Pagina iniziale
Chi siamo
Lo Statuto
Rassegna Stampa
Attività e Programma
Servizi
Sentenze
Pubblicazioni
Novità
Diritto Nobiliare
Ordini Cavallereschi
Elementi di Araldica
Esempi di Stemmi
Come Contattarci
Forum
Link

© Copyright 2006 - Tutti i diritti riservati ai legittimi proprietari.

 

 CORSO DI ARALDICA DELL’ISTITUTO ARALDICO delle DUE SICILIE onlus,Scuola di  Araldica; ELEMENTI di ARALDICA:-ANATOMIA DEL BLASONE

“Policromia nell’Araldica”
Smalti e metalli, emblemi e figure chimeriche;
Dalla Mitologia alla Storia, dall’Archeologia
al costume dei popoli.
Il Fantastico dell’Arte degli Stemmi.

 

Araldica, la scienza del blasone: ovvero individuare provenienza, natali, storia e prestigio di una Casata attraverso i simboli ed i colori di uno stemma familiare o dinastico. Derivato etimologicamente dal tedesco blazer, “suono di corno” (richiamo adoperato nei tornei per radunare i partecipanti durante i preliminari), il blasone costituisce un vero e proprio marchio d.o.c. delle famiglie nobiliari. Documento d’identità del cavaliere impegnato in tornei e battaglie, nacque più per necessità che per mera dimostrazione di potere. Nella confusione degli scontri cavallereschi, fossero essi sportivi o bellici, occorreva un mezzo di identificazione il più rapido possibile, affinché un amico non trafiggesse l’amico. Venne creata – di conseguenza – la figura scelta dell’araldo, esperto in stemmi, al di sopra delle parti; arbitro, che dalle insegne effigiate su drappi, bandiere ed elmi, riconosce i contendenti e la loro appartenenza agli schieramenti compositi nel tempo feudale (esiste una suddivisione della storia araldica in 5 periodi distinti: I, origine delle armi – da Enrico l’Uccellatore alla I Crociata – II, le Crociate; III, le Fazioni – XIII – XVI sec.; IV, Moderno – XVI – XVIII sec.; V, contemporaneo).
Lo scudo è un’arma difensiva. Comincerà a raccontare qualcosa del cavaliere che l’indossa, quando – di rientro dalle frequenti spedizioni in Terra Santa – sarà decorato da immagini e colori, stilizzati e allusivi, di battaglie e ricordi inerenti al guerriero. Duranti il XIII secolo, gli araldi intraprendono il compito di sistematizzare la materia, catalogare i blasoni esistenti, fissarne il linguaggio: è in terra di Francia che vede la luce questa nobilissima armorum scientia, amabile et heroica. Per alcuni, un inutile esempio di retorica nobiliare; per gli altri, scienza principe d’eccellenza, arte sapiente che – sotto un linguaggio a volte complicato – mostra di saperla lunga, coniugando abilmente simboli, miti e conoscenze esoteriche. Decifrare il significato di uno stemma e districarsi fra colori, partizioni e figure, non è cosa facile. A chi si addentra, però, nel mondo di queste originali carte da visita, può capitare di scoprire – tra le righe – molto di più che la storia di una frondosa prosapia e le sue avventure parentali.
Sull’origine del blasone, però, non tutti concordano: addirittura c’è chi ne data la nascita a Noé (vedendo nella colomba col ramo d’olivo un emblema specifico); altri a Osiride, e altri ancora pescano a piene mani nella storia vetero-testamentaria delle tribù ebraiche (Riferendosi ai 4 Vessilli delle Genti di Giuda - verde con leone -, Ruben – rosso con Uomo – e Dan – bianco/rosso con un’Aquila artigliante una serpe - ); e c’è chi invece ritiene antenati dei simboli blasonaci i geroglifici egizi. Di certo, qualunque ne sia la genesi, lo stemma – dapprima personale, poi gentilizio – per la sua complessità emblematica, per i colori, le forme, i richiamo storico-mitologici, è una sorta di “lama di Tarocco”, dove l’allegoria è in parte facilmente smascherabile, in quanto regolata da leggi ben precise. E, in virtù di queste leggi, noi andremo a sezionare alcuni stemmi, soffermandoci sui più ricorrenti e significativi aspetti grafici e cromatici, su simboli e idee di ciò che il Cellonese a ragione definisce “Specchio Simbolico”. Lo stemma può essere partito in più campi, attraversato da pezze onorevoli di varie categorie, che suddividono l’area in parti molteplici; il tutto fornendo al blasone significati accessori, dinamicità, ed i vari innesti del ceppo genealogico. Così n’arma può tanto mostrarsi semplice senza molte suddivisioni, ma anche complicata, frazionata ripetutamente fra gli antenati e i possedimenti conquistati. Proprio il blasone si mostra un forte strumento vibratorio, per la presenza in esso dell’iridescenza e delle radiazioni colorate, ove l’elemento psichico viene confermato dalla scienza fisica, al di là di preferenze e scelte personali.
Il colore, dunque, è elemento essenziale della sapienza araldica; esaminiamolo subito. Si differenziano dagli altri il giallo e il bianco, in quanto espressioni dei due nobilissimi metalli: oro e argento. “Sicché l’Oro è ne’ Corpi, sì come il Sole tra le Stelle” (A. Cellonese, specchio simbolico, Napoli 1667): esso india splendore e gloria, adolescenza, prudenza, fede, sapienza, giustizia, carità, temperanza, clemenza, non disgiunte dalla Potenza. Basti pensare all’Oro “da’ Re Magi a Christo figliuol di Dio donato. In Auro, ut ostendatur Regis potentia” (Ibidem), al Re coronato cui tende il Magistero alchemico.
Al giallo-oro, che i Santi Padri attribuirono ai Divini Misteri si contrappone il bianco-argento, la luce della Luna, la lucentezza di conchiglie e perle, la retorica e la scienza naturale. Non a caso – afferma Plinio – è quest’ultimo il più congeniale per gli scudi di guerra, proprio per la sua intrinseca capacità riflettente. Il bianco è il colore di passaggio nei riti, attraverso cui l’essere trasmuta nella sua iniziazione, introducendosi nel mondo lunare femminile, prima di assurgere in quello solare maschile. Esempio ne è il passo finale di S. Matteo, in cui Cristo risorge, puro, innocente e vittorioso, in bianche vesti. Questo geroglifico di luce vien posto nel I grado di nobiltà, tanto che gli Imperatori romani solevano portare una fascia bianca come diadema. Prevalenza completa di giallo nell’area, la troviamo ad esempio negli stemmi di Bonifacio VIII e di Innocenzo XII; di argento, con Niccolò V e Innocenzo IX. Il Cardinale Richelieu, per restare fra porporati, sovrapponeva ad un campo d’argento tre scaglioni (Scaglione o capriolo = fascia araldica che s’apre a forma di compasso ed ha la punta nel cuore dello scudo) di rosso; un bell’accoppiamento che unisce – in questo significativo destino – all’acutezza d’ingegno la bramosia del dominio. Di certo, il rosso è il colore del più nobile elemento, il Fuoco, simbolo di Marte, della crudeltà, dell’omicidio e dell’ambizione, vizi che ben s’addicono alla figura del primo Ministro francese. Vorremmo, però, anche riscattare il rosso nel simbolismo delle virtù morali: pietas verso Dio e il prossimo, giustizia, verecondia ed allegrezza.
Lo stemma di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero (Cfr. C. Miccinelli, Il Principe di Sansevero-Verità e Riabilitazione, Ecig, Genova 1985. C. Miccinelli, Il Tesoro del Principe di Sansevero-Luce nei Sotterranei, Ecig, Genova 1985. C. Miccinelli, E Dio Creò l’Uomo e la Massoneria – I Documenti segreti, la Superloggia inquietante e tutti gli Arcani del Tempio di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero, Ecig, Genova 1985), d’azzurro con tre bande d’oro, contiene l’emblema del secondo elemento nobile: l’Aria nella sua diafana trasparenza, disposta a ricever luce, oltre al terzo elemento, l’Acqua. L’azzurro simboleggia cultura, valore, giustizia, fedeltà, bellezza, vigilanza, vittoria, perseveranza, amore per la patria. Il connubio azzurro-oro (valore femminile e maschile sta “all’uranio come Sinopia e Rosso al ctonio”) (Chevalier-Gheerbrant, Dizionario dei Simboli, Milano 1986). Il verde fu caro ai Ghibellini e ai nobili dei Paesi Bassi; simboleggia la Terra fiorita nel suo rigoglio, la virtù, l’onore, la cortesia, l’abbondanza, l’amicizia. Il nero merita un’attenzione particolare; nonostante il significato ovvio di lutto e tristezza, esso trasmuta in sé tutti chi altri colori, li confonde, li cancella: palese è la forza che assomma così come la “calamita-diamante” (cui vien paragonato) attira subito il ferro. Simboleggia la Terra e tutte le azioni che su di essa si devono compiere, invitando alla costanza, alla prudenza e alla fermezza nei propositi. I Guelfi Neri si distinsero dai Bianchi appunto contrassegnando le loro insegne con il nero.

Esaminato l’aspetto cromatico del blasone, vediamo ora i principali simboli specifici dello stile araldico, tra i più interessanti emblematicamente e tra quelli maggiormente ricorrenti. Per comodità li catalogheremo in 8 famiglie: I) Corpi celesti: Sole (grazia divina, provvidenza, magnificenza); Luna (benignità, fama, gloria, amicizia); Stelle (persona illustre in armi e in lettere, finezza d’amino, mente rivolta a Dio, grandi azioni). II) Animali terrestri: Leone (forza, audacia, generosià, principato, dominio); Orso (iracondia, ferocia, fierezza in guerra, libidine); Tigre (ingegnosità, gran coraggio, rapidità nel combattimento, animo indomito, ferocia); Cavallo (magnanimità, ardore, obbedienza, generosità); Gatto (libertà dominante con pensieri alti e sublimi, indipendenza, vigilanza, destrezza); Armellino (incorruttibilità, purezza, dignità, preminenza di onori); Lupo (vigilanza, ardimento, bellicosità, famelicità); Cane (amicizia, amore, fedeltà).
III) Volatili: Aquila (potenza, animo eccelso, disprezzo della bassezza, vittoria, impero); Pappagallo (loquacità, docilità); Pavone (amor proprio, ricchezza splendida, prodigalità, concordia); Gallo (fortezza, generosità, guerriero prode); Ape (industriosità, fatica virtuosa, dolcezza); Gazza (eloquenza); Rettili: Serpente (eternità, astuzia, perfidia, tradimento, vizio, nemico, arroganza); Figure chimeriche: Liocorno (fortezza, continenza, onesto amore); Centauro (rustica barbarie, ira); Cavallo marino (iperbole dei Figli del Vento); Sirena (beltà lusinghiera, seduzione, perdizione, eloquenza, persuasione); Sfinge (impenetrabilità, segretezza, acutezza d’ingegno); Salamandra (costanza, resistenza al male ed ai nemici, valore militare); Fenice (longevità, fama imperitura, nome senza macchia, resurrezione); Drago (vigilanza, custodia, fedeltà, valore militare); Arpia (rapacità, distruzione); Basilisco (uccisore della falsa calunnia).
IV) Pesci: Delfino (abilità nei combattimenti navali, protezione sincera, fedeltà); Gambero (umiltà esaltata).
V) Flora: Albero in generale (concordia, malinconia); Quercia (nobiltà cospicua, merito conosciuto, fortezza guerriera); Alloro (intrepidezza, animo nobile e guerriero, ardimento); Melograno (sincerità, liberalità, concordia, unione); Rosa (bontà tra le avversità, pertinacia, onore incontaminato, silenzio); Giglio (speranza, purezza, fama chiara); Girasole (volontà al bene, fedeltà, aspirazioni alte).
VI) Minerali: Diamante (costanza, incorruttibilità, fortezza); Smeraldo (bellezza, cortesia, forza gioventù); Rubino (amore, fede); Carbonchio (carità, saggezza, virtù illustre).
VII) Cose inanimate: Montagna (grandezza, sapienza, dignità sublime); Anello (fede, perseveranza, amore perfetto); Calice (obbedienza, prontezza, zelo religioso); Caduceo (pace, felicità pubblica, arbitrio); Bastone del Comando (dominio, animo giusto e grande).
VIII) Membra umane: Braccio (generosità, bontà, bene); Cuore (amore, carità, liberalità); Mano Sinistra Chiusa (avarizia).
Procediamo ora a sezionare, a mo’ d’esempio, il prestigioso stemma del Regno delle Due Sicilie. Questo splendido e ricco blasone appare, a prima vista, decisamente complicato. Proviamo ora ad analizzare simboli e significati, che ricostruiscono varietà etnica e culturale dei paesi riuniti sotto la corona iberica.
La parte centrale dell’arma assomma – grazie all’eredità di Carlo V d’Asburgo, poi I di Spagna – gli stemmi spagnoli a quelli di Austria-Borgogna, a testimonianza delle unioni dinastiche che crearono nei secoli la dinastia di Casa Borbone. Il castello d’oro, o Maschio di fortezza, aperto e finestrato d’azzurro su campo rosso, allude chiaramente alla Castiglia, contea spagnola riunita al regno del Leon nel 1230: il leone rosso (o, come preferirono i Francesi, color porpora), rampante e coronato d’oro, rappresenta appunto questa regione. Il rosso e l’oro verticali dell’Aragona ci descrivono temperamento focoso e nobilissimi natali di una gens orgogliosissima. In questa posizione precisa, mediana tra Castiglia e Sicilia (dove li ritroviamo), rosso ed oro ricordano le trame espansionistiche di Ferdinando II detto il Cattolico: il dinamico sovrano aragonese che riunì le due regioni confinanti, grazie al suo matrimonio con la castigliana Isabella, iniziando l’unificazione della Spagna; mentre la più grande isola mediterranea, già apparteneva alla famiglia: delle sue numerose vicissitudini coloniali conserva un ricordo svevo nelle due aquile nere spiegate su fondo argento.
La città Andalusa di Granata, raffigurata da un emblema prezioso e significativo, con cui gli ebrei decoravano gli abiti dei loro Sacerdoti: una melagranata di rosso, gambuta e fogliata di verde, simbolo massonico di un sincretismo che annulla ogni differenza di razza e di religione. In Araldica rappresenta l’unione tra vari popoli sotto un’unica bandiera e non tocca a noi ricordare quanto etnicamente varia fosse quest’ex-capitale di un regno arabo riconquistata da Ferdinando II.
La parte centra le del blasone borbonico comincia con un richiamo al rosso bandito d’argento, austriaco. D’origine vandala, celebre per i suoi vini, la generosa terra di Borgogna appare qui in due versioni, moderna e antica: in queste ultime si mostra bandata d’oro e d’azzurro, che sono i colori propri del ducato; nella precedente, la bordatura alterna il rosso e l’argento, l’azzurro è rimasto, ma occupa il fondo seminato da gigli dorati.
Il giglio, simbolo di potenza e sovranità, o meglio il Fiordaliso, proprio dell’arme di Francia, è considerato il più nobile tra i fiori. Sulla sua origine araldica ci sono numerose leggende: dallo scudo gigliato mandato dal Cielo e Noè, o al merovingio re Clodoveo I attraverso un angelo, alla sopravveste celeste così ornata di un re africano sconfitto da Calo Magno. Probabilmente, però, il creatore del giglio araldico fu Ludovico VII, detto il Floro, mentre chi ne ridusse l’uso nello stemma a 3 fu Carlo V. Per concludere questo accenno al fiore d’Oltralpe, non sarà inutile aggiungere che per molti questi Gigli araldici sono in realtà tre punte di scettri, o dardi antichi, o fiori d’Iris. Per le proprietà imperiali del Brabante e delle Fiandre, stesso leone rampante, simbolo del coraggio e dell’intraprendenza dei Paesi Bassi, ma a colori invertiti. Nel linguaggio araldico, poi, il leone nero belga su campo oro esprime in particolare fortezza in animo grande. Ai piedi delle Alpi, l’ospitale Tirolo vanta un titolo di contea principesca ed una splendida Aquila spiegata di rosso in campo argenteo, ovvero immagine del Cavaliere coraggioso che nulla teme, se non il Giudizio Divino. Nel 1735 il giovane Carlo di Borbone, figlio cadetto di Filippo V, punta a sud d’Italia: conquista in armi un Regno che per legami dinastici ed oscure trame politiche gli toccherebbe forse più in là. Al blasone di Napoli (che ai gigli dorati sovrappone un lambello rosso: emblema introdotto in Italia nel 1295 da Carlo d’Angiò, distintivo dei Guelfi, concesso dai re partenopei alle famiglie fedeli), unisce quello prestigioso di Gerusalemme, il Regno per eccellenza fondato da Goffredo di Buglione. Si tratta dell’unica eccezione araldica, che in genere vieta l’accostamento di oro e di argento. La grande corce, emblema dell’Ordine del Santo Sepolcro, è un’altra eredità merovingia: formata da quattro opposti tau,  simbolo di vita, rannicchiante 4 piccole croci identiche, si vuole che esse rappresentino le 5 Piaghe del Nostro Signore. Da sua madre Elisabetta Farnese, l’Infante accoglie nel suo blasone le armi parmensi: Ducato di Parma, piccolo ma decisamente prospero, chiamato com’era Chrisopolis, città dell’oro, ricordato nel suo stemma, più quelle d’Austria-Borgogna, imparentati con i Farnese, pretendenti al trono portoghese. Il blasone di questa terra alza lo scudo d’argento con 5 scudetti azzurri caricati da 5 Bisanti d’argento (monete coniate a Bisanzio, introdotte in Europa dai Crociati e simbolo di ricchezza e di conio), con la bordura rossa caricata di ben 7 Castelli. Alle mire espansionistiche toscane di Carlo di Spagna va attribuita anche l’ultima arme, quella dei Medici: alle 5 palle rosse – simbolo di eternità e fortuna della stirpe medicea – la famiglia più nota di terra d’Arno ne aggiunse una sesta, azzurra caricata di tre gigli d’oro.
E’  così evidente che l’immaginifica lingua araldica può richiamare, per la verità  numerosi simboli e poliedriche interpretazioni, al di là di precisi riferimenti storici, geografici e dinastici.

Introduzione

 

L’araldica è sempre sotto i nostri occhi.

Ma sinceramente, chi di noi ha qualche nozione di araldica? Chi è in grado di comprendere il suo significato? Probabilmente molto pochi.

Il nostro scopo è quello di colmare questo vuoto, consentendovi di acquisire le nozioni principali di questa disciplina, ma, soprattutto, permettendovi – per quanto possibile – di comprendere il suo più intimo significato, e magari anche i apprendere come sia possibile acquisire e utilizzare un proprio emblema araldico.

Nella più ferma convinzione che l’araldica, consentendo l’immediata identificazione di un soggetto dal suo emblema – in una società come la nostra che tende sempre più a valorizzare l’immagine, rispetto alle altre forme di espressione – è destinata certamente a diventare una materia sempre più viva e sempre più attuale.

 A se per i tempi più antichi gli stemmi vi sembreranno, a volte, non conformi alle regole araldiche; perché l’araldica è senz’altro una disciplina regolata da leggi e da consuetudini.

 

LE ORIGINI

 

Le scienze araldiche

Sono la disciplina che insegna a comporre le armi. E’, quindi, la disciplina che ci spiega come si deve costruire uno stemma. Proprio per questa sua particolare caratteristica di creatività e di fantasia , più che di “scienza araldica”, un tempo si preferiva parlare di “arte” araldica. Per quanto concerne, invece, l’origine del termine araldica, questo deriverebbe dalla parola “araldo” – che significa “messo” – originata, a sua volta, da germanico hariowaldus: nome che starebbe ad indicare l’ufficiale di un’armata, oppure colui conosceva tutti gli dei di una stirpe e le famiglie alle quali essi appartenevano. 

  

Blasone

E’ la disciplina che insegna a comprendere il significato delle armi , e a descriverle correttamente, in termini araldici. Ovviamente a comprenderle e a descriverle sulla base di quelle precise regole araldiche che apprenderete più avanti nel corso della descrizione della materia. Per quanto concerne la più probabile origine di questo termine, la parola blasone descriverebbe del verbo tedesco blasen: il suonare del corno che si faceva all’appello dei cavalieri che partecipavano al torneo, entro lo steccato del combattimento, nei più antichi tornei della Germania.

 

L’arma

L’arma è il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazione, che servono ad individuare una persona, una famiglia, o un ente. In altre parole, “arma” è sinonimo di “stemma”.

Per quanto concerne la sua più probabile derivazione etimologica, il termine arma deriverebbe da “armatura”: proprio a motivo del fatto che i primi stemmi venivano solitamente dipinti sugli scudi dei cavalieri; scudi che facevano parte, con la corazza, l’elmo, gli schinieri, i bracciali, ecc., dell’armatura degli antichi guerrieri. 

 

Stemma

 E’ il termine moderno di arma. La più probabile origine di questo nome è la seguente: deriverebbe dalla parola greca stemmata, che starebbe ad indicare le corone d’alloro con le quali i greci solevano adornare le immagini dei loro antenati.

 

Stemmario

 E’ una raccolta di riproduzioni di stemmi, contenuta in un manoscritto o di un’opera a stampa. L’origine di questo termine è del tutto evidente. Deriva dalla parola stemma.

 

 Blasonario

 E’ un catalogo di stemmi: ossia una raccolta, solitamente alfabetica, di descrizioni araldiche di stemmi famigliari.

  

COME SONO NATI GLI STEMMI

Gli stemmi deriverebbero, dal XI secolo, dagli emblemi che venivano riprodotti sulle bandiere degli eserciti medievali, per identificare i soldati di un determinato feudatario. E tutto ciò, per una comprensibilissima motivazione di carattere pratico.

Dal momento che i guerrieri, in quel tempo, erano ricoperti dalle loro armature, non era possibile in alcun modo identificarli, nel corso della battaglia: da ciò, la pratica necessità di poterli individuare mediante la riproduzione di un emblema araldico, sulla bandiera del loro vessillifero.

Emblema araldico che, solitamente, era quello del territorio soggetto a quel determinato feudatario.

Tutto questo al duplice scopo di consentire ai comandi militari la immediata individuazione della dislocazione delle truppe in campo nel corso della battaglia, e ai singoli combattenti la possibilità di riunirsi intorno al proprio capo, ed evitare, quindi, la dispersione delle diverse unità durante il combattimento.

Col passare del tempo, e, più precisamente, nel XII secolo, questi emblemi araldici passarono dalle bandiere sulle armature dei guerrieri: in particolare, sugli scudi dei soldati.

Alla morte del feudatario, il territorio a lui soggetto passava generalmente al figlio; che, proprio in quanto tale, era solito innalzare lo stesso emblema territoriale del padre.

In altre parole, l'antico stemma dl territorio, diventava nel tempo lo stemma della famiglia del feudatario cui era assoggettata quella determinata terra: con la conseguenza che le famiglie che avevano in feudo un determinato territorio, vennero a possedere un loro stemma familiare. Dal momento, però, che la maggior parte di queste famiglie erano nobili, si venne a verificare che, di fatto, tutte le famiglie nobili avevano uno stemma. In seguito, a partire dal XVI secolo, la nobiltà derivò da una particolare, elevata carica nel governo della città, riscoperta da un membro della famiglia.

Dal Medioevo al ‘900, i periodi storici da ricordare per l’Araldica:

Quando si praticava (1000-1200):

Nascono i primi stemmi, come emblemi delle bandiere che identificano i soldati del feudatario di un determinato territorio(1000).

Dalle banderie, lo stemma, col tempo, passa sulle armature e, in particolare, sugli scudi dei soldati ( stemma=arma) (1000).

Fanno la loro comparsa gli Araldi: dei personaggi senza dimora fissa, che organizzano e controllano i tornei e le feste indette dai vari signori (fine 1000).

Col tempo, questi personaggi si stabiliscono presso i signori feudatari e prendono il nome di Scudieri (fine 1200).

Quando si praticava e si studiava (1300-1700):

Gli sudieri, che sono “dei servi “ dei rispettivi padroni, assumono –in questo periodo- il nome di Araldi e prendono l’usodi riprodurre, sulle loro vesti, lo stemma del loro signore (fine 1300).

Gli araldi, oltre a controllare la regolarità araldica degli stemmi dei partecipanti ai tornei, e la loro legittima spettanza, creano un linguaggio araldico, istituiscono una regolamentazione araldica e inventano una cabala araldica.

Lo stemma, col tempo, si svincola dalla sua origine terriera e si sposta a decorare nuove famiglie, diventate nobili per le loro cariche (circa 1500).

Nascono i primi stemmi di “cittadinanza” (circa 1500).

Verso il 1500, in conseguenza dell’invenzioni delle armi da fuoco( per cui divennero inutili armature e scudi), l’araldica inzia la sua decadenza.

Agli araldi subentrano gli Araldisti: studiosi di araldica che si industriano ad interpretare, a tutti gli effetti, i significati degli stemmi (1500-1600).

Quando si studiava (1800-1900):

Si nota, in Europa, un risveglio di interesse per gli studi araldici.

Questo risveglio d’interesse è particolarmente sensibile all’estero: specialmente in Francia, Germania, Austri e Svizzera.

L’Italia contribuisce validamente a questo risveglio, nella seconda metà dell’800, con un esiguo gruppo di studiosi; ma l’interesse per questa disciplina rimane modestissimo.

Solo recentemente, e a livello personale, si nota un progressivo e crescente interesse per questa disciplina, che comprende l’araldica commerciale dei loghi.

Sempre più sovente,una scienza diventa ausiliara di un’altra. A questo punto, sembra quindi logico poterci domandare quali risulta essere, oggi, la posizione dell’araldica, fra le altre numerose scienze a lei collegate in maniera diretta. L’araldica è una scienza ausiliara della storia medievale.

Dovremmo introdurre nel nostro discorso un’importante suddivisione e distinguere quali possono essere considerate le discipline ausiliare all’araldica, e quali siano, invece, le discipline di cui l’araldica risulti di essere ausiliara.

In base al loro rapporto nei confronti dell’araldica le seguenti discipline ausiliare:

Genealogia: è la scienza che studia i rapporti di parentela, di affinità e di attinenza intercorrenti fra i diversi menbri di una o più famiglie.

Storia: la conoscenza di avvenimenti di carattere storico può essere a volte decisiva per meglio comprendere il motivo della presenza, nello stemma di un determinato personaggio.La presenza di uno stemma su un documento non datato può, a volte, consentire di collocare il documento in un preciso momento storico.

Rapporti con la genealogia:

Apparentemente, le due discipline non presentano, fra loro, alcun punto di contatto; ma, nella realta, non è sempre così. Infatti la genealogia è , oggi, considerata come una scienza ausiliara dell’araldica.

A questo punto è logico domandarsi se, invertendo i termini della domanda, l’ araldica possa essere considerata, a sua volta, ausiliara della ganealogia.

In altre parole se la genealogia serve all’araldica; l’araldica serve alla genealogia?.Può, quindi, la titolarità di uno stesso stemma essere considerata una prova valida, al fine dell’accertamento di un rapporto di parentela fra due persone che hanno lo stesso cognome?.

Facciamo un esempio: Il sig. Rossi che usa oggi uno stemma familiare – che chiameremo A- può considerarsi un diretto discendente di una omonima famiglia Rossi, molto più antica della sua, il cui identi co stemma “A” risulta miniato, ad esempio, in un vecchio stemmario della sua stessa zona di origine? Certamente no: e per due motivi.

Primo: perche molto spesso in araldica ,alcune famiglie, specialmente nel passato, assumevano le armi cioè lo stemma di una omonima e più illutrs famglia divera, però già estinta in oltre, perche sovente un ramo di un ceppo familiare, per vari motivi, decideva, in modo autonomo di adottare un suo nuovo stemma totalmente differente da quello del ceppo originario, da cui il ramo era derivato, anche se in ogni caso occorre un riconoscimento amminstrativo da parte della consulta Araldica oggo abolita. Per tanto si può quindi concludere ghe mentre la genealogia può servire all’Araldica, difficilmente avviene l’opposto.

 
Le leggi più recenti: Araldica e Nobiltà

Come certamente vi ricorderete, quando abbiamo parlato dell’origine degli stemmi, avevamo anche detto che, col tempo, gli antichi stemmi dei territiri feudali erano progressivamente diventati gli emblemi araldici delle famiglie dei loro feudatari. Dal momento, però, che, di fatto, tutte le famiglie che possedevano dei territiri feudali erano insignite di un titolo nobiliare, accadeva che tutte le antiche famiglie nobili, di origine feudale, possedevano uno stemma.

Quando poi, a partire dal secolo XVI la nobiltà venne progressivamente a sganciarsi dal presupposto del possesso di un territorio feudale, e venne conferita sempre più sovente anche a quelle famiglie i cui componenti ricoprivano le cariche più elevate dello stato, anche a queste nuove famiglie nobili venne concesso l’uso di uno stemma nobiliare.

In sostanza, fin dalla più remota antichità , e fino ai giorni nostri, ogni famiglia nobile possiede un suo stemma gentilizio.

Ma se, come abbiamo visto, ad ogni famiglia nobile corrisponde, sempre e necessriamente uno stemma, altrettanto non può dirsi del contrario; nel senso che, di fatto, ad ogni stemma, non corrisponde necessariamente una famiglia nobile.

Oltre agli stemmi gentilizi, specificatamente relativi alle sole famiglie nobili, vedremo, infatti, che in araldica esistono anche due altri tipi di stemmi: quelli cosidetti di “cittadinanza”, e quelli “borghesi”, che pur con lievi e differenti sfumature, nulla hanno a che fare con la nobiltà.

Ma di questo parleremo nei prossimi capitoli.

Anticamente, l’araldica non era soggetta ad alcuna regolamentazione: ciascuno era libero di costruirsi il proprio stemma famigliare.

Le prime regolamentazioni araldiche di natura statuale sono state relativamente tardive e sono avvenute per finalità e scopi di volta in volta molto differenti.

In epoca moderna, la regolamentazione italiana, da parte dello Stato, si è presentata sempre come conseguenza di una riorganizzazione dell’ordinamento della nobiltà.

Infatti, si vrificava che, quando lo Stato provvedeva ad aggiornare il suo ordinamento nobiliare, contemporaneamente provvedeva anche a rielaborare ( magari anche solo limitatamente) la regolamentazione del settore riguardante l’araldica che, del diritto nobiliare, costituisce uno degli aspetti più immediatamente appariscenti.

Così si è verificato anche nel 1943, anno in cui il legislatore ha provveduto ad emanare “l’Ordinamento dello stato nobiliare italiano”. In tale occasione venne approvato congiuntamente il R.D. 7 Giugno 1943 n. 652, “Regolamento per la Consulta Araldica del Regno”, la cui seconda parte, ( dall’art. 54 all’art. 128), interamente dedicata all’araldica, costituisce oggi, l’ultima e più recente regolamentazione giuridica di questa materia. In particolare, i 74 articoli del decreto n. 652 fanno riferimento a tre diversi tipi di stemmi: gli stemmi gentilizi, quelli cosidetti di “cittadinanza”, e quelli degli enti territoriali e morali, e contengono una dettagliata descrizione di tutte le principali parti di questi stemmi. Ma, attenzione: perché queste sono le regole, ma l’araldica è il regno dell’eccezione. Infatti occorre sottolineare che questi decreti e tutta la legislzione dal 1922 al 1945 sono stati abrogati dalla sentenza del Luglio 1967 n. 101 della Corte Costituzionale.

 

 

 

Dal libro dei Tornei del XV e XVI secolo

 

Dal libro dei Tornei del XV e XVI secolo

 

 

 
 
 


Per contattarci spedisci un'e-mail a: scannapiecollereale@araldicaduesicilie.com
Sede:
Via Marchese di Villabianca, 4
90144 Palermo
Tel : +39 091 308548 Mobile : 338.2101562