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"Il Presidente dell'Istituto Araldico ha ricevuto la seguente lettera da parte della vedova del Ispettore di Polizia Filippo Raciti, caduto il 02/02/2007 a Catania, nell'adempimento del suo dovere e che, qui pubblichiamo:" |
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AVVISO ALLE AZIENDE
SONO STATI REGISTRITI I MARCHI COMMERCIALI CHE SEGUONO:MARCHIO_LOGO "PRINCIPE DI COLLEREALE " ed il MARCHIO_LOGO:STEMMA (RAFFIGURATO) DEI SINIBALDI_S: ROSALIA":
ESSI POSSONO ESSERE CONCESSI IN USO ALLE AZIENDE INTERESSATE ,COME MARCHIO REGISTRATO E PROTETTO:
CONTATTARE IL CONSIGLIO DIRETTIVO. |
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L'ISTITUTO ARALDICO DELLE DUE SICILIE COMUNICA CHE SONO STATI REGISTRATI I SEGUENTI MARCHI PRESSO L'UFFICIO ITALIANO BREVETTI E MARCHI:
I) MARCHIO-LOGO dello STEMMA DI SANTA ROSALIA SINIBALDI
B) MARCHIO-GRIFFE: "PRINCIPE DI COLLEREALE" |
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| Le
perizie giurate e non, nonche' le consulenze
araldico-storico-genealogiche e le certificazioni
di stemmi, vengono effettuate e redatte soltanto
dai Periti-esperti e dai consulenti del Tribunale
in quanto liberi professionisti iscritti agli
Albi, e non dall'Istituto Araldico del Due Sicilie
onlus, che e' non solo una onlus ( e che puo'
effettuare perizie per mandato ricevuto da enti
statali), ma che svolge per statuto meramente
un'attivita' didattica e culturale attraverso
lo svolgimento di Seminari di storia medievale,
nella citta' di Catania, Messina e Palermo,
fin dall'anno accademico 2000,in collaborazione
con enti ed istituzioni culturali pubbliche
e private. |
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| Il
CONSIGLIO DIRETTIVO dell'ISTITUTO ARALDICO onlus,
comunica che il suo Presidente Fabio SCANNAPIECO-CAPECE
MINUTOLO di COLLEREALE, con Decreto el Gran
Maestro il Principe Vittorio Emanuele di SAVOIA,e'
stato nominato Cavaliere del nobile ed antichissimo
Ordine ddei SANTI MAURIZIO e LAZZARO, per meriti
didattico-culturali e per le benemerenze nella
pluriennale militanza per la causa monarchica
;le insegne del medievale Ordine Cavalleresco
,indetto il Capitolo,saranno consegnate durante
la solenne investitura nell'Abazia di Altacomba. |
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1 RELAZIONE: UNA FAMIGLIA PISANA A PALERMO IL PRINCIPE ALESSANDRO VANNI DI SAN VINCENZO FONDATORE DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI PALERMO
La Sicilia del 700 visse una stagione molto intensa e la nobiltà e le Corporazioni religiose produssero il “felice risorgimento delle lettere in Sicilia” di cui parla il Mortillaro: Erano gli aristocratici ad aprire al pubblico, in alcuni giorni della settimana le proprie doviziose biblioteche; quelle del principe di Cuti ma anche quelle dei Gesuiti, dei Teatini, e dei domenicani, l'ordine più intellettuale della Chiesa e dei Minimi:. Il Mortillaro riferisce che a Palermo si videro sortir non meno di sette magnifiche librerie come quella di monsignor Ventimiglia che donò la sua ricca biblioteca all'ateneo catanese.
L'esigenza di istituire una pubblica Biblioteca che mettesse al riparo da dispersioni i pregiati volumi del clero e dell'aristocrazia, cominciò ad essere avvertito in modo pressante. E Alessandro Vanni, principe di san Vincenzo, che già teneva nel suo palazzo un cenacolo letterario, volle essere il promotore dell'istituenda biblioteca, che per disposizione del re trovò una prima sede in tre stanze del palazzo pretorio di Via Macqueda. Il 30 Agosto del 1760, come ricorda una lapide, la biblioteca venne inauguratae già possedeva un ingente patrimonio librario con 1915 volumi, di cui 51 manoscritti. Si caratterizzava per essere la biblioteca di città o meglio del Senato palermitano infatti la sua prima denominazione fu: la biblioteca del senato. Nel 1774 la Biblioteca fu trasferita a Casa Professa, dove rimase er sempre, l'accesso alla biblioteca avviene dalla Piazza Br4unaccini dal grand monumentale pronao neodorico. R
Inoltre la Biblioteca possiede un patrimonio di 350 unità bibliografiche comprendenti manoscritti e materiale editoriale antico e moderno, riguardante in particolar modo la Sicilia: Inoltre la più importante raccolta di monete arabe esistente nel mediterraneo mentre le saltre due si rtrovano a Parigi e a Stoccolma, donate dal marchese Ajroldi, vittima degli imbrogli dell'abate Vella, che furono efficacemente raccontate da Sciascia che attinse proprio dagli incartamenti Airoldi esistenti nella biblioteca: Inoltre le raccolte diaristiche del villabianca e del Paruta e il Famedio comprendente 378 ritratti di siciliani illustri raccolti nel corso di un secolo e mezzo: Rarità e curiosità di documenti unici come l'autografo dei puritani di Vincenzo Bellini, i diplomi e le scritture relativi alla storia siciliana del periodo normanno. Alle Costituzioni federiciane Privilegi della citta, sedizioni rare del 400 e 500: Un vero paradiso per bibliofili e ricercatori questa biblioteca insediata nel cuore della città di Palermo è custode della sua memoria storica.
Alessandro Vanni, principe di san Vincenzo e fondatore della Biblioteca Comunale di Palermo1758 fu un letterato molto famoso discendente da una delle più antiche e nobili famiglie pisane venute a palermo nel 1300 come scrive il Villabianca, dalla celebre e consolare degli Appiani. Gli Appiani ebbero il principato di piombino in Toscana e ricoprirono le cariche di anziano dal 1307 e vanta illustri personaggi: un Giacomo castellano della Roccata Gily1307 ed anzianio un Lotto creato cavaliere dal conte Galeazzo Visconti, un Girolamoambasciatore della repubblica pisana di Alfonso re di Sicilia, dal quale fu creato cavaliere ed ottenne conferma dello stemma gentilizio formato da un cane levriere d'argento su sfondo rosso corona e mantello da principe: Un Vanni capitano del Santo Sepolcro del terzo di s.Martino, padre di Giacomo e Silvestro, nel secolo 15. Il primo fu anziano nel 1499 1501, ambasciatore alle corti di Francia Toscana e Lucca e progenitore dei Vanni di Sicilia, Silvestro dei Vanni di pisa i quali si estinsero in Ortensia sposata Serravallini Ajutamicristo.
Alessandro Vanni nobile pisano figlio del detto Giacomo la portò a Palermo nel 1520, dove la famiglia si divise in varie linee formando i Marchesi di Roccabianca oggi estinti, i principi di san Vincenzo , i marchesi di san Leonardo e i duchi di Archirafi. Il titolo più antico , concesso nel 600 è quello dei marchesi di Roccabianca, poi passata ad altra famiglia. Fra i personaggi illustri citiamo: un Raffaele, giureconsulto fondatore del legato di maritaggio di 14 mila scudi per ledame consanguinee della sua famiglia, un Orazio regio consiglieree ministro superiore della nobile Compagnia della Carità 1514, un Vincenzo senatore di Palermo 1603 e sindaco 1627, un Francesco vescovo di Cefalù e cavaliere di S. Gennaro ed altri che occuparono cariche ecclesiatiche militari e civili specialmente nella Senatoria.
Le spoglie di Alessamndro Vanni, Principe di San Vincenzo si trovano nella cappella Vanni nella Basilica di S: Francesco D'Assisi a Palermo,dove sorgeva il quartiere pisano.Egli fu il nipote della Principessa Eleonora La Torre dei P.pi della Torre, che ottenne il titolo nel 1747 originariamente come Principe di Casalmonaco in corso di vedovanza in nome del marito Don Vincenzo, poi commutato in San Vincenzo,qualche anno dopo. Le dimore di famiglia si trovavano in vicolo Marotta angolo corso del Cassaro ,dove sorgeva palazzo San Vincenzo, in via lungarni angolo via Paternostro,ed in via Alloro dove si trova palazzo Calvello- Vanni, ereditato col cognome nell'800 per estinzione di quel casato.
ARMA : di rosso al cane levriere di argento,ritto e collarinato di oro(-) mantello di ermellino corona aperta di Principe, per il ramo di san Vincenzo,ovvero chiusa con tocco di velluto usata dal ramo Vanni d'Archirafi
PALERMO 13/02/06 D.ssa milly Vanni di San Vincenzo.
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ESEMPIO
DI RICONOSCIMENTO DI DIRITTO SOGGETTIVO AD UN TITOLO |
Sentenza
2195 - 20/05/2000
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Collegio Arbitrale composto dai sigg.ri:
- Mons. Lorenzo Casati. – Presidente;
- Avv. Francesco Emanuele Muscolino di Belforte.
– arbitro;
- Dott. Biagio Brucculeri. – arbitro.
Costituitosi ai sensi di legge in data 18.12.98.
con la sottoscrizione dell’atto di compromesso
registrato il 19.12.98 in Palermo.
Iniziate le udienze del Collegio Arbitrale
il giorno 4.5.99, alle ore 16.30 presso lo studio
dell’avv. Francesco Emanuele Muscolino
di Belforte in Palermo via Briuccia n.84, viene
pronunciato il seguente lodo arbitrale nella
controversia insorta
TRA
Il dott. Fabio SCANNAPIECO ALI’ CAPECE
nato a Catania elett.te dom.to in Palermo via
G.nni Raffaele n.7
E
Il prof. Marcello PECORARO, nato a Palermo
il 7 gennaio 1954 ed ivi elett.te dom.to in
via Tintoretto n.4
FATTO
Il prof. Marcello Pecoraro, non solo poneva
in dubbio quanto affermato dal predetto Scannapieco
relativamente alla pretesa qualifica nobiliare,
ma sosteneva anche, al cospetto dei presenti,
che il detto Scannapieco si voleva appropriare
indebitamente di titoli che non gli appartenevano
e che, anzi diversamente da quello che voleva
apparire, era, in realtà, persona ben
diversa e, comunque, indegna di sedere in quel
consesso.
Il dott. Fabio Scannapieco, si riteneva offeso
nella sua reputazione ed onorabilità
e ribadiva di poter documentare la propria identità,
la propria genealogia ed il diritto al vantato
titolo di “principe di Colle Reale”.
Il prof. Marcello Pecoraro restava fermo nel
suo atteggiamento.
Ciò premesso, le parti stabilivano di
affidare la decisione della controversia ad
un collegio arbitrale, con l’atto di compromesso
richiamato
Al collegio Arbitrale in parti chiedono:
1 - Accertare e dichiarare l’eventuale
illiceità del comportamento del prof.
Pecoraio Marcello nei riguardi del dott. Fabio
Scannapieco.
2 - Accertare e dichiarare se dal predetto
comportamento del prof. Pecoraro è derivato
al dott. Fabio Scannapieco un pregiudizio ala
reputazione e quindi un danno morale.
3 - Accertare e dichiarare, in via incidentale,
la verità storica della agnazione del
dott. Fabio Scannapieco e, conseguentemente,
la sua legittimazione a qualificarsi “principe
di Colle Reale”, anche alla luce della
normativa vigente.
Le parti hanno dichiarato nell’atto
di compromesso di accettare la decisione del
Collegio arbitrale rinunciando alle impugnazioni
di cui all’art. 829 c.p.c.
Nella seduta del Collegio arbitrale sono stati
vagliati attentamente i documenti presentati
dal dott. Fabio Scannapieco e visionati dal
prof. Marcello Pecoraro.
Il presidente ha verificato le attestazioni
in ordine alla autenticità degli stessi.
Sulla base della documentazione probatoria,
prodotta agli atti, il Collegio arbritale ha
proceduto alla deliberazione del lodo con unanime
consenso.
DIRITTO
- 1 -
Preliminarmente deve ritenersi l’ammissibilità
delle domande poste all’esame di questo
Collegio.
Tale ammissibilità è riferita
non solo alle domande poste in via principale
(accertamento della illiceità del lamentato
comportamento del prof. Pecoraro ed accertamento
del pregiudizio morale patito dal dott. Scannapieco),
ma anche alla domanda incidentale rivolta ad
accertare il diritto alla verità storica
e segnatamente la legittima spettanza del titolo
di “principe di Colle Reale” vantato
dallo Scannapieco e contestato dal Pecoraro.
Appare il caso di evidenziare che, nella fattispecie,
l’accertamento della verità storica
è strettamente connesso con le domande
principali.
Secondo il prevalente orientamento della Suprema
Corte di Cassazione, va rilevato tra l’altro,
che “la verità storica assurge
a diritto soggettivo tutte le volte in cui la
sua deformazione arrechi un danno patrimoniale
se è conseguenza di un illecito civile,
o un danno morale se è conseguenza di
un illecito penale” (Cass. Sez.I, n.4383/68).
Nella fattispecie, non è dubbio che
il comportamento posto in essere dal prof. Pecoraro
nei confronti del dott. Scananpieco, sia da
qualificare come “illecito penale”.
Infatti l’avere detto pubblicamente che
il dott. Scannapieco usurpava un titolo che
non gli spettava, che era persona moralmente
diversa da quella che voleva apparire, che,
anzi, era “indegna” di sedere in
quel consesso, integra non solo una offesa alla
sua reputazione, - offesa rilevante soprattutto
in relazione all’ambiente, particolarmente
sensibile ai valori di estimazione e di distinzione
della persona e del proprio gruppo familiare,
nell’ambito del quale il denunciato fatto
è avvenuto – ma integra anche,
gli estremi del reato di “falsità”
e di “diffamazione”, si che la verità
storica circa l’appartenenza o meno ad
una famiglia di alto lignaggio, e la legittima
spettanza del contestato titolo di “principe
di Colle Reale” in capo al dott. Scannapieco,
assurge a vero e proprio diritto soggettivo,
il cui accertamento diviene preliminare e necessario
al fine di stabilire la incidenza del pregiudizio
morale lamentato dal dott. Scannapieco.
- 2 -
Dalla documentazione probatoria prodotta agli
atti, si evince con estrema chiarezza che il
titolo di “principe di Colle Reale”
fu concesso dal re Filippo V di Spagna, in data
7.3.1710 ed esecutato il 13.06.1713 a don Josè
Moncada e ai suoi legittimi successori. Passò,
poi, a don Giovanni Capece Minutolo e Bonfiglio,
in forza dell'esecutorìa del 24.3.1716
e di investitura del 23.3.1718, rimanendo nel
suo casato, per legittime successioni in via
primogeniale maschile fino a don Francesco Capece
Minutolo deceduto in Messina, senza prole, il
7 gennaio 1983, il quale, con testamento olografo
del 19.04.1980, depositato in notar dott. Nunzio
Arrigo di Messina, designava suo erede dei titoli,
predicati e patroninico, posseduti, il pronipote
Fabio Scannapieco, discendente dalla sorella
Maria Rosaria.in forza dell'esecutorìa
- 3 -
Ora occorre, preliminarmente, valutare la
rilevanza giuridica di una siffatta disposizione
testamentaria alla luce della normativa che
governa la materia nobiliare.
A tale proposito occorre ricordare che, per
quanto riguarda la successione dei titoli nobiliari,
non si può ricorrere al diritto comune,
bensì al diritto feudale, posto che la
legge che a suo tempo abolì la feudalità
(in Sicilia quella del 10.8.1812), confermò,
comunque, i titoli e gli onori concessi ai feudi,
che quindi continuarono a vivere indipendentemente
dal collegamento con questi ultimi divenendo
“titoli nudi”.
Secondo il diritto feudale siciliano, cioè
quel complesso di norme che comprende il Capitolo
“SI ALIQUEM di re Giacomo I d’Aragona
dell’anno 1286, il Capitolo “VOLENTES”
di Federico II d’Aragona del 1297, il
Capitolo “CCLVIII” DI Carlo V del
1555, fino alla Prammatica di Ferdinando II
del 14.11.1788, e il Dispaccio 26.6.1799, i
principi fondamentali che disciplinavano la
vita dei feudi e, quindi, successivamente soltanto
dei titoli nobiliari di origine feudale, sono:
il titolo res extra commercium, per cui non
può essere alienato senza consenso ed
approvazione del sovrano, sotto pena di nullità
assoluta della alienazione; il titolo è
imprescrittibile perché emanazione della
suprema regalia; il titolo può essere
trasferito, jure ereditario, soltanto all’interno
della rosa di soggetti legati al de cuius in
rapporto di parentela entro il sesto grado e
solo nel caso in cui questa possibilità
è contemplata nel decreto di concessione
originaria del titolo, sempre che non sia stato
istituito un fedecommesso che restringe la successibilità.
Prendendo in esame il decreto originario di
concessione del titolo di “principe di
Colle Reale” a don Josè Moncada
ed il successivo decreto di investitura del
detto titolo in favore di don Giovanni Capece
Minutolo, si rileva che entrambi i decreti contenevano
la clausola “pro se suisque haeredibus
et successoribus in perpetuum”. Quindi
si trattava di una concessione “in forma
larga”.
Ora, secondo la costante giurisprudenza, in
tema di successione testamentaria di titoli
nobiliari, si è fatta una sostanziale
differenza tra i titoli concessi con la clausola
“tibi et haeredibus ex corpore tuo”
(forma ristretta) e quelli concessi con la clausola
“tibi et haeredibus et successoribus in
perpetuum” (forma larga).
Con la prima clausola (forma ristretta) il
titolo può essere trasmesso solamente
per discendenza diretta e non collaterale.
Nella fattispecie, non è dubbio che
la concessione del titolo sia stata fatta in
forma larga e che il dott. Fabio Scannapieco
Capece sia legato al testatore da vincolo di
parentela collaterale di quarto grado (quindi
entro il limite massimo, fissato nel sesto grado
dalle leggi feudali siciliane). Pertanto, in
assenza di fedecommesso, non è dubbio
che il testamento redatto dal suo dante causa
don Francesco Capece Minutolo, con il quale
si trasmette il titolo di principe di Colle
Reale, sia valido ed efficace.
- 4 -
Ma anche a non voler tener conto della validità
del testamento prodotto agli atti, il diritto
del dott. Scannapieco Capece a succedere nel
titolo di principe di Colle Reale, gli deriva
dalla semplice applicazione delle norme che
regolano la successione dei titoli nobiliari.
È noto che, l’art. XIV Disposizione
transitoria della Costituzione repubblicana,
ha abolito la tutela giuridica dei titoli nobiliari
ed al tempo stesso ha fatto salvi, ai fini della
cognomizzazione, solo i titoli esistenti prima
del 28.10,1922.
La Corte Costituzionale, con successiva sentenza
n. 1012 dell’8.7.1967, ha affermato che
“devono considerarsi aboliti non solo
i titoli, ma anche tutti gli Ordinamenti nobiliari
emanati successivamente alla data del 28.10.1922”.
Diretta conseguenza dell’anzidetta sentenza
della Corte Costituzionale è il totale
ripristino del precedente Ordinamento nobiliare
del 5.7.1896 n.314, che riconosceva l’applicabilità
delle norme feudali già esistenti nel
Regno di Sicilia, la cui validità si
protasse anche dopo la realizzata Unità
d’Italia.
Ciò posto, la questione della successione
del titolo di principe di Colle Reale, va risolta
alla luce della Costituzione Si Aliquem di Giacomo
I d’Aragona e confermata da tutte le successive
norme sino all’ultimo Ordinamento del
1896 rimasto non abrogato. La Costituzione Si
Aliquem di Giacomo, prevedeva che, in mancanza
di discendenza diretta, il feudo passava in
via collaterale al parente più vicino,
fino al sesto grado.
Questa normativa è quella applicabile
al caso in specie. Dalla documentazione probatoria
agli atti si evince che, l’ultimo principe
di Colle Reale, fu, come si è visto,
don Francesco Capece Minutolo deceduto senza
prole in Messina nel 1983. Costui ebbe come
unica sorella donna Rosaria Capece Minutolo
(entrambi figli di Adolfo) nata a Napoli il
4.6.1903 coniugata con Silio Alì il 27.4.1929,
da cui nacque donna Amalia Alì. Da quest’ultima,
sposata il 03/02/1951 con Vincenzo Scannapieco,
è nato in Catania don Fabio Scannapieco
ultimo discendente ed erede di quarto grado
in via collaterale con il predetto Francesco
Capece Minutolo, al quale ultimo spetta senza
dubbio il titolo di “principe di Colle
Reale”.
P.Q.M.
Il Collegio Arbitrale, pronunciando definitivamente
circa la presente controversia, dichiara spettante
al dott. Fabio Scannapieco il titolo di “principe
di Colle Reale” quale legittimo successore
del primo insignito, dichiara pertanto illegittimo
il comportamento offensivo tenuto dal prof.
Pecoraro Marcello nei confronti del predetto
principe di Colle Reale, dichiara, infine, che
il detto comportamento ha causato al principe
di Colle Reale un notevole danno morale, conseguente
all’avvenuta violazione del suo “jus
bonae aestimationis”, la cui quantificazione
non viene fatta in assenza di una specifica
domanda.
Le spese del presente lodo, vengono poste a
carico del soccombente prof. Marcello Pecoraro
nella misura di £ 500.000.
Così deciso in Palermo, con voto unanime
degli Arbitri e sottoscritto dagli stessi.
Il Pretore
Palermo 20.05.99
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ISTANZA PER
AGGIUNTA DI PREDICATO ESEMPIO DI NOSTRO SERVIZIO
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AL MINISTERO DELL’INTERNO
per il tramite del PREFETTO di Palermo,
PREFETTURA di Palermo
Protocollo n° 20020018316
(Data 12/06/2002)
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ESEMPIO DI NOSTRO
SERVIZIO: ISTANZA PER AGGIUNTA DI PREDICATO
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ESEMPIO
DI CERTIFICAZIONE DI STEMMA E GENEALOGIA
a favore del signore
FABIO SCANNAPIECO
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Don Alfonso Ceballos-Escaleras
y Gila, Contreras Giron y Gonzales de Arrizabalaga
Melendez de Ayones de la Pezuela y Potau...
Per quanto concerne ciò che mi è
stato richiesto da parte del Signore Dr. Fabio
Scannapieco Alì Capece Minutolo, cavaliere
dell' Ordine EQ; del Santo Sepolcro...ed essendomi
stato, nella fattispecie di certificare e blasonare
lo scudo dello stemma di propria e peculiare
appartenenza che ha il diritto soggettivo di
usare come membro della famiglia Scannapieco
e come rappresentante attuale dei Principi di
Collareale Capece Minutolo; per ciò io
sottoscritto, secondo la facoltà che
discende dal mio ufficio che mi è stata
concessa secondo il Decr.R. del 29 di luglio
1915... certifico :
- che la famiglia Scannapieco nella città
di Cava dei Tirreni è originaria della
regione della Campania ed in particolare è
fiorita, fin dal Medioevo nella città
dei Tirreni ( Salerno ), nell'antico Regno di
Napoli ed in cui fu ascritta a quella nobiltà
civica.
- che, il signore richiedente Fabio Scannapieco
è discendente diretto per linea maschile
consanguinea di detta casata Scannapieco come
figlio legittimo di Vincenzo Scannapieco e che
si prova la discendenza diretta dal 1655. E
di quest'Arme, sia dipinta che blasonata, potrà
farne uso il predetto interessato SIGNOR FABIO
SCANNAPIECO, e potrà e dovrà farle
incidere che scolpire su sigilli ecc. e dove
ritenga secondo gli usi e costumi, senza che
vi sia alcun impedimento e della Giustizia e
da nessun Tribunale di questo Regno, che si
rilascia mediante codesta Certificazione d'Arme.
Io, cronista Re d'Armi, per tutto quanto enunciato
qui sopra, do la presente perché la usi
ove convenga e ne tengo copia nel mio Minutario
firmata da me stesso con impresso il mio sigillo,
qui nella nobile città di Segovia il
23/01/1195, giorno di San Ildefonzo...
Vistato dal segretario del Ministero degli
Affari Pubblici di Spagna e dal Ministero di
Giustizia.
Lo stemma è cosi blasonato: Partito,
nel primo d'azzurro al bufalo di rosso, fermo
nella campagna di verde, col capo tagliato,
d'oro e di azzurro, l'oro caricato di due crescenti
montanti di argento. Al secondo, che è
di Capece Minutolo.
CIMIERO: Un cavallo inalberato di nero
MANTO: di ermellino
MOTTO: " GRADATIM ASCENDITUR AD ALTA"
|
"
INSTANCIA DE REHABILITACION " |
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SENOR:
Don Fabio Scannapieco y Ali.
mayor de edad. Doctor en Economia. casado vecino
de Catania. con domicilio en Madrid. Bufete
de Ceballos - Escelera. Plaza Puerta de Moros
3, a V.M. con el debido respeto
EXPONE:
Que con fecha 7 de
majo de 1710 S.M. el Rey Don Felipe V creò el
Titulo de Principe de COLLE-REALE. otorgàndolo
en 1713 a Don José Moncada para si y sus sucesores
legitimos. y de cuya merced fué el ultimo poseedor
legal Don Francisco Capece Minutolo. y siendo
el exponente pariente legitimo del primero y
ù ltimo poseedores legales. segùn el àrbol genealògico
que se adjunta y que se compromete a documentar
del plazo senlado por la Ley.
Por todo lo expuesto.
SUPLICA
de V.M. que, previos los tramites oportunos.
se digne expedir Carta de Rehabilitacion al
suplicante en el Titulo de PRINCIPE de COLLE-REALE.
con la diginidad de MARQUES.
GRACIA que espera merecer
de V.M. cuya vida guarde Dios muchos anos.
Madrid a 15 de Marzo de 1989
Senor El Rey
A los Reales Pies de Vuestra Majestad |
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ESEMPIO
DI SCHEDA RELAZIONE ARALDICO/GENEALOGICA RELAZIONE
ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA SCANNAPIECO
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| STEMMA
ANTICO:D'oro, all'agnello pasquale di argento
,seduto sulla campagna di verde."
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"ESEMPIO
DI SCHEDA RELAZIONE ARALDICO/GENEALOGICA" |
RELAZIONE
ILLUSTRATIVA DELLA
FAMIGLIA SCANNAPIECO
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Antica famiglia
della costiera amalfitana del Regno di Napoli
detta primieramente “Scannapecus”
divisa in più rami, che ha goduto nobiltà
in Cava dei Tirreni, in Majori ed in Minori nel
salernitano (v. Candida Gonzaga e M. Camera e
Volpicella “Il Patriziato” salernitano
– 1881 Salerno) ed ascritta al registro
delle Piazze Chiuse del Napoletano. Il Crollalanza
la fa derivare dalla famiglia di Bologna “Scannabecchi”
del XII secolo.
Le memorie più antiche risalgono al
1161 con Mons. Mauro Scannapieco, Vescovo di
Minori, città Vescovile del salernitano
(v. Arcidiocesi di Amalfi e Cava; Archivio Diocesano).
Nel “Liber familiarum” della Badia
di Cava trovasi Leo ed Antonio Scannapieco,
qualificati come “Miles” nell’anno
1190ed un Martino, Giudice e un Leone protofisico
Regio nel 1184.
Da Cava si trasferì e dimorò
in Napoli Amalfi Maiori, Minori e Vietri sul
mare, contrada Raìto (già appartenuta
a Cava).
Infatti a Napoli la famiglia ampliò,
acquistando il Palazzo Penne – Scannapieco,
sito in piazza Monticelli in Napoli e posseduto
dal 1560 al 1662; l’ultima proprietaria
fu Aloisa Scannapieco che lo donò con
atto notarile nel 1628 al figlio Giovanni Capano
– Scannapieco che nel 1662 lo alienerà.
(v. Mazzoleni “I palazzi di Napoli”
Ed. Arsenale e De Rose “Palazzi napoletani”
Ed. Newton – C.).
Il titolo di Nobile - Patrizio si è
radicato nella famiglia, essendo imprescrittibile
per essere ascritta al Registro delle Piazze
chiuse fin dall’epoca in cui cessarono
di aver vigore le antiche Leggi Feudali e riguarda
la nobiltà civica del patriziato di Cava
dei Tirreni, di Majori e di Scala, dove secondo
il “Massimario” della Consulta Araldica
del 1920 N. 37 vol. V, le dette città
sono “Patriziati” e di vera separazione
(v. M. Camera “Ducato di Amalfi 1881 –
Sa., Arch. di St. di Salerno, allegato).
Con privilegio del Re di Castiglia del 1270
venne conferita a Giovanni Roberto Scannapieco
la nomina di “Magistratorum Sacri Nostri
Consili Capuane”, diploma oggi conservato
presso l’archivio generale di Simancas
– Spagna.
Nel 1460 il “Magnifico” Onofrio
Scannapieco, in qualità di Magistrato-Sindaco
di Cava dei Tirreni, fu delegato dal Re Ferdinando
I d’Aragona a ricevere il privilegio in
bianco diretto alla città per il soccorso
apportato al Re dopo la disfatta del suo esercito
a Sarno. (v. Archivio di Stato di Salerno).
Nel 1565 Cesare, medico protofisico, fondò
un Monte di beneficenza detto appunto il “Monte
Scannapieco”, presso gli “Incurabili”
di Napoli, dove egli ricoprì la carica
di Governatore. Nel 1565 si ha notizia di un
Martinello, imprenditore edile che costruì
due ponti. (v. Arc. Di Napoli).
Il padre Don Francesco Scannapieco, Generale
dell’Ordine del Carmelitani dal 1672 al
1676 fece erigere la facciata della Basilica
di SS. Martino e Silvestro al colle Oppio sull’Esquilino
a Roma nel 1676, ed è ivi sepolto sull’ipogeo
in un sepolcro gentilizio. (v. Elenco dei Padri
generali presso la C. Generalizia dei Carmelitani
– Roma).
Fin dal 1690 alcuni suoi membri quali Carmine,
Andrea, Aniello e Francesco sono stati Sotto
Ufficiali della Marina Mercantile del Regno
di Napoli.
Nel 1874 trasferì la sua famiglia in
Catania, Vincenzo (N. a Vietri, contrada Raìto,
il 30/12/1849 e m. a Catania nel 1931), dove
fondò nel 1884 una fabbrica di legnami
con macchinari a vapore che dava lavoro a 300
operai, ed insignito del titolo di Cavaliere
del lavoro con R. Decreto del 10/03/1912 N.
555 ed a lui è intitolata una strada
in Catania. (Il Cavalierato del lavoro dava
diritto a partecipare al gruppo V dell’Ordine
delle precedenze a Corte secondo il R. decreto
del 1927). Anche il fratello Michele venne nominato
Cav. del Lavoro, (v. Federazione Nazionale Cavalieri
del Lavoro e Ministero dell'Industria).
La Ditta Scannapieco di Catania nel 1911, ottenne
dal R. Governo Italiano la Commessa per la fornitura
di traverse di rovere per la costruzione della
ferrovia Tripoli-Bengasi in Libia".
La famiglia ha fatto edificare nel 1911 dall'Architetto
F. Fichera (della Scuola del Basile), una Cappella
Gentilizia in stile Liberty-Decò, al
Cimitero Centrale Monumentale di Catania e lo
stesso Architetto ha disegnato il progetto della
Villa Liberty posseduta fino agli anni 1960/61
e sita in Viale Duca degli Abruzzi (Catania).
In relazione alla "Distinta Civiltà"
ed a "Vita more nobilium", la famiglia
è dimorante in due palazzi degli anni
'30 in stile eclettico - floreale siciliano"
siti nel centro storico.
Attuale rappresentante è il Cav. Dott.
Fabio, nato in Catania, figlio del Dott. Vincenzo
(n. il 1922 e m. il 2001) e di Donna Amalia
Alì Capece Minutolo, Dama di Gr. dell’Ordine
Costantiniano (erede testamentaria dello zio
materno Don Francesco Capece Minutolo, P. pe
di Colle Reale, v. descr. della famiglia Capece
Minutolo e allegato testamento) Cav. dell’Ordine
del S. Sepolcro di Gerusalemme, Cav. di Grazia
dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio,
Dott. in Sc. Econ., Sp. Maria Vanni dei P. pi
di San Vincenzo Dama di Gr. e Dev. del S.M.O.M.
a Palermo il 04/01/1986 da cui Raimondo N. a
Palermo il 27/10/1989, i quali aggiungono il
cognome C. Minutolo per decreto Ministeriale
del 10/10/1999. In forza delle norme di concessione
del privilegio originario, ed in forza della
predetta sentenza dell'Autorità Giudiziaria
e dei provvedimenti citati di cognomizzazione
di predicato con aggiunta di cognome e con definitivo
decreto del Ministro dell'Interno del 23.02.2004
è stato cognomizzato il predicato di
Collereale e secondo i decreti spagnoli, succede
"Jure sanguinis" a casa Capece Minutolo
ed avrebbe fondata pretenzione alla rinnovazione
dei titoli, per "successione siciliana",
in base al R.D. 7 giugno 1943 n. 641, nonchè
R.D. del 1896"
Costituisce e fa "giurisprudenza" la
summenzionata sentenza ,passata in giudicato,del
Tribunale di Palermo emessa nel 1999,in materia
di successione ad un "titolo nobiliare in forza
della SUCCESSIONE SICILIANA",qualora si ha
l'estinzione di una famiglia e la sua confluenza
in un altra che ne aggiunge legalmente il
cognome
Ha contratto parentele con le famiglie De Angelis,
Quaranta, Capece, Adinolfi, Torelli, Citarella,
Nob. di Maiori e di Mauro Nob. di Salerno e
Cava, Di Cesare Nob. Di Cava e Majori e coi
Capece Minutolo, Vanni, Scuderi - Arena - Pace.
La famiglia è stata ammessa al S. Ordine
Costantiniano di San Giorgio, (Na), nel 1982
al Grado di Merito e nel 1996 al Ceto Nobiliare
di Grazia; per successione per estinzione della
famiglia Capece Minutolo ne assume nome de jure
et ope legis patronimico Titoli ed Arme de jure
et ope legis in forza di sentenza dell'A.G.,
con annessa disposizione testamentaria dell'ultimo
rappresentante, e per i Decreti P.R. di aggiunta
di cognome e di cognomizzazione del predicato
e secondo i Decreti e le Leggi del 1896 e secondo
i decreti spagnoli. Lo stemma è stato
riconosciuto con decr. vidimato dal Ministero
di Giustizia spagnolo e firmato dal “Re
d’Armi” di Castiglia nel 1995, (che
si allega). Arma di sostituzione: partito: nel
1°) D’oro, al Bufalo di rosso, fermo
sulla campagna di verde, col capo tagliato di
azzurro e d’oro, l’azzurro caricato
di tre crescenti montanti d’argento, posti
in fascia; nel 2°) Di rosso al Leone rampante
di Vaio, armato d’oro. STEMMA ANTICO:D'oro,all'agnello
pasquale di argento ,seduto sulla campagna di
verde.
Bibliografia
- “Liber Familiarum” – Arca
1260 – Arch. Biblioteca Abbazia di Cava
dei Tirreni.
- Matteo Camera: “Memorie del Ducato
di Amalfi” – 1881 – Sa.
- Mazzoleni: “I Palazzi di Napoli”
– Ed. Arsenale.
- De Rose: “I Palazzi Napoletani”
– Ed. Newton.
- Mazzella Scipione: “Del Regno di Napoli”
– 1601 – Napoli.
- Polverino: “Della città della
Cava” – 1890 – Salerno.
- Archivio di Stato di Salerno – Fondo
Riveli/Pandetta Corrente – 1630.
- Casa Generalizia Carmelitana – Arch.
Roma.
- Candida – Gonzaga: “Memorie delle
Famiglie Nobili del Meridione” –
1880 – Napoli.
- Crollalanza: “Dizionario Storico-Blasonico”
– 1876 – Napoli.
- Real Archivio di Simancas (Spagna) –
Real Cancelleria Arag. Sec. XII.
- Archivio di Stato di Napoli/Sala Diplomatica:
“Volpicella” – “Il Patriziato
Napoletano” – 1896 – Napoli.
- Archivio della Real Arciconfraternita di
S. Maria della Misericordia (NA) e dell’Immacolata
(NA) in Montecalvario.
- Archivio dell’Opera Pia Purgatorio
ad Arco, Napoli.
- Archivio del Real Monte dei Morti a Napoli.
- Archivio della Real Hermandad dei Nobili
Spagnoli di San Jago in Napoli.
- Regesta delle Pergamene di Montevergine,
Napoli.
- Archivio Chiesa Parrocchiale di S. M. Grazie
di Raìto in Vietri sul mare (SA), e delle
Chiese Matrici di Majori e Minori (Salerno).
- " VOLPICELLA, "IL
PATRIZIATO NAPOLETANO"; NAPOLI 1880.
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L'industriale
,ll cavaliere del LAVORO Vincenzo Scannapieco,
fondatore dell'omonima azienda nel 1884
(Cava de'T. 1850-Catania 1931).
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1931-
Umberto Principe di Piemonte, tra la contessa
Anna Miglioretti di S.Sebastiano-Riccardi (figlia
di donna Antonietta Capece di Collereale ) e la
cugina la Pr.ssa Maria Capece M. di Collereale.-
Castello di LOGNASCO.
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Ricevimento
nel giardino di Villa Scannapieco a Catania in
Via Duca degli Abruzzi, per il Matrimonio nel
1921 del Cav. Francesco Scannapieco con Maria
Santa Scuderi - Arena, con lo sposo ed i parenti
in tight".
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RELAZIONE ILLUSTRATIVA
DELLA FAMIGLIA ALI’
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| Famiglia d’origine
turco-ottomana, venuta in Sicilia con la dominazione
bizantina del secolo IX, è denominata primieramente
Alì o d’Alì. Presente inizialmente
nella Sicilia orientale ed in particolare nella
Provincia di Messina e altresì in quella
di Catania; infatti dal punto di vista onomastico
il “nomen” deriva dal toponimo Alì-Terme,
ossia abitante o originario della città
di Alì Terme (Messina).
Si riscontra negli atti civici della città
di Messina sin dalla fine del ‘500 ed in
quel secolo si trasferì in Trapani e Caltagirone,
dove assunse definitivamente il suffisso d’Alì,
che le famiglie calatina (Caltagirone) e messinese
invece non adottarono.
In Palermo nella cripta della Cappella Palatina
di Palazzo Reale è sepolta “more
nobilium” la nobildama Teresa Alì
moglie del Viceré d’Avalos Marchese
di Pescara (1580).
Si ritrova in Caltagirone come ascritta alla
Mastra Nobile della città: infatti, il
Sindaco-Pretore nel 1853, su invito del Procuratore
generale del Regno, invia la Mastra in Palermo
come prescritto dalla legge dove compaiono due
membri del Casato Alì (v. allegato).
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| Al teatro Coppola di Catania, anno 1927, Silio Alì e Niobe Sanguinetti nell' "Ingeborg di Goetz" per la regia di Silio Alì |
In Trapani, all’impegno imprenditoriale
la famiglia unì costantemente un’appassionata
partecipazione alla vita pubblica: Giuseppe d’Alì
Savona fu eletto nel 1812 fra i decurioni della
città di Trapani; Giovanni Maria d’Alì
e Prinzi fu Console d’Austria, di Russia,
di Grecia e del Granducato di Toscana.
Il figlio di quest’ultimo, Giuseppe, fu
nel 1860 il primo sindaco di Trapani, carica che
tornò ad occupare nel 1869 – 70;
fu anche Presidente per lunghi anni della C. di
Comm. e Senatore del Regno.
Divenne notoria ed influente in Messina dedicandosi
all’imprenditoria marittima ed imparentandosi
con i primi armatori inglesi dell’800 a
seguito dell’alleanza tra le due Nazioni;
contrasse infatti alleanza matrimoniale con la
famiglia inglese di noti armatori dell’ottocento
Peirce niziata con Guglielmo Peirce che si trasferisce
a Messina nel maggio del 1827, con data certa
in quanto compare in una causa promossa da Giovanni
Siffredi contro il Capitano della nave “Preceptor”
Giacomo Leigh e i ricevitori delle merci tra cui
Guglielmo Enrico Peirce e nella Deliberazione
del Tribunale di Commercio egli deve pagare una
cauzione. (Arch. di Stato di Messina, Tribunale
di Commercio maggio 1827).
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| La "Bella addormentata" di Rosso di San Secondo recita a Catania dalla Brigata d'arte del Circolo Artistico (3 aprile 1955) con la regia di SIlio Alì e la presenza dell'Autore, Protagonista: Ida Carrara. |
A quella data Guglielmo Enrico Peirce di trent’anni
era sposato con Maria Celesti di anni ventisette.
Dal loro matrimonio erano nati erano nati nove
figli. Matilde, morta in tenera età; Giovanni,
nato tra il 1820 e il 1895; Giorgio, padre del
nostro armatore, nato nel 1826; Carlo, nato nel
1828; Emilia, nata nel 1835; Matilde, nata il
5 gennaio 1839, battezzata nella Parrocchia di
S. Giuliano in Messina e sposata col Cav. D’Andrea
da cui nacque Amalia D’Andrea che sposò
Carlo Alì e Guglielmo, di cui sappiamo
solo che, nel 1909 era residente a Girgenti ed
ereditava i beni della nipote Maria Giuseppina
del fu Enrico, morta nel terremoto del 1908 con
tutta la famiglia.
Alla sua morte (14 agosto 1897), il patrimonio
dell’armatore Giorgio Peirce era consistente,
con la quota di partecipazione alla ditta “Peirce,
Becker & Ilardi, ceduta nel 1890 al figlio
Giorgio. (ved. Prof. R. Battaglia, Univ. Di Messina
– Dipart. Diritto e Storia della Navigazione,
“Studi su Guglielmo Peirce Armatore”
1990).
In Messina Giuseppe Alì, detto Joseph
(nato ivi nel 1786 e morto nel 1855) fondò
nel 1830 una compagnia di navigazione e di brokeraggio
denominata “STEAM – SHIP ALI’
and sons company”.
Dal matrimonio di Antonio Alì, Agente
Marittimo e Console On. del Venezuela in Messina
(1840) con Matilde Peirce, figlia dell’armatore
inglese Guglielmo Peirce, nacquero i discendenti
di Carlo Alì che si trasferì in
Catania dove impiantò una agenzia di navigazione
e di brokers nell’anno 1910, tuttora operante,
in Catania.
Detto Carlo Alì, imprenditore marittimo,
(Steam Ship Agent), Console di Panama e Venezuela
in Catania e Decano del Corpo Consolare catanese,
morì in Catania nel 1939.
Il figlio Silio Alì (Agente Raccomandatario
Marittimo), nato a Catania nel 1898, campione
siciliano di Spada nel 1922 (sposato in Messina,
con Donna Maria Rosaria Capece Minutolo, Principessa
di Colle Reale), continuò il lavoro paterno
e fu nominato Commendatore al Merito della Repubblica
Italiana e Console O. di Svezia in Catania nel
1961, (v. all. diploma), morì ivi nel 1964.
Fondo una Compagnia Teatrale stabile denominata
“Brigata d’Arte”, (vedi De Felice
“Il Teatro Siciliano”, ed. Elefante
– Catania 1972).
La sorella di Silio, Matilde Alì D'Andrea
- Peirce, nata a Messina nel 1906, vedova dell'industriale
Franco Monzino, Cav. del Lavoro e fondatore della
catena di grandi magazzini "Standa"
nel 1937, ebbe da Re Umberto II con Lettere Patenti
del 1972 l'estenzione del titolo di Conte concesso
al figlio Guido per la conquista italiana dell'Everest.
Il nome del Conte Guido Monzino - Alì,
esploratore ed alpinista e cittadino Onorario
di Milano, resterà imperituro non solo
per la conquista Italiana dell'Everest del 1973,
ma anche per aver donato con disposizione testamentaria
la monumentale villa settecentesca del "Balbianello"
sul lago di Como, al F.A.I. - Fondo per l'Ambiente
Italiano. L'altra sorella Beatrice nata nel 1904
andò sposa all'Industriale Mariano Costarelli
- Acton la cui famiglia di imprenditori abitanti
a Villa Paradiso di contrada Paradiso in Messina,
contrasse alleanze matrimoniali con numerose famiglie
aristocratiche della città nonchè
con un ramo cadetto degli Acton, discendenti dal
noto Ammiraglio e Barone poi Principe di Leporano.
La sua unica figlia Amalia in Scannapieco, Dama
di Grazia dell’O. Costantiniano di S. Giorgio
(NA). Per sentenza del 1999 dell’Autorità
Giudiziaria (Lodo Arb. esecutivo)
è stata riconosciuta de jure et ope legis
nel titolo di P. di Colle Reale. Mentre il Prefetto
di Palermo ha dato parere favorevole, in data
10 novembre 2002 all'aggiunta del predicato di
Colle Reale come parte integrante del cognome.
Il ramo primogenito è rappresentato attualmente
in Messina dal discendente di Guglielmo, fratello
maggiore di Carlo Alì, in persona di S.E.
il Giudice Antonio Alì, Presidente del
Tribunale di Messina.
Stemma: d’Alì (Sicilia); Nobili
di Trapani; Arma – D’azzurro alla
sciabola d’argento elsata d’oro
posta in banda, ed accostata in capo da un crescente
rivolto d’argento, ed accompagnata
da tre stelle d’oro. (“da Scorza
A.” Encicl. Aral. It. – Chiavari 1979).
Note bibliografiche
- Spadaro di Passanitello “Le Mastre Nobili
Siciliane” Palermo, 1890.
- Scorza A. “Encicl. Aral. It.” –
Chiavari 1979.
- T. Staiti “Nobiltà Trapanese”
Trapani 1979.
- Prof. Pispisa – Messina nel ‘300
– Univ. Me. 1980.
- Dipartimento Diritto della Navigazione Univ.
Me. – Storia dell’influenza dell’Inghilterra
nella Messina dell’800 – Me. 1979.
- Claudio d’Aleo – Salvatore Girgenti
“I Whitaker e il Capitale Inglese tra l’Ottocento
e il Novecento in Sicilia” Ed. Istituto
Studi e Ricerche Libera Università del
Mediterraneo – Trapani. 1990.
Prof. Rosario Battaglia (Università di
Messina). “Guglielmo Peirce Armatore”
Università di Messina, 1990.
De Felice “Il Teatro Siciliano”
Ed. Elefante, Catania 1972
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RELAZIONE ILLUSTRATIVA
DELLA FAMIGLIA CAPECE MINUTOLO |
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Famiglia iscritta in El.
Uff. della Nob. It. del 1922 ed annoverata nell'Opera
dello Spreti "Enciclopedia Nobiliare Italiana
con i titoli di P. pe di Colle Reale (m.p.r. successione
siciliana) B. ne di Callari (m.p.r. successione
siciliana) e Baccarati (m.p.r. successione siciliana)
Barone di Ogliastro (investitura 1528) e Signore
delle Masserìe di Patti e Critti. Ramo
siciliano dell’antichissima e nobile famiglia
napoletana le cui origini si perdono negli annali
della mitologia greca.
Sembra che dalla città di Bisanzio la
famiglia Capece sia approdata, con altre, in
Italia ed abbia fondato prima la città
di Capua quindi quella di Napoli. Le prime memorie
certe sono iscrivibili dal secolo IX, e riguardano
l’Anfrigio, miles dell’anno 819
sotto l’Imperatore Angelo Comneno di Bisanzio.
Il ramo Siciliano attestò le sue prime
origini nel XIV secolo quando Raimondo Capece
Minutolo, capitano di Re Roberto d’Angiò
e Consigliere di Stato, trasferì la sua
famiglia in Messina nel 1430 ove risulta iscritta
alla Mastra Nobile del 1580. La famiglia è
citata nel Decamenrone del Boccaccio, nella
novella di Andreuccio da Perugia.
Ammessa all’Ordine di Malta fin dal 1588
al Gran Priorato di Sicilia, ed al Reggimento
delle Guardie del Corpo del Re con prove dei
quattro quarti. Tra i personaggi di maggior
spicco, si ricordano: Francesco, B. ne di Vaccaro
e Moreno, Ambasciatore del Pontefice Innocenzo
VII, Consigliere di Re Ferdinando D’Aragona
e Segreto di tutto il Regno di Sicilia; Ottavio,
Giudice-Straticò nel 1553; Giovanni B.
ne della Motta Regina; Lorenzo, letterato, che
pubblicò nel 1647 “l’Istoria
dell’Impero Romano”, del catanese
Sapienza, tradotta dallo spagnolo; Ludovico
grande teologo morto nel 1673 e Rocco anch’egli
teologo contemporaneo al primo, iscritti alla
Mastra Nobile di Messina; Andrea, Cav. Gerosolimitano
e Frà Andrea Balì Gr. Cr., Luogotenente
del Gran Priore di Messina dello stesso Ordine
di Malta e primo P. pe dell’Accademie
dei Pericolanti; noto Araldista ed Autore dell'Opera
del 1699 "Memorie del Gran Priorato di
Messina dell'Ordine di Malta Giovanni Minutolo,
B. ne di Callari e Baccarati, B. ne d’Ogliastro
e signore delle masserie di Patti e Critti,
fu il primo P. pe di Colle Reale con invest.
Del 23 marzo 1710; l’invest. D’Ogliastro
fu presa da Antonio Minutolo il 15 gennaio 1628,
quella di Callari e Baccarati da Giovanni il
1° dicembre 1656 e quelle delle Masserie
nel 1681 dal primo P. pe di Colle Reale Don
Giovanni Capece Minutolo e Balsamo Bonfiglio
Marullo, Conc. Di Filippo V del 1710, investitura
del marzo 1718 (ed esecutoriato a Palermo Conservatoria
delle Mercedi); Giovanni fu Maresciallo di Campo
dei R. R. Eserciti, Gentiluomo di Camera con
esercizio, Cav. Dell’Ordine di San Giorgio,
dec. di Med. di Br. al V. M., Comandante la
Cittadella-Fortezza di Messina e Comandante
Generale dell’Armata Siciliana istituita
da Pedinando IV; lo stesso Giovanni oltre i
meriti militari fu uomo di grandi sentimenti
così da fondare un ospizio a Messina
per i malati ed i vecchi tutt'ora operante.
Ottenne il riconoscimento ufficiale dei titoli
con Regio Rescritto del marzo 1853, che si conserva
presso il Grande Archivio di Napoli, nel fondo
relativo alla Commissione dei Titoli di Nobiltà
del Regno delle Due Sicilie
La famiglia ha contratto in ogni tempo parentele
con le più importanti famiglie siciliane,
quali: Cicala di Tiriolo, Stagno d’Alcontres,
Bavastrelli, Marullo di Condojanni, Del Giudice,
Cianciolo-Silipigni, Costarelli, Alì-Peirce,
De Gregorio di S. Elia, Balsamo-Viperano, Grima,
Di Giovanni di Trecastagni, Ruffo della Floresta,
Persico-Viti. Presso il Ministero della Giustizia
di Madrid, è pendente Istanza di Riabilitazione
del titolo di Colle Reale, concesso da Filippo
V nel 1710, esecutoriato a Palermo nel 1718.
Esiste a Messina il quartiere denominato Villa
Lina a Giostra che ha preso il nome dalla Villa
abitata fino al 1946, dalla Principessa di Collereale
Donna Lina Capece Minutolo, nata Marchesa De
Gregorio di Sant'Elia, la quale insieme al marito
Don Antonio accolse un gran numero di terremotati
dopo il terribile sisma di fine anno 1908, facendoli
accampare nel parco di Villa Lina e nella casa,
meritandosi così la medaglia Prefettizia
di Benemerenza al Valor Civile, consegnata con
Diploma Reale del 1910.
Arma di “sostituzione”: Partito,
al primo, d'oro al bufalo di rosso passante
sulla campagna di verde, al capo tagliato d'azzurro
e di argento con due crescenti montanti di oro.
Al secondo, di rosso al leone rampante di vajo,
armato e coronato d'oro con la testa dello stesso.
Lo Scudo accollato alla Gran Croce di Malta
e a due alabarde di Generali dei Reali Eserciti.
Cimiero: una testa di cavallo inalberata di
nero. Corona e manto principeschi.
Trattamento di Don e Donna.
Motto: Gradatim ascenditur ad alta. Il Palazzo
Avito in Messina era situato prima del distruttivo
terremoto del 27 dicembre 1908, in via Austria
oggi via I Settembre, dopo l'Arcivescovado ed
accanto Palazzo Stagno D'Alcontres ai Quattro
Canti delle Quattro Fontane. Il Palazzo Collereale
era sede di una importante quadreria, con quadri
di impressionisti e della Scuola Fiamminga.
La famiglia aveva diritto di cappellanìa
di Jus - Patronato presso la Chiesa di San Giovanni
dell'Ordine di Malta, situata in Messina alle
spalle della Prefettura. La Famiglia ha goduto
gli 0nori di Corte presso l'antica Real Corte
delle due Sicilie
Lo stemma è stato riconosciuto con diploma
del Re d’Armi di Castiglia e Leon e certificazione
firmata dal Ministro di Giustizia spagnolo nel
dicembre 1995 ed inquartato con lo stemma Scannapieco
(di Cava).
Attraverso il matrimonio di Don Adolfo Capece
Minutolo con Donna Maria Persico d’Alessandro,
Viti sono nati Don Francesco (Napoli 1901-Messina
1983) ultimo P. pe di Colle Reale senza discendenza
e Donna Maria Rosaria (Napoli 1905-Catania 1975)
che unitasi in matrimonio con il commendatore
Silio Alì – Peirce, Console del
Regno di Svezia in Catania, ha generato Amalia
Alì Capece Minutolo, erede universale
del citato zio Don Francesco per testamento
olografo del febbraio 1983, e chiamata alla
successione dei Titoli de jure et ope legis,
con sentenza dell'Autorità Giudiziaria
di Lodo Arbitrale Esecutivo del Pretore di Palermo
del dicembre 1999 (agg. di cogn. Con D.P.R.
del 17 gennaio 1992), Dama di Grazia del S.
M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio, coniugata
con Vincenzo Scannapieco, nato a Catania il
12/10/1922, m. il 08/12/2001, da cui Fabio,
il quale con D. M. del 01/10/1998 aggiunge il
cognome materno ed il Prefetto di Palermo ha
dato parere favorevole alla cognomizzazione
del predicato e con definitivo decreto del Ministro
dell'Interno del 23.02.2004 è stato cognomizzato
il predicato di Collereale.
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Gli
attuali rappresentanti del Ramo siciliano della
famiglia Capece Minutolo in Messina dal
1346,Principi di Collereale,concessione del 1710 di
Filippo v esecutoriato a Palermo nel 1718, titolo
con "successione siciliana", riconosciuto con regio
RESCRITTO del 1853-vedi Libro d'Oro della Nob.It.
ed. 2000-04 n.XXII ed ELENCO UFFICIALE N.I: del
1922. In forza della legge di "successione
siciliana",confermata da sentenza esecutiva dell'Autorita'
Giudiziaria del Tribunale di Palermo del 1999,si
attua la confluenza della famiglia Minutolo di
Collereale,per estinzione, nella famiglia
Scannapieco,originaria di Cava dei Tirreni ed ivi
ascritta al Registro delle Piazze Chiuse, che ne ha
assunto nome ed arme con l'aggiunta del cognome con
D:P.R. del 1995 a favore di Donna Amalia Ali' Capece
Minutolo, figlia di Donna Rosaria, nata a Napoli nel
1905 ,residente in Catania,sorella dell'Ultimo
principe di COLLEREALE don Francesco, nato in Napoli
nel 1901 e morto in Messina nel 1983,nominandola
sua erede universale con disposizione testamentaria
di aggiungere cognome e predicato al pronipote
ex-sorore Fabio Scannapieco-Capece Minutolo ,che
aggiunge anche il predicato di "COLLEREALE" con
Decr. Min. del 2002. |
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CAPECE MINUTOLO
(Sicilia)
Il “miles” RAIMONDO MINUTOLO
porta la famiglia| da Napoli in Messina
nel 1346. Giovanni Minutolo viene rivevuto nel
1588 al Gr.Priorato di Messina dell’Orf.di
Malta ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Don Antonino_________________________
Investitura Barone di Ogliastro del 1628
e investitura di CALLARI del 1656;il fratello
Don Andrea Minutolo-Balsamo-Bonfiglio Di Giovanni
e Marullo ,autore del volume di Genealogia”Memorie
del Gran Priorato di Messina dell’O.di
Malta”-del 1699,ricopre la carica di Luogotenente
del Gran Priore al Gran Priorato di Messina
del S.M.OM.
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DON Giovanni
P.pe di Collereale ,conc.1710 e investitura
23-3-1718
I° Pr.pe in sua famiglia,Cav. dell’O.di
San Gennaro e gentiluomo di Camera
sp. la P.ssa Rosalìa Cicala dei Principi
di TIRIOLO
|
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Don ANTONIO
Investitura P.pe di Collereale 1743
Cav. Costantiniano ,Barone della Terza Dogana
sp. Nobile Maria Le Calce
________________________________|
| | Giovanni ,Maresciallo P.pe Don Andrea
di Campo e Comandante G | | | |