fuori dalla porta e poi lo incolpiamo di ciò che succede in casa? Diventare Buddhista oggi è di moda, tutti ti ammirano. Lo stesso se ti converti all’Islam. Ma se , come cristiano, vivi con coerenza la tua fede e vai contro corrente, gli amici ti isolano e si allontanano da te, ti dicono che sei come un prete o una suora, o peggio ancora un bigotto. Io stimo e rispetto i musulmani che professano con orgoglio la loro fede, ma noi che ne abbiamo fatto della nostra?

Le minacce al Papa da parte degli estremisti musulmani

Chissà come ha sofferto il Santo Padre, e solo per avere detto cose giuste. Ora è anche minacciato dagli estremisti musulmani, e noi con lui. Tocca svegliarci, non è più tempo di dormire, se siamo cristiani. Possiamo continuare a subire così, passivamente? Possibile che siamo diventati tanto indifferenti? E che non sentiamo il bisogno di reagire? È una vergogna: gli altri ci insultano, e noi tacciamo; ci bruciano le chiese, ci tolgono il crocifisso, e noi zitti. E a Natale non facciamo più neanche il presepe per rispetto ai musulmani…….Ma Cristo non fa più parte della nostra vita? Abbiamo bisogno di convertirci e pregare molto di più. Teniamo aperte tutto il giorno le nostre belle chiese; ritorniamo a indossare sopra i vestiti le catenine con il crocifisso o la medaglia della Madonna. Quando vediamo una donna col velo, noi diciamo :”ecco una musulmana”; anche loro, quando vedono uno di noi con al collo la catenina col crocifisso, dovrebbero dire:”ecco un cristiano”. Rimettiamo un segno religioso sulle porte delle case; è necessario mostrare la nostra fede. Cari parroci, non usate più parole dolci con noi, piuttosto diteci in faccia che siamo poco cristiani, che abbiamo una fede ammuffita! Stiamo vicino a Benedetto XVI, organizziamo pellegrinaggi a Roma, riempiamo numerosi la domenica piazza San Pietro: è un modo per far sentire che amiamo il nostro Papa: perché anche questo è un modo per manifestare la nostra fede.

TRIBUTO E RICORDO AD UNA DONNA DI GRANDE CARISMA E RILIEVO, CHE MOLTO AVEVA CAPITO: ORIANA FALLACI

Oriana Fallaci sapevo che non parlava più con nessuno, che non vedeva nessuno, che non consentiva a nessuno di invadere il suo spazio. Era vero, anzi verissimo. Ma era vero anche il contrario. Una volta che ti faceva entrare nella sua brownstone bianca sull’Upper East Side ti sentivi come a casa tua, provvisoriamente ospite di un mito. Un anno prima dell’11 Settembre mi ero inbattuto nei suoi libri e nelle sue fantastiche interviste, naturalmente snobbati dall’elite del nostro paese. Non mi capacitavo del fatto che per un decennio ci fossimo dimenticati di lei, della nostra più grande giornalista e scrittrice. O, forse sapevo benissimo per quale motivo le venivano preferiti altri mostri sacri, anche se sconosciuti oltre Chiasso. Qui in america hanno inventato un termine per definire il suo stile personale di raccontare le storie, “it’s all about-me-journalism”.

Ed era questa la chiave del suo successo, la sua ricetta per fare entrare il lettore nel racconto e non farlo più staccare dalle sue pagine. Avreste dovuto vederla mentre scriveva, anzi mentre componeva. Scandiva le frasi seguendo una sua metrica, quasi cantava. E se il suono delle parole non le piaceva, zac, tagliava, ricominciava e non si fermava fino a quando non aveva trovato il ritmo giusto. Oriana era tosta, dura, difficile, ma sapeva essere molto gentile. Era una grande cuoca, stupefacente(“cosa credeva, che fossi una di quelle giornaliste in carriera?”).

Soprattutto era una persona geniale. Non le sfuggiva nulla. Intuiva al volo le cose e capiva dove sarebbero andate a parare, malgrado ormai la malattia l’avesse sfiancata. “Lo scriva, Christian , mi faccia il favore di scriverlo quando muoio”, mi ripeteva ogni volta che l’accusavano e non scorgevano che stavano parlando di una persona che non era lei. Scrivo questo, allora: il grande dispiacere della sua vita è stato quello di non avere mai avuto un figlio, quel figlio mai nato a cui aveva indirizzato la famosa lettera.

L’aveva tenuto in grembo per alcuni mesi e poi l’aveva sepolto sotto l’altare della cappella di famiglia. Lo andava a trovare spesso, lo chiamava” il mio bambino”. Eviterò i (pochi) ricordi personali e i sentimenti e le rievocazioni. Oriana Fallaci era una soldatessa, le sue foto più belle sono quelle con l’elmetto. Quando un soldato cade nel corso della battaglia non ci si ferma a piangere, si prende il suo fucile e si và avanti. Ai resti mortali ci penserà il becchino, il prete, lintendenza che comunque seguirà. Il mio modo di andare avanti è telefonare alla sua erede, a Ida Magli.

Devo subito avvisare che dal punto di vista anagrafico è un’erede sui gneris: la Fallaci era del 29 o del 30(una soldatessa avrà pure il diritto di essere civettuola almeno sulla data di nascita), la Magli è del 26. Anche dal punto di vista dell’impatto commerciale non ci siamo molto: non so di preciso quanti fantastmilioni di copie abbiano venduto”Lettera ad un bambino mai nato” e “La rabbia e l’orgoglio”, so per certo che saggi come “La sessualità maschile” e “Sulla dignità della donna” hanno raccolto poco altrimenti l’autrice non pubblicherebbe nelle collane RCS più neglette, là dove si stampano gli autori morti oppure quelli che non si vogliono far nascere. E anche sul prossimo libro ( a Gennaio nella BUR) non ho grandi speranze visto il titolo poco appetitoso:” Il mulino di Ofelia, Uuomini e dei”.

Ida Magli non è una giornalista, pur avendo scritto per quindici anni su Repubblica, è un’antropologa romana che abita non lontano dalla moschea-cavallo di Troia di Paolo Portoghesi. Scrive sul Giornale però molto di rado sia perché immersa negli studi sia perché sfiduciata da Berlusconi, accusato di non essersi battuto contro la grottesca spedizione in Libano, voluta da Prodi colpevole di “abbandono del principio di realtà”. Ida Magli è una xenofoba evidente, è l’ultima autarchica su piazza, è la veggente che aveva previsto molte cose già nel 97 (“ Contro l’Europa” Bompiani). Come Oriana Fallaci è una vecchia signora senza niente da perdere, un’atea molto arrabiata e un po’ devota che non sopporta le mezze misure:”Se si vuole il bene dell’umanità, musulmani compresi, bisogna dire tutta la verità sul Corano e su Maometto, cosa che il Papa, l’unico che potrebbe, ancora non ha fatto”.

Il giorno del matrimonio di Emanuela e della festa di Niccolò apro la porta, mi chino per prendere il giornale, noto che il corriere della Sera “oggi è strano”, leggo “Oriana Fallaci”. Oriana Fallaci? Mi siedo, inizio la lettura, a metà del lungo articolo voglio leggere ad alta voce, non riesco a fermarmi, più o meno all’ultima colonna di testo incomincio a cadenzare a tono sempre più alto, e a tratti rotto, rabbia e orgoglio. Mi vesto, prendo la macchina , arrivo alla chiesa, non scendo, ricomincio a leggere. Un passante si incuriosisce guardando un tizio che parla da solo in auto con un giornale in mano. Arrivo di nuvo in fondo alla rabbia e all’orgoglio. Scendo, sono in ritardo, entro a metà cerimonia. Faccio gli auguri, saluto, stordito due volte, riprendo la Uno, riscendo e compro altre due copie del Corriere. Riparto e in una sosta scrivo via SMS a Mattia Feltri. “Lunedì mi accompagni a comprare i libri della fallaci che non ho?”. Lui risponde”Si” con tre “I”, e aggiunge un’escalamazione di grinta.

Arrivo alla festa di Niccolò. “Avete letto la Fallaci?”. Il mondo è già diviso in odiatori e no. Regalo le due copie. Mesi dopo, d’Estate, sorrido con Marco di quell’ultima domanda e risposta dell’intervista con la storia di Alekos Panagoulis, “Un uomo”. Troppo personale, qualunque direttore l’avrebbe tagliato, ma la Fallaci non ha nulla di qalunque. Mesi dopo, d’Inverno, mi chiama Christian rocca al telefono, sorridendo mi dice:” Ti passo la signora Fallaci”. La signora Fallaci? Mi parla venti minuti per chiedere di controllare alcune notizie su Internet, in realtà i suoi non sono dubbi , sono solo voglie di conferme di ciò che stà scritto negli appunti scarabbocchiati sui muri dell sua mente, informazioni che le do, di nuovo a voce un po’ rotta, e che lei poi trasforma in parole con l’anima, in frasi con il ritmo, in pensieri con il coraggio. Metto giù , guardo Paola Peduzzi ancora stordito, scrivo”Grazie” via SMS a Christian. Ha fatto apposta a passarmi “ La signora Fallaci”- ne sono convinto - per darmi l’occasione di parlare con lei.

Oggi Emanuela ha già tre figli, una bellissimapiccola signora e due spendidi bischeri. Niccolò vive a New York.

In difesa di Papa Benedetto XVI.

Il 20 Aprile 2005 il Sommo Pontefice Benedetto XVI parlando in Latino ai giovani: oggi mi sembra di vedere il mio venerato predecessore giovanni Paolo II e di ascoltare le sue parole rivolte in questo momento particolare a me: “non avere paura” (San Luca II.6). è necessaria l’unità della chiesa per l’efficacia dell’azione evangelizzatrice: il mio compito e sono preoccupato di ciò è proclamare la presenza di Cristo: a tutti chiedo in modo chiaro e coraggioso di esprimere la fede nella presenza reale del Signore. L’impegno missionario ed il compito del Papa è far risplendere la luce di Cristo: con tale consapevolezza mi rivolgo a tutti coloro che seguono altre religioni o cercano risposte alle domande fondamentali dell’esistenza. La Chiesa che abbiamo ereditato è più coraggiosa, più giovane: una Chiesa che secondo l’insegnamento del mio predecessore e secondo il suo esempio guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro, infatti col grande Giubileo del 2000 la Chiesa si è introdotta nel nuovo millenio recando nelle mani il Vangelo attraverso la rilettura del Concilio Vaticano II che è la bussola per orinetarsi nel vasto oceano del 3° millenio.

Assurdità attuali: da qui a qualche anno i Cristiani Italiani, i Cristiani europei (compresi gli Austriaci), e i Cristiani del Mondo diventeranno tutti carbonari, tutti facenti parte di una setta segreta caratterizzata non già da una forte opposizione ai governi assoluti ma al pensiero (sempre più) dominante. Il pensiero ( sempre più) dominante che allestire presepi, cantare canzoncine religiose, esporre crocifissi nelle cuole e negli ospedali o nei tribunali ecc.., vale a difenderel’Islam di casa nostra, ad urtare la sensibilità di chi Cristiano non è, a violare la par condicio religiosa. Non c’è giorno in cui televisione o quotidiani non ci informino che in qualche parte del mondo ( che da più parti del mondo), un direttore didattico ha vietato la costruzione di un presepe, impedito che si cantassero inni Cristiani, cancellata una recita natalizia, bloccato l’ingresso a scuola di un alto Prelato; o che il tale grande magazzino ha eliminato il presepe dagli scaffali; o che ( finanche) gli zampognari sono stati scacciati come bestie rognose. Di questo passo, perfino scambiarsi il “Buon Natale” può diventare pericoloso: se infatti dovesse ascoltarci un Adel Smith ( quello che battagliò in tribunale per togliere i crocifissi dalla scuola della figlia) o un qualunque preside che ritiene l’Italia troppo laica per permettere simili esclamazioni, rischieremmo di fare la fine di Silvio Pellico ( nel migliore dei casi) o di Ciro Menotti. Da oggi in poi sarà più prudente scrivere sui biglietti augurali” Buone Feste” , senza fare alcun accenno al Natale, biglietto che naturalmente dovrà rappresentare un paesaggio “neutro” ( tipo Intervallo televisivo degli anni Sessanta) o avere semplici decorazioni liberty. Caro Gesù Bambino, per quest’anno l’Islam ti fa ancora scendere “dalle stelle”. Per il futuro non garantisce niente.

Addio vecchi valori natalizi.
La mia gioventù è coincisa con gli anni 50 quando le feste natalizie assumevano ben altro aspetto rispetto a oggi. In quel tempo il Natale assumeva ben altri aspetti, alla base di tutto c’era il vero amore per la famiglia e per le cose che ti stavano veramente a cuore. Oggi lo scenario è ben diverso perché i “valori” sono ritenuti antiquati dalle nuove generazioni. Un ‘indagine ha reso noto che molti commercianti non vendono più presepi e statuine a vantaggio di gadgets per gli addobbi di casa. Da qui si intuisce come la nascita di Gesù va pian piano scomparendo nelle case. Ormai la festa assume solo un valore commerciale, tristemente volgare.

Oriana Fallaci: in ricordo del suo discorso del 20 novembre 2005 per il premio” Annie Taylor-Award” conferito a persone di coraggio, dal Centro Studi di cultura popolare di New York. Le mie vere medaglie ed i miei veri premi sono le denigrazioni e gli insulti che ricevo dall’odierno maccartismo e dai nuovi Radicals –Chic. Sono un’atea Cristiana e mi fanno infuriare tutti i radicali di sinistra che vogliono cancellare il Natale. Sono contro i nostri giullari miliardari ottusi e presuntuosi sia Americani che Europei che sostengono il ruolo di buonisti sempre pronti a piangere per gli assassini e mai per le loro vittime. A differenza delle dittature che puniscono il corpo nelle democrazie inanimate nei regimi democratici inermi invece il dispotismo risparmia il corpo ma colpisce l’anima. Perché è l’anima che vuole mettere in catene. Torturare, sopprimere. Così alle sue vittime non si dice mai ciò che dice nei regimi assolutisti o dittatoriali:” o la pensi come me o muori”. Dice:” scegli. Sei libero di non pensare o di pensare come la penso io. Se non la pensi come me, non ti sopprimerò. Non toccherò il tuo corpo. Non confischerò le tue proprietà. Non violerò i tuoi diritti politici.

Ti permetterò di votare. Ma non sarai mai votato. Non sarai mai eletto. Non sarai mai seguito e rispettato. Perché ricorrendo alle mie leggi sulla libertà di pensiero e di opinione, io sosterrò che sei impuro. Che sei bugiardo, dissoluto, peccatore, miserabile, malato di mente. E farò di te un fuorilegge, un criminale. Ti condannerò alla morte civile e la gente non ti ascolterà più. Peggio. Per non essere a sua volta puniti, quelli che la pensano come te ti diserteranno”. La piaga si propaga anche attraverso giornali, TV, radio. Attraverso i media che per convenienza o viltà o stupidità sono in larga maggioranza islamofili e antioccidentali e antiamericani quanto i maesrti, i professori, gli accademici che non dimenticano mai di attaccare Israele, leccare i piedi all’Islam. Si propaga anche attraverso le canzoni e le chitarre e i concerti rock e i film, quella piaga. Si propaga anche attraverso un sistema giudiziario che ha perduto ogni senso della Giustizia. Voglio dire attraverso i tribunali dove i nostri magistrati assolvono terroristi come assolvono i pedofili. E la gente per ignoranza o per paura subisce questo dispotismo e non capisce che con il silenzio aiuta il risorto nazi-fascismo a fiorire. Di conseguenza le mie vere medaglie sono gli insulti, le denigrazioni, gli abusi che ricevo dall’odierno maccartismo. I miei trofei, i processi che in Europa subisco per reato di opinione. Un reato camuffato coi termini” razzismo, vilipendio religioso, xenofobia”. “Si io odio i Bin Laden, gli Zarkawi, i kamikaze e le bestie che ci tagliano le teste e ci fanno saltare in aria con le loro bombe. Odio i bastardi che insozzano le facciate delle chiese, esattamente come odiavo Mussolini ed Hitler. Li odio come odio ogni assalto alla libertà . è un mio sacrosanto diritto……

Oriana Fallaci: un’Italiana coraggiosa ed una donna in trincea

Oriana Fallaci studiava. Si documentava su ogni cosa con precisione meticolosa. Prima di incontrare i potenti della Terra da scorticare in duelli all’ultimo sangue, Oriana si preparava con ossessione quasi maniacale sull’interlocutore destinato al sacrificio dell’intervista. Per quelle coincidenze apparentemente fortuite ma che racchiudono chissà come un segno del destino, la morte di Oriana ha coinciso coll’esplodere della “nuova guerra santa” islamica scatenata contro il Papa. “Vuoi venire a sentire la Fallaci? Parla alla Columbia University. Costa sette dollari, ma ho un biglietto se vuoi”.L’offerta della mia compagna alla scuola di giornalismo mi colpì perché la conferenza della scrittrice italiana era subito andata esaurita. Sen’è andata come era vissuta negli ultimi vent’anni, una volta lasciato il giornalismo attivo. In solitudine, avendo il mondo in gran dispetto, analogamente a un’altra grande protagonista del Novecento, Greta Garbo.

Prof. Samuel Huntington, Harvard University USA. VI E' UNO SCONTRO DI CIVILTA' IN ATTO.

Parla l’illustre autore del celebre saggio”Lo scontro delle Civiltà” il quale si è rivelato l’analisi politica più autorevole ed importante di quest’epoca, dove vi elabora un nuovo paradigma per la politica internazionale, sostenendo che la causa del conflitto nel mondo dopo la guerra fredda è stata culturale e religiosa e che tutt’ora lo è restando valido questo schema. Il Professor Samuel Huntington afferma:”è in atto uno scontro di civiltà. Abbiamo avuto l’11 Settembre, abbiamo avuto la Jihad, abbiamo avuto le lotte tra Israeliani e Palestinesi e quello che avevo ipotizzato è accaduto. I Leader del mondo devono contenere i conflitti, è questa la sfida più grossa per i politici attualmente.”


 

Torna l’antica messa in Latino

 Importante recupero della tradizione. Il “motu proprio” del papa teso a unire la chiesa.

L’antica Messa preconciliare, detta di “San PioV”, mai ufficialmente proibita o abolita, è stata pienamente liberalizzata da Papa Benedetto XVI col motu proprio “Summorum Pontificium”, entrato in vigore il 14 Settembre 2007. I fedeli, dunque, potranno rivolgersi direttamente al parroco per chiedere la Messa, secondo l’antico rito. In base all’art. 5 della Lettera Apostolica non è più necessaria, infatti, la preventiva autorizzazione del Vescovo. I fedeli possono anche chiedere e ricevere tutti i Sacramenti ( art.5 e 9 citata lettera) dal battesimo al matrimonio, alle esequie, secondo la liturgia tradizionale. In caso di difficoltà o incomprensioni ci si può indirizzare congiuntamente al Vescovo ed alla Pontificia Commisione Ecclesia Dei ( P.zza S. Uffizio n.1-00193 Roma), istituita proprio per vigilare sull’osservanza delle disposizioni del Papa. Alla “Messa di sempre” sono rimasti fedeli in molti, anche dopo le innovazioni liturgiche conciliari. Ad esmpio Padre Pio, il Santo frate di Pietralcina, ha sempre celebrato secondo l’antico rito, non avendo mai inteso cambiare. Pochi sanno che, proprio un anno prima di morire, incontrò l’Arcivescovo Marcel Lefbvre, fondatore della Fraternità  “San Pio X”. L’attuale superiore generale della “Fraternità”, S.E. Mons. Bernard Fellah, ha subito commentato in modo positivo la decisione del Papa ed i riferimenti al mondo della tradizione, contenuti nella lettera apostolica. Ha, infatti , dichiarato:” Il riferimento a Mons Lefebvre ed alla Fraternità San PioX contenuto nella lettera d’accompagnamento, così come il riconoscimento della testimonianza resa dalle giovani generazioni che recuperano la fiaccola della tradizione, indica chiaramente che la nostra costanza nel difendere la lex orandi è stata presa in considerazione; è , dunque, con la stessa fermezza- ha continuato Mons. Fellah- che dobbiamo continuare, con l’aiuto di Dio, la lotta per la lex credendi, il combattimento della fede”. Vi sarà indubbiamente uno scontro con tutta una situazione diffusa sul territorio. Vi è, in effetti, radicata nella cosiddetta Chiesa di base, una vasta ragnatela di organizzazioni, ben sostenute da Parroci e Vescovi impregnati di un ideologismo per il quale non deve essere concessa alcuna libertà a quelli che vengono identificati come nemici della libertà. Ovviamente i tradizionalisti sono etichettati proprio come nemici. Per una parte del Clero, fortunatamente minoritaria, la libertà, soprattutto quella religiosa, è da intedersi come apertura ad ogni setta e ad ogni rito, fuorché appartenete alla tradizione cattolica. Si tratta di quei preti che hanno smesso di predicare il Vangelo di cristo, sostituito da quello dell’uomo, posto al centro dell’universo, in alternativa a cristo Re. Sono quelli che impongono, anche nella liturgia, l’assemblearismo salvifico. Ovviamente si  manifestano ostruzionismi incredibili e pressioni nei confronti di singoli Sacerdoti obbedienti al Papa. Se pensiamo che i Vescovi, a seguito del nuovo concordato del 1985, hanno un potere economico, ben centralizzato, da far valere sui singoli Parroci, è ovvio che “il combattimento per la Fede” sarà molto più duro. V’è anche da dire che l’ideologismo catto-progressista, quello della rappresentazione buonista del male, tanto per intenderci, copre interessi economici enormi di tutta la serie di organizzazioni folk-populiste, dagli effetti devastanti, sostenute da quegli intellettualoidi, sempre presenti nei salotti televisivi, che scrivono e cantano per i poveri e, intanto, intascano miliardi per sé. Alla luce di tutto questo la decisione del Papa appare “miracolosa” e sicuramente coraggiosa.

 
 


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