Pagina iniziale
Chi siamo
Lo Statuto
Rassegna Stampa
Attività e Programma
Servizi
Sentenze
Pubblicazioni
Novità
Diritto Nobiliare
Ordini Cavallereschi
Elementi di Araldica
Esempi di Stemmi

Come Contattarci
Forum
Link

© Copyright 2006 - Tutti i diritti riservati ai legittimi proprietari.

 
:: INDICE RASSEGNA ::
:: COMUNICATI ::
"Il Presidente dell'Istituto Araldico ha ricevuto la seguente lettera da parte della vedova del Ispettore di Polizia Filippo Raciti, caduto il 02/02/2007 a Catania, nell'adempimento del suo dovere e che, qui pubblichiamo:"
 
 

 

AVVISO ALLE AZIENDE
SONO STATI REGISTRITI I MARCHI COMMERCIALI CHE SEGUONO:MARCHIO_LOGO "PRINCIPE DI COLLEREALE " ed il MARCHIO_LOGO:STEMMA (RAFFIGURATO) DEI SINIBALDI_S: ROSALIA":
ESSI POSSONO ESSERE CONCESSI IN USO ALLE AZIENDE INTERESSATE ,COME MARCHIO REGISTRATO E PROTETTO:
CONTATTARE IL CONSIGLIO DIRETTIVO.
L'ISTITUTO ARALDICO DELLE DUE SICILIE COMUNICA CHE SONO STATI REGISTRATI I SEGUENTI MARCHI PRESSO L'UFFICIO ITALIANO BREVETTI E MARCHI:
I) MARCHIO-LOGO dello STEMMA DI SANTA ROSALIA SINIBALDI
B) MARCHIO-GRIFFE: "PRINCIPE DI COLLEREALE"
Le perizie giurate e non, nonche' le consulenze araldico-storico-genealogiche e le certificazioni di stemmi, vengono effettuate e redatte soltanto dai Periti-esperti e dai consulenti del Tribunale in quanto liberi professionisti iscritti agli Albi, e non dall'Istituto Araldico del Due Sicilie onlus, che e' non solo una onlus ( e che puo' effettuare perizie per mandato ricevuto da enti statali), ma che svolge per statuto meramente un'attivita' didattica e culturale attraverso lo svolgimento di Seminari di storia medievale, nella citta' di Catania, Messina e Palermo, fin dall'anno accademico 2000,in collaborazione con enti ed istituzioni culturali pubbliche e private.
Il CONSIGLIO DIRETTIVO dell'ISTITUTO ARALDICO onlus, comunica che il suo Presidente Fabio SCANNAPIECO-CAPECE MINUTOLO di COLLEREALE, con Decreto el Gran Maestro il Principe Vittorio Emanuele di SAVOIA,e' stato nominato Cavaliere del nobile ed antichissimo Ordine ddei SANTI MAURIZIO e LAZZARO, per meriti didattico-culturali e per le benemerenze nella pluriennale militanza per la causa monarchica ;le insegne del medievale Ordine Cavalleresco ,indetto il Capitolo,saranno consegnate durante la solenne investitura nell'Abazia di Altacomba.

1 RELAZIONE: UNA FAMIGLIA PISANA A PALERMO IL PRINCIPE ALESSANDRO VANNI DI SAN VINCENZO FONDATORE DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI PALERMO

La Sicilia del 700 visse una stagione molto intensa e la nobiltà e le Corporazioni religiose produssero il “felice risorgimento delle lettere in Sicilia” di cui parla il Mortillaro: Erano gli aristocratici ad aprire al pubblico, in alcuni giorni della settimana le proprie doviziose biblioteche; quelle del principe di Cuti ma anche quelle dei Gesuiti, dei Teatini, e dei domenicani, l'ordine più intellettuale della Chiesa e dei Minimi:. Il Mortillaro riferisce che a Palermo si videro sortir non meno di sette magnifiche librerie come quella di monsignor Ventimiglia che donò la sua ricca biblioteca all'ateneo catanese.

  L'esigenza di istituire una pubblica Biblioteca che mettesse al riparo da dispersioni i pregiati volumi del clero e dell'aristocrazia, cominciò ad essere avvertito in modo pressante. E Alessandro Vanni, principe di san Vincenzo, che già teneva nel suo palazzo un cenacolo letterario, volle essere il promotore dell'istituenda biblioteca, che per disposizione del re trovò una prima sede in tre stanze del palazzo pretorio di Via Macqueda. Il 30 Agosto del 1760, come ricorda una lapide, la biblioteca venne inauguratae già possedeva un ingente patrimonio librario con 1915 volumi, di cui 51 manoscritti. Si caratterizzava per essere la biblioteca di città o meglio del Senato palermitano infatti la sua prima denominazione fu: la biblioteca del senato. Nel 1774 la Biblioteca fu trasferita a Casa Professa, dove rimase er sempre, l'accesso alla biblioteca avviene dalla Piazza Br4unaccini dal grand monumentale pronao neodorico. R

Inoltre la Biblioteca possiede un patrimonio di 350 unità bibliografiche comprendenti manoscritti e materiale editoriale antico e moderno, riguardante in particolar modo la Sicilia: Inoltre la più importante raccolta di monete arabe esistente nel mediterraneo mentre le saltre due si rtrovano a Parigi e a Stoccolma, donate dal marchese Ajroldi, vittima degli imbrogli dell'abate Vella, che furono efficacemente raccontate da Sciascia che attinse proprio dagli incartamenti Airoldi esistenti nella biblioteca: Inoltre le raccolte diaristiche del villabianca e del Paruta e il Famedio comprendente 378 ritratti di siciliani illustri raccolti nel corso di un secolo e mezzo: Rarità e curiosità di documenti unici come l'autografo dei puritani di Vincenzo Bellini, i diplomi e le scritture relativi alla storia siciliana del periodo normanno. Alle Costituzioni federiciane Privilegi della citta, sedizioni rare del 400 e 500: Un vero paradiso per bibliofili e ricercatori questa biblioteca insediata nel cuore della città di Palermo è custode della sua memoria storica.

Alessandro Vanni, principe di san Vincenzo e fondatore della Biblioteca Comunale di Palermo1758 fu un letterato molto famoso discendente da una delle più antiche e nobili famiglie pisane venute a palermo nel 1300 come scrive il Villabianca, dalla celebre e consolare degli Appiani. Gli Appiani ebbero il principato di piombino in Toscana e ricoprirono le cariche di anziano dal 1307 e vanta illustri personaggi: un Giacomo castellano della Roccata Gily1307 ed anzianio un Lotto creato cavaliere dal conte Galeazzo Visconti, un Girolamoambasciatore della repubblica pisana di Alfonso re di Sicilia, dal quale fu creato cavaliere ed ottenne conferma dello stemma gentilizio formato da un cane levriere d'argento su sfondo rosso corona e mantello da principe: Un Vanni capitano del Santo Sepolcro del terzo di s.Martino, padre di Giacomo e Silvestro, nel secolo 15. Il primo fu anziano nel 1499 1501, ambasciatore alle corti di Francia Toscana e Lucca e progenitore dei Vanni di Sicilia, Silvestro dei Vanni di pisa i quali si estinsero in Ortensia sposata Serravallini Ajutamicristo.

Alessandro Vanni nobile pisano figlio del detto Giacomo la portò a Palermo nel 1520, dove la famiglia si divise in varie linee formando i Marchesi di Roccabianca oggi estinti, i principi di san Vincenzo , i marchesi di san Leonardo e i duchi di Archirafi. Il titolo più antico , concesso nel 600 è quello dei marchesi di Roccabianca, poi passata ad altra famiglia. Fra i personaggi illustri citiamo: un Raffaele, giureconsulto fondatore del legato di maritaggio di 14 mila scudi per ledame consanguinee della sua famiglia, un Orazio regio consiglieree ministro superiore della nobile Compagnia della Carità 1514, un Vincenzo senatore di Palermo 1603 e sindaco 1627, un Francesco vescovo di Cefalù e cavaliere di S. Gennaro ed altri che occuparono cariche ecclesiatiche militari e civili specialmente nella Senatoria.

Le spoglie di Alessamndro Vanni, Principe di San Vincenzo si trovano nella cappella Vanni nella Basilica di S: Francesco D'Assisi a Palermo,dove sorgeva il quartiere pisano.Egli fu il nipote della Principessa Eleonora La Torre dei P.pi della Torre, che ottenne il titolo nel 1747 originariamente come Principe di Casalmonaco in corso di vedovanza in nome del marito Don Vincenzo, poi commutato in San Vincenzo,qualche anno dopo. Le dimore di famiglia si trovavano in vicolo Marotta angolo corso del Cassaro ,dove sorgeva palazzo San Vincenzo, in via lungarni angolo via Paternostro,ed in via Alloro dove si trova palazzo Calvello- Vanni, ereditato col cognome nell'800 per estinzione di quel casato.

ARMA : di rosso al cane levriere di argento,ritto e collarinato di oro(-) mantello di ermellino corona aperta di Principe, per il ramo di san Vincenzo,ovvero chiusa con tocco di velluto usata dal ramo Vanni d'Archirafi

PALERMO 13/02/06 D.ssa milly Vanni di San Vincenzo.

 

Clicca per ingrandire il documento

 

ESEMPIO DI RICONOSCIMENTO DI DIRITTO SOGGETTIVO AD UN TITOLO
Sentenza 2195 - 20/05/2000

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Collegio Arbitrale composto dai sigg.ri:

- Mons. Lorenzo Casati. – Presidente;

- Avv. Francesco Emanuele Muscolino di Belforte. – arbitro;

- Dott. Biagio Brucculeri. – arbitro.

Costituitosi ai sensi di legge in data 18.12.98. con la sottoscrizione dell’atto di compromesso registrato il 19.12.98 in Palermo.

Iniziate le udienze del Collegio Arbitrale il giorno 4.5.99, alle ore 16.30 presso lo studio dell’avv. Francesco Emanuele Muscolino di Belforte in Palermo via Briuccia n.84, viene pronunciato il seguente lodo arbitrale nella controversia insorta

TRA

Il dott. Fabio SCANNAPIECO ALI’ CAPECE nato a Catania elett.te dom.to in Palermo via G.nni Raffaele n.7

E

Il prof. Marcello PECORARO, nato a Palermo il 7 gennaio 1954 ed ivi elett.te dom.to in via Tintoretto n.4

FATTO

Il prof. Marcello Pecoraro, non solo poneva in dubbio quanto affermato dal predetto Scannapieco relativamente alla pretesa qualifica nobiliare, ma sosteneva anche, al cospetto dei presenti, che il detto Scannapieco si voleva appropriare indebitamente di titoli che non gli appartenevano e che, anzi diversamente da quello che voleva apparire, era, in realtà, persona ben diversa e, comunque, indegna di sedere in quel consesso.

Il dott. Fabio Scannapieco, si riteneva offeso nella sua reputazione ed onorabilità e ribadiva di poter documentare la propria identità, la propria genealogia ed il diritto al vantato titolo di “principe di Colle Reale”.

Il prof. Marcello Pecoraro restava fermo nel suo atteggiamento.

Ciò premesso, le parti stabilivano di affidare la decisione della controversia ad un collegio arbitrale, con l’atto di compromesso richiamato

Al collegio Arbitrale in parti chiedono:

1 - Accertare e dichiarare l’eventuale illiceità del comportamento del prof. Pecoraio Marcello nei riguardi del dott. Fabio Scannapieco.

2 - Accertare e dichiarare se dal predetto comportamento del prof. Pecoraro è derivato al dott. Fabio Scannapieco un pregiudizio ala reputazione e quindi un danno morale.

3 - Accertare e dichiarare, in via incidentale, la verità storica della agnazione del dott. Fabio Scannapieco e, conseguentemente, la sua legittimazione a qualificarsi “principe di Colle Reale”, anche alla luce della normativa vigente.

Le parti hanno dichiarato nell’atto di compromesso di accettare la decisione del Collegio arbitrale rinunciando alle impugnazioni di cui all’art. 829 c.p.c.

Nella seduta del Collegio arbitrale sono stati vagliati attentamente i documenti presentati dal dott. Fabio Scannapieco e visionati dal prof. Marcello Pecoraro.

Il presidente ha verificato le attestazioni in ordine alla autenticità degli stessi.

Sulla base della documentazione probatoria, prodotta agli atti, il Collegio arbritale ha proceduto alla deliberazione del lodo con unanime consenso.

DIRITTO

- 1 -

Preliminarmente deve ritenersi l’ammissibilità delle domande poste all’esame di questo Collegio.

Tale ammissibilità è riferita non solo alle domande poste in via principale (accertamento della illiceità del lamentato comportamento del prof. Pecoraro ed accertamento del pregiudizio morale patito dal dott. Scannapieco), ma anche alla domanda incidentale rivolta ad accertare il diritto alla verità storica e segnatamente la legittima spettanza del titolo di “principe di Colle Reale” vantato dallo Scannapieco e contestato dal Pecoraro.

Appare il caso di evidenziare che, nella fattispecie, l’accertamento della verità storica è strettamente connesso con le domande principali.

Secondo il prevalente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, va rilevato tra l’altro, che “la verità storica assurge a diritto soggettivo tutte le volte in cui la sua deformazione arrechi un danno patrimoniale se è conseguenza di un illecito civile, o un danno morale se è conseguenza di un illecito penale” (Cass. Sez.I, n.4383/68).

Nella fattispecie, non è dubbio che il comportamento posto in essere dal prof. Pecoraro nei confronti del dott. Scananpieco, sia da qualificare come “illecito penale”. Infatti l’avere detto pubblicamente che il dott. Scannapieco usurpava un titolo che non gli spettava, che era persona moralmente diversa da quella che voleva apparire, che, anzi, era “indegna” di sedere in quel consesso, integra non solo una offesa alla sua reputazione, - offesa rilevante soprattutto in relazione all’ambiente, particolarmente sensibile ai valori di estimazione e di distinzione della persona e del proprio gruppo familiare, nell’ambito del quale il denunciato fatto è avvenuto – ma integra anche, gli estremi del reato di “falsità” e di “diffamazione”, si che la verità storica circa l’appartenenza o meno ad una famiglia di alto lignaggio, e la legittima spettanza del contestato titolo di “principe di Colle Reale” in capo al dott. Scannapieco, assurge a vero e proprio diritto soggettivo, il cui accertamento diviene preliminare e necessario al fine di stabilire la incidenza del pregiudizio morale lamentato dal dott. Scannapieco.

- 2 -

Dalla documentazione probatoria prodotta agli atti, si evince con estrema chiarezza che il titolo di “principe di Colle Reale” fu concesso dal re Filippo V di Spagna, in data 7.3.1710 ed esecutato il 13.06.1713 a don Josè Moncada e ai suoi legittimi successori. Passò, poi, a don Giovanni Capece Minutolo e Bonfiglio, in forza dell'esecutorìa del 24.3.1716 e di investitura del 23.3.1718, rimanendo nel suo casato, per legittime successioni in via primogeniale maschile fino a don Francesco Capece Minutolo deceduto in Messina, senza prole, il 7 gennaio 1983, il quale, con testamento olografo del 19.04.1980, depositato in notar dott. Nunzio Arrigo di Messina, designava suo erede dei titoli, predicati e patroninico, posseduti, il pronipote Fabio Scannapieco, discendente dalla sorella Maria Rosaria.in forza dell'esecutorìa

- 3 -

Ora occorre, preliminarmente, valutare la rilevanza giuridica di una siffatta disposizione testamentaria alla luce della normativa che governa la materia nobiliare.

A tale proposito occorre ricordare che, per quanto riguarda la successione dei titoli nobiliari, non si può ricorrere al diritto comune, bensì al diritto feudale, posto che la legge che a suo tempo abolì la feudalità (in Sicilia quella del 10.8.1812), confermò, comunque, i titoli e gli onori concessi ai feudi, che quindi continuarono a vivere indipendentemente dal collegamento con questi ultimi divenendo “titoli nudi”.

Secondo il diritto feudale siciliano, cioè quel complesso di norme che comprende il Capitolo “SI ALIQUEM di re Giacomo I d’Aragona dell’anno 1286, il Capitolo “VOLENTES” di Federico II d’Aragona del 1297, il Capitolo “CCLVIII” DI Carlo V del 1555, fino alla Prammatica di Ferdinando II del 14.11.1788, e il Dispaccio 26.6.1799, i principi fondamentali che disciplinavano la vita dei feudi e, quindi, successivamente soltanto dei titoli nobiliari di origine feudale, sono: il titolo res extra commercium, per cui non può essere alienato senza consenso ed approvazione del sovrano, sotto pena di nullità assoluta della alienazione; il titolo è imprescrittibile perché emanazione della suprema regalia; il titolo può essere trasferito, jure ereditario, soltanto all’interno della rosa di soggetti legati al de cuius in rapporto di parentela entro il sesto grado e solo nel caso in cui questa possibilità è contemplata nel decreto di concessione originaria del titolo, sempre che non sia stato istituito un fedecommesso che restringe la successibilità.

Prendendo in esame il decreto originario di concessione del titolo di “principe di Colle Reale” a don Josè Moncada ed il successivo decreto di investitura del detto titolo in favore di don Giovanni Capece Minutolo, si rileva che entrambi i decreti contenevano la clausola “pro se suisque haeredibus et successoribus in perpetuum”. Quindi si trattava di una concessione “in forma larga”.

Ora, secondo la costante giurisprudenza, in tema di successione testamentaria di titoli nobiliari, si è fatta una sostanziale differenza tra i titoli concessi con la clausola “tibi et haeredibus ex corpore tuo” (forma ristretta) e quelli concessi con la clausola “tibi et haeredibus et successoribus in perpetuum” (forma larga).

Con la prima clausola (forma ristretta) il titolo può essere trasmesso solamente per discendenza diretta e non collaterale.

Nella fattispecie, non è dubbio che la concessione del titolo sia stata fatta in forma larga e che il dott. Fabio Scannapieco Capece sia legato al testatore da vincolo di parentela collaterale di quarto grado (quindi entro il limite massimo, fissato nel sesto grado dalle leggi feudali siciliane). Pertanto, in assenza di fedecommesso, non è dubbio che il testamento redatto dal suo dante causa don Francesco Capece Minutolo, con il quale si trasmette il titolo di principe di Colle Reale, sia valido ed efficace.

- 4 -

Ma anche a non voler tener conto della validità del testamento prodotto agli atti, il diritto del dott. Scannapieco Capece a succedere nel titolo di principe di Colle Reale, gli deriva dalla semplice applicazione delle norme che regolano la successione dei titoli nobiliari.

È noto che, l’art. XIV Disposizione transitoria della Costituzione repubblicana, ha abolito la tutela giuridica dei titoli nobiliari ed al tempo stesso ha fatto salvi, ai fini della cognomizzazione, solo i titoli esistenti prima del 28.10,1922.

La Corte Costituzionale, con successiva sentenza n. 1012 dell’8.7.1967, ha affermato che “devono considerarsi aboliti non solo i titoli, ma anche tutti gli Ordinamenti nobiliari emanati successivamente alla data del 28.10.1922”.

Diretta conseguenza dell’anzidetta sentenza della Corte Costituzionale è il totale ripristino del precedente Ordinamento nobiliare del 5.7.1896 n.314, che riconosceva l’applicabilità delle norme feudali già esistenti nel Regno di Sicilia, la cui validità si protasse anche dopo la realizzata Unità d’Italia.

Ciò posto, la questione della successione del titolo di principe di Colle Reale, va risolta alla luce della Costituzione Si Aliquem di Giacomo I d’Aragona e confermata da tutte le successive norme sino all’ultimo Ordinamento del 1896 rimasto non abrogato. La Costituzione Si Aliquem di Giacomo, prevedeva che, in mancanza di discendenza diretta, il feudo passava in via collaterale al parente più vicino, fino al sesto grado.

Questa normativa è quella applicabile al caso in specie. Dalla documentazione probatoria agli atti si evince che, l’ultimo principe di Colle Reale, fu, come si è visto, don Francesco Capece Minutolo deceduto senza prole in Messina nel 1983. Costui ebbe come unica sorella donna Rosaria Capece Minutolo (entrambi figli di Adolfo) nata a Napoli il 4.6.1903 coniugata con Silio Alì il 27.4.1929, da cui nacque donna Amalia Alì. Da quest’ultima, sposata il 03/02/1951 con Vincenzo Scannapieco, è nato in Catania don Fabio Scannapieco ultimo discendente ed erede di quarto grado in via collaterale con il predetto Francesco Capece Minutolo, al quale ultimo spetta senza dubbio il titolo di “principe di Colle Reale”.

P.Q.M.

Il Collegio Arbitrale, pronunciando definitivamente circa la presente controversia, dichiara spettante al dott. Fabio Scannapieco il titolo di “principe di Colle Reale” quale legittimo successore del primo insignito, dichiara pertanto illegittimo il comportamento offensivo tenuto dal prof. Pecoraro Marcello nei confronti del predetto principe di Colle Reale, dichiara, infine, che il detto comportamento ha causato al principe di Colle Reale un notevole danno morale, conseguente all’avvenuta violazione del suo “jus bonae aestimationis”, la cui quantificazione non viene fatta in assenza di una specifica domanda.

Le spese del presente lodo, vengono poste a carico del soccombente prof. Marcello Pecoraro nella misura di £ 500.000.

Così deciso in Palermo, con voto unanime degli Arbitri e sottoscritto dagli stessi.

Il Pretore

Palermo 20.05.99



ISTANZA PER AGGIUNTA DI PREDICATO ESEMPIO DI NOSTRO SERVIZIO

AL MINISTERO DELL’INTERNO

per il tramite del PREFETTO di Palermo,

PREFETTURA di Palermo

Protocollo n° 20020018316

(Data 12/06/2002)


ESEMPIO DI NOSTRO SERVIZIO: ISTANZA PER AGGIUNTA DI PREDICATO
 
ESEMPIO DI CERTIFICAZIONE DI STEMMA E GENEALOGIA

a favore del signore

FABIO SCANNAPIECO
Don Alfonso Ceballos-Escaleras y Gila, Contreras Giron y Gonzales de Arrizabalaga Melendez de Ayones de la Pezuela y Potau...

Per quanto concerne ciò che mi è stato richiesto da parte del Signore Dr. Fabio Scannapieco Alì Capece Minutolo, cavaliere dell' Ordine EQ; del Santo Sepolcro...ed essendomi stato, nella fattispecie di certificare e blasonare lo scudo dello stemma di propria e peculiare appartenenza che ha il diritto soggettivo di usare come membro della famiglia Scannapieco e come rappresentante attuale dei Principi di Collareale Capece Minutolo; per ciò io sottoscritto, secondo la facoltà che discende dal mio ufficio che mi è stata concessa secondo il Decr.R. del 29 di luglio 1915... certifico :

- che la famiglia Scannapieco nella città di Cava dei Tirreni è originaria della regione della Campania ed in particolare è fiorita, fin dal Medioevo nella città dei Tirreni ( Salerno ), nell'antico Regno di Napoli ed in cui fu ascritta a quella nobiltà civica.

- che, il signore richiedente Fabio Scannapieco è discendente diretto per linea maschile consanguinea di detta casata Scannapieco come figlio legittimo di Vincenzo Scannapieco e che si prova la discendenza diretta dal 1655. E di quest'Arme, sia dipinta che blasonata, potrà farne uso il predetto interessato SIGNOR FABIO SCANNAPIECO, e potrà e dovrà farle incidere che scolpire su sigilli ecc. e dove ritenga secondo gli usi e costumi, senza che vi sia alcun impedimento e della Giustizia e da nessun Tribunale di questo Regno, che si rilascia mediante codesta Certificazione d'Arme. Io, cronista Re d'Armi, per tutto quanto enunciato qui sopra, do la presente perché la usi ove convenga e ne tengo copia nel mio Minutario firmata da me stesso con impresso il mio sigillo, qui nella nobile città di Segovia il 23/01/1195, giorno di San Ildefonzo...

Vistato dal segretario del Ministero degli Affari Pubblici di Spagna e dal Ministero di Giustizia.

Lo stemma è cosi blasonato: Partito, nel primo d'azzurro al bufalo di rosso, fermo nella campagna di verde, col capo tagliato, d'oro e di azzurro, l'oro caricato di due crescenti montanti di argento. Al secondo, che è di Capece Minutolo.

CIMIERO: Un cavallo inalberato di nero

MANTO: di ermellino

MOTTO: " GRADATIM ASCENDITUR AD ALTA"

" INSTANCIA DE REHABILITACION "
 

SENOR:

Don Fabio Scannapieco y Ali. mayor de edad. Doctor en Economia. casado vecino de Catania. con domicilio en Madrid. Bufete de Ceballos - Escelera. Plaza Puerta de Moros 3, a V.M. con el debido respeto

EXPONE: Que con fecha 7 de majo de 1710 S.M. el Rey Don Felipe V creò el Titulo de Principe de COLLE-REALE. otorgàndolo en 1713 a Don José Moncada para si y sus sucesores legitimos. y de cuya merced fué el ultimo poseedor legal Don Francisco Capece Minutolo. y siendo el exponente pariente legitimo del primero y ù ltimo poseedores legales. segùn el àrbol genealògico que se adjunta y que se compromete a documentar del plazo senlado por la Ley.

Por todo lo expuesto.

SUPLICA de V.M. que, previos los tramites oportunos. se digne expedir Carta de Rehabilitacion al suplicante en el Titulo de PRINCIPE de COLLE-REALE. con la diginidad de MARQUES.

GRACIA que espera merecer de V.M. cuya vida guarde Dios muchos anos.

Madrid a 15 de Marzo de 1989

Senor El Rey

A los Reales Pies de Vuestra Majestad



ESEMPIO DI SCHEDA RELAZIONE ARALDICO/GENEALOGICA RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA SCANNAPIECO
STEMMA ANTICO:D'oro, all'agnello pasquale di argento ,seduto sulla campagna di verde."

"ESEMPIO DI SCHEDA RELAZIONE ARALDICO/GENEALOGICA"
RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA SCANNAPIECO
 
Antica famiglia della costiera amalfitana del Regno di Napoli detta primieramente “Scannapecus” divisa in più rami, che ha goduto nobiltà in Cava dei Tirreni, in Majori ed in Minori nel salernitano (v. Candida Gonzaga e M. Camera e Volpicella “Il Patriziato” salernitano – 1881 Salerno) ed ascritta al registro delle Piazze Chiuse del Napoletano. Il Crollalanza la fa derivare dalla famiglia di Bologna “Scannabecchi” del XII secolo.

Le memorie più antiche risalgono al 1161 con Mons. Mauro Scannapieco, Vescovo di Minori, città Vescovile del salernitano (v. Arcidiocesi di Amalfi e Cava; Archivio Diocesano). Nel “Liber familiarum” della Badia di Cava trovasi Leo ed Antonio Scannapieco, qualificati come “Miles” nell’anno 1190ed un Martino, Giudice e un Leone protofisico Regio nel 1184.

Da Cava si trasferì e dimorò in Napoli Amalfi Maiori, Minori e Vietri sul mare, contrada Raìto (già appartenuta a Cava).

Infatti a Napoli la famiglia ampliò, acquistando il Palazzo Penne – Scannapieco, sito in piazza Monticelli in Napoli e posseduto dal 1560 al 1662; l’ultima proprietaria fu Aloisa Scannapieco che lo donò con atto notarile nel 1628 al figlio Giovanni Capano – Scannapieco che nel 1662 lo alienerà. (v. Mazzoleni “I palazzi di Napoli” Ed. Arsenale e De Rose “Palazzi napoletani” Ed. Newton – C.).

Il titolo di Nobile - Patrizio si è radicato nella famiglia, essendo imprescrittibile per essere ascritta al Registro delle Piazze chiuse fin dall’epoca in cui cessarono di aver vigore le antiche Leggi Feudali e riguarda la nobiltà civica del patriziato di Cava dei Tirreni, di Majori e di Scala, dove secondo il “Massimario” della Consulta Araldica del 1920 N. 37 vol. V, le dette città sono “Patriziati” e di vera separazione (v. M. Camera “Ducato di Amalfi 1881 – Sa., Arch. di St. di Salerno, allegato).

Con privilegio del Re di Castiglia del 1270 venne conferita a Giovanni Roberto Scannapieco la nomina di “Magistratorum Sacri Nostri Consili Capuane”, diploma oggi conservato presso l’archivio generale di Simancas – Spagna.

Nel 1460 il “Magnifico” Onofrio Scannapieco, in qualità di Magistrato-Sindaco di Cava dei Tirreni, fu delegato dal Re Ferdinando I d’Aragona a ricevere il privilegio in bianco diretto alla città per il soccorso apportato al Re dopo la disfatta del suo esercito a Sarno. (v. Archivio di Stato di Salerno).

Nel 1565 Cesare, medico protofisico, fondò un Monte di beneficenza detto appunto il “Monte Scannapieco”, presso gli “Incurabili” di Napoli, dove egli ricoprì la carica di Governatore. Nel 1565 si ha notizia di un Martinello, imprenditore edile che costruì due ponti. (v. Arc. Di Napoli).

Il padre Don Francesco Scannapieco, Generale dell’Ordine del Carmelitani dal 1672 al 1676 fece erigere la facciata della Basilica di SS. Martino e Silvestro al colle Oppio sull’Esquilino a Roma nel 1676, ed è ivi sepolto sull’ipogeo in un sepolcro gentilizio. (v. Elenco dei Padri generali presso la C. Generalizia dei Carmelitani – Roma).

Fin dal 1690 alcuni suoi membri quali Carmine, Andrea, Aniello e Francesco sono stati Sotto Ufficiali della Marina Mercantile del Regno di Napoli.

Nel 1874 trasferì la sua famiglia in Catania, Vincenzo (N. a Vietri, contrada Raìto, il 30/12/1849 e m. a Catania nel 1931), dove fondò nel 1884 una fabbrica di legnami con macchinari a vapore che dava lavoro a 300 operai, ed insignito del titolo di Cavaliere del lavoro con R. Decreto del 10/03/1912 N. 555 ed a lui è intitolata una strada in Catania. (Il Cavalierato del lavoro dava diritto a partecipare al gruppo V dell’Ordine delle precedenze a Corte secondo il R. decreto del 1927). Anche il fratello Michele venne nominato Cav. del Lavoro, (v. Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro e Ministero dell'Industria).

La Ditta Scannapieco di Catania nel 1911, ottenne dal R. Governo Italiano la Commessa per la fornitura di traverse di rovere per la costruzione della ferrovia Tripoli-Bengasi in Libia".


La famiglia ha fatto edificare nel 1911 dall'Architetto F. Fichera (della Scuola del Basile), una Cappella Gentilizia in stile Liberty-Decò, al Cimitero Centrale Monumentale di Catania e lo stesso Architetto ha disegnato il progetto della Villa Liberty posseduta fino agli anni 1960/61 e sita in Viale Duca degli Abruzzi (Catania). In relazione alla "Distinta Civiltà" ed a "Vita more nobilium", la famiglia è dimorante in due palazzi degli anni '30 in stile eclettico - floreale siciliano" siti nel centro storico.

Attuale rappresentante è il Cav. Dott. Fabio, nato in Catania, figlio del Dott. Vincenzo (n. il 1922 e m. il 2001) e di Donna Amalia Alì Capece Minutolo, Dama di Gr. dell’Ordine Costantiniano (erede testamentaria dello zio materno Don Francesco Capece Minutolo, P. pe di Colle Reale, v. descr. della famiglia Capece Minutolo e allegato testamento) Cav. dell’Ordine del S. Sepolcro di Gerusalemme, Cav. di Grazia dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, Dott. in Sc. Econ., Sp. Maria Vanni dei P. pi di San Vincenzo Dama di Gr. e Dev. del S.M.O.M. a Palermo il 04/01/1986 da cui Raimondo N. a Palermo il 27/10/1989, i quali aggiungono il cognome C. Minutolo per decreto Ministeriale del 10/10/1999. In forza delle norme di concessione del privilegio originario, ed in forza della predetta sentenza dell'Autorità Giudiziaria e dei provvedimenti citati di cognomizzazione di predicato con aggiunta di cognome e con definitivo decreto del Ministro dell'Interno del 23.02.2004 è stato cognomizzato il predicato di Collereale e secondo i decreti spagnoli, succede "Jure sanguinis" a casa Capece Minutolo ed avrebbe fondata pretenzione alla rinnovazione dei titoli, per "successione siciliana", in base al R.D. 7 giugno 1943 n. 641, nonchè R.D. del 1896"

Costituisce  e fa "giurisprudenza" la summenzionata sentenza ,passata in giudicato,del Tribunale di Palermo emessa nel 1999,in materia di successione ad un "titolo nobiliare in forza della SUCCESSIONE SICILIANA",qualora si ha l'estinzione di una famiglia e la sua confluenza in un altra che ne aggiunge legalmente il cognome

Ha contratto parentele con le famiglie De Angelis, Quaranta, Capece, Adinolfi, Torelli, Citarella, Nob. di Maiori e di Mauro Nob. di Salerno e Cava, Di Cesare Nob. Di Cava e Majori e coi Capece Minutolo, Vanni, Scuderi - Arena - Pace.

La famiglia è stata ammessa al S. Ordine Costantiniano di San Giorgio, (Na), nel 1982 al Grado di Merito e nel 1996 al Ceto Nobiliare di Grazia; per successione per estinzione della famiglia Capece Minutolo ne assume nome de jure et ope legis patronimico Titoli ed Arme de jure et ope legis in forza di sentenza dell'A.G., con annessa disposizione testamentaria dell'ultimo rappresentante, e per i Decreti P.R. di aggiunta di cognome e di cognomizzazione del predicato e secondo i Decreti e le Leggi del 1896 e secondo i decreti spagnoli. Lo stemma è stato riconosciuto con decr. vidimato dal Ministero di Giustizia spagnolo e firmato dal “Re d’Armi” di Castiglia nel 1995, (che si allega). Arma di sostituzione: partito: nel 1°) D’oro, al Bufalo di rosso, fermo sulla campagna di verde, col capo tagliato di azzurro e d’oro, l’azzurro caricato di tre crescenti montanti d’argento, posti in fascia; nel 2°) Di rosso al Leone rampante di Vaio, armato d’oro. STEMMA ANTICO:D'oro,all'agnello pasquale di argento ,seduto sulla campagna di verde.

Bibliografia

- “Liber Familiarum” – Arca 1260 – Arch. Biblioteca Abbazia di Cava dei Tirreni.

- Matteo Camera: “Memorie del Ducato di Amalfi” – 1881 – Sa.

- Mazzoleni: “I Palazzi di Napoli” – Ed. Arsenale.

- De Rose: “I Palazzi Napoletani” – Ed. Newton.

- Mazzella Scipione: “Del Regno di Napoli” – 1601 – Napoli.

- Polverino: “Della città della Cava” – 1890 – Salerno.

- Archivio di Stato di Salerno – Fondo Riveli/Pandetta Corrente – 1630.

- Casa Generalizia Carmelitana – Arch. Roma.

- Candida – Gonzaga: “Memorie delle Famiglie Nobili del Meridione” – 1880 – Napoli.

- Crollalanza: “Dizionario Storico-Blasonico” – 1876 – Napoli.

- Real Archivio di Simancas (Spagna) – Real Cancelleria Arag. Sec. XII.

- Archivio di Stato di Napoli/Sala Diplomatica: “Volpicella” – “Il Patriziato Napoletano” – 1896 – Napoli.

- Archivio della Real Arciconfraternita di S. Maria della Misericordia (NA) e dell’Immacolata (NA) in Montecalvario.

- Archivio dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, Napoli.

- Archivio del Real Monte dei Morti a Napoli.

- Archivio della Real Hermandad dei Nobili Spagnoli di San Jago in Napoli.

- Regesta delle Pergamene di Montevergine, Napoli.

- Archivio Chiesa Parrocchiale di S. M. Grazie di Raìto in Vietri sul mare (SA), e delle Chiese Matrici di Majori e Minori (Salerno).

- " VOLPICELLA, "IL PATRIZIATO NAPOLETANO"; NAPOLI 1880.

L'industriale ,ll cavaliere del LAVORO Vincenzo Scannapieco,

fondatore dell'omonima azienda nel 1884

(Cava de'T. 1850-Catania 1931).


1931- Umberto Principe di Piemonte, tra la contessa Anna Miglioretti di S.Sebastiano-Riccardi (figlia di donna Antonietta Capece di Collereale ) e la cugina la Pr.ssa Maria Capece M. di Collereale.- Castello di LOGNASCO.
Ricevimento nel giardino di Villa Scannapieco a Catania in Via Duca degli Abruzzi, per il Matrimonio nel 1921 del Cav. Francesco Scannapieco con Maria Santa Scuderi - Arena, con lo sposo ed i parenti in tight".
RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA ALI’
Famiglia d’origine turco-ottomana, venuta in Sicilia con la dominazione bizantina del secolo IX, è denominata primieramente Alì o d’Alì. Presente inizialmente nella Sicilia orientale ed in particolare nella Provincia di Messina e altresì in quella di Catania; infatti dal punto di vista onomastico il “nomen” deriva dal toponimo Alì-Terme, ossia abitante o originario della città di Alì Terme (Messina).

Si riscontra negli atti civici della città di Messina sin dalla fine del ‘500 ed in quel secolo si trasferì in Trapani e Caltagirone, dove assunse definitivamente il suffisso d’Alì, che le famiglie calatina (Caltagirone) e messinese invece non adottarono.

In Palermo nella cripta della Cappella Palatina di Palazzo Reale è sepolta “more nobilium” la nobildama Teresa Alì moglie del Viceré d’Avalos Marchese di Pescara (1580).

Si ritrova in Caltagirone come ascritta alla Mastra Nobile della città: infatti, il Sindaco-Pretore nel 1853, su invito del Procuratore generale del Regno, invia la Mastra in Palermo come prescritto dalla legge dove compaiono due membri del Casato Alì (v. allegato).

Al teatro Coppola di Catania, anno 1927, Silio Alì e Niobe Sanguinetti nell' "Ingeborg di Goetz" per la regia di Silio Alì

 

In Trapani, all’impegno imprenditoriale la famiglia unì costantemente un’appassionata partecipazione alla vita pubblica: Giuseppe d’Alì Savona fu eletto nel 1812 fra i decurioni della città di Trapani; Giovanni Maria d’Alì e Prinzi fu Console d’Austria, di Russia, di Grecia e del Granducato di Toscana.

Il figlio di quest’ultimo, Giuseppe, fu nel 1860 il primo sindaco di Trapani, carica che tornò ad occupare nel 1869 – 70; fu anche Presidente per lunghi anni della C. di Comm. e Senatore del Regno.

Divenne notoria ed influente in Messina dedicandosi all’imprenditoria marittima ed imparentandosi con i primi armatori inglesi dell’800 a seguito dell’alleanza tra le due Nazioni; contrasse infatti alleanza matrimoniale con la famiglia inglese di noti armatori dell’ottocento Peirce niziata con Guglielmo Peirce che si trasferisce a Messina nel maggio del 1827, con data certa in quanto compare in una causa promossa da Giovanni Siffredi contro il Capitano della nave “Preceptor” Giacomo Leigh e i ricevitori delle merci tra cui Guglielmo Enrico Peirce e nella Deliberazione del Tribunale di Commercio egli deve pagare una cauzione. (Arch. di Stato di Messina, Tribunale di Commercio maggio 1827).

La "Bella addormentata" di Rosso di San Secondo recita a Catania dalla Brigata d'arte del Circolo Artistico (3 aprile 1955) con la regia di SIlio Alì e la presenza dell'Autore, Protagonista: Ida Carrara.

 

A quella data Guglielmo Enrico Peirce di trent’anni era sposato con Maria Celesti di anni ventisette. Dal loro matrimonio erano nati erano nati nove figli. Matilde, morta in tenera età; Giovanni, nato tra il 1820 e il 1895; Giorgio, padre del nostro armatore, nato nel 1826; Carlo, nato nel 1828; Emilia, nata nel 1835; Matilde, nata il 5 gennaio 1839, battezzata nella Parrocchia di S. Giuliano in Messina e sposata col Cav. D’Andrea da cui nacque Amalia D’Andrea che sposò Carlo Alì e Guglielmo, di cui sappiamo solo che, nel 1909 era residente a Girgenti ed ereditava i beni della nipote Maria Giuseppina del fu Enrico, morta nel terremoto del 1908 con tutta la famiglia.

Alla sua morte (14 agosto 1897), il patrimonio dell’armatore Giorgio Peirce era consistente, con la quota di partecipazione alla ditta “Peirce, Becker & Ilardi, ceduta nel 1890 al figlio Giorgio. (ved. Prof. R. Battaglia, Univ. Di Messina – Dipart. Diritto e Storia della Navigazione, “Studi su Guglielmo Peirce Armatore” 1990).

In Messina Giuseppe Alì, detto Joseph (nato ivi nel 1786 e morto nel 1855) fondò nel 1830 una compagnia di navigazione e di brokeraggio denominata “STEAM – SHIP ALI’ and sons company”.

Dal matrimonio di Antonio Alì, Agente Marittimo e Console On. del Venezuela in Messina (1840) con Matilde Peirce, figlia dell’armatore inglese Guglielmo Peirce, nacquero i discendenti di Carlo Alì che si trasferì in Catania dove impiantò una agenzia di navigazione e di brokers nell’anno 1910, tuttora operante, in Catania.

Detto Carlo Alì, imprenditore marittimo, (Steam Ship Agent), Console di Panama e Venezuela in Catania e Decano del Corpo Consolare catanese, morì in Catania nel 1939.

Il figlio Silio Alì (Agente Raccomandatario Marittimo), nato a Catania nel 1898, campione siciliano di Spada nel 1922 (sposato in Messina, con Donna Maria Rosaria Capece Minutolo, Principessa di Colle Reale), continuò il lavoro paterno e fu nominato Commendatore al Merito della Repubblica Italiana e Console O. di Svezia in Catania nel 1961, (v. all. diploma), morì ivi nel 1964. Fondo una Compagnia Teatrale stabile denominata “Brigata d’Arte”, (vedi De Felice “Il Teatro Siciliano”, ed. Elefante – Catania 1972).

La sorella di Silio, Matilde Alì D'Andrea - Peirce, nata a Messina nel 1906, vedova dell'industriale Franco Monzino, Cav. del Lavoro e fondatore della catena di grandi magazzini "Standa" nel 1937, ebbe da Re Umberto II con Lettere Patenti del 1972 l'estenzione del titolo di Conte concesso al figlio Guido per la conquista italiana dell'Everest.
Il nome del Conte Guido Monzino - Alì, esploratore ed alpinista e cittadino Onorario di Milano, resterà imperituro non solo per la conquista Italiana dell'Everest del 1973, ma anche per aver donato con disposizione testamentaria la monumentale villa settecentesca del "Balbianello" sul lago di Como, al F.A.I. - Fondo per l'Ambiente Italiano. L'altra sorella Beatrice nata nel 1904 andò sposa all'Industriale Mariano Costarelli - Acton la cui famiglia di imprenditori abitanti a Villa Paradiso di contrada Paradiso in Messina, contrasse alleanze matrimoniali con numerose famiglie aristocratiche della città nonchè con un ramo cadetto degli Acton, discendenti dal noto Ammiraglio e Barone poi Principe di Leporano.

La sua unica figlia Amalia in Scannapieco, Dama di Grazia dell’O. Costantiniano di S. Giorgio (NA). Per sentenza del 1999 dell’Autorità Giudiziaria (Lodo Arb. esecutivo) è stata riconosciuta de jure et ope legis nel titolo di P. di Colle Reale. Mentre il Prefetto di Palermo ha dato parere favorevole, in data 10 novembre 2002 all'aggiunta del predicato di Colle Reale come parte integrante del cognome.

Il ramo primogenito è rappresentato attualmente in Messina dal discendente di Guglielmo, fratello maggiore di Carlo Alì, in persona di S.E. il Giudice Antonio Alì, Presidente del Tribunale di Messina.

Stemma: d’Alì (Sicilia); Nobili di Trapani; Arma – D’azzurro alla sciabola d’argento elsata d’oro

posta in banda, ed accostata in capo da un crescente rivolto d’argento, ed accompagnata

da tre stelle d’oro. (“da Scorza A.” Encicl. Aral. It. – Chiavari 1979).

Note bibliografiche

- Spadaro di Passanitello “Le Mastre Nobili Siciliane” Palermo, 1890.

- Scorza A. “Encicl. Aral. It.” – Chiavari 1979.

- T. Staiti “Nobiltà Trapanese” Trapani 1979.

- Prof. Pispisa – Messina nel ‘300 – Univ. Me. 1980.

- Dipartimento Diritto della Navigazione Univ. Me. – Storia dell’influenza dell’Inghilterra nella Messina dell’800 – Me. 1979.

- Claudio d’Aleo – Salvatore Girgenti “I Whitaker e il Capitale Inglese tra l’Ottocento e il Novecento in Sicilia” Ed. Istituto Studi e Ricerche Libera Università del Mediterraneo – Trapani. 1990.

Prof. Rosario Battaglia (Università di Messina). “Guglielmo Peirce Armatore” Università di Messina, 1990.

De Felice “Il Teatro Siciliano” Ed. Elefante, Catania 1972


RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FAMIGLIA CAPECE MINUTOLO
Famiglia iscritta in El. Uff. della Nob. It. del 1922 ed annoverata nell'Opera dello Spreti "Enciclopedia Nobiliare Italiana con i titoli di P. pe di Colle Reale (m.p.r. successione siciliana) B. ne di Callari (m.p.r. successione siciliana) e Baccarati (m.p.r. successione siciliana) Barone di Ogliastro (investitura 1528) e Signore delle Masserìe di Patti e Critti. Ramo siciliano dell’antichissima e nobile famiglia napoletana le cui origini si perdono negli annali della mitologia greca.

Sembra che dalla città di Bisanzio la famiglia Capece sia approdata, con altre, in Italia ed abbia fondato prima la città di Capua quindi quella di Napoli. Le prime memorie certe sono iscrivibili dal secolo IX, e riguardano l’Anfrigio, miles dell’anno 819 sotto l’Imperatore Angelo Comneno di Bisanzio. Il ramo Siciliano attestò le sue prime origini nel XIV secolo quando Raimondo Capece Minutolo, capitano di Re Roberto d’Angiò e Consigliere di Stato, trasferì la sua famiglia in Messina nel 1430 ove risulta iscritta alla Mastra Nobile del 1580. La famiglia è citata nel Decamenrone del Boccaccio, nella novella di Andreuccio da Perugia.

Ammessa all’Ordine di Malta fin dal 1588 al Gran Priorato di Sicilia, ed al Reggimento delle Guardie del Corpo del Re con prove dei quattro quarti. Tra i personaggi di maggior spicco, si ricordano: Francesco, B. ne di Vaccaro e Moreno, Ambasciatore del Pontefice Innocenzo VII, Consigliere di Re Ferdinando D’Aragona e Segreto di tutto il Regno di Sicilia; Ottavio, Giudice-Straticò nel 1553; Giovanni B. ne della Motta Regina; Lorenzo, letterato, che pubblicò nel 1647 “l’Istoria dell’Impero Romano”, del catanese Sapienza, tradotta dallo spagnolo; Ludovico grande teologo morto nel 1673 e Rocco anch’egli teologo contemporaneo al primo, iscritti alla Mastra Nobile di Messina; Andrea, Cav. Gerosolimitano e Frà Andrea Balì Gr. Cr., Luogotenente del Gran Priore di Messina dello stesso Ordine di Malta e primo P. pe dell’Accademie dei Pericolanti; noto Araldista ed Autore dell'Opera del 1699 "Memorie del Gran Priorato di Messina dell'Ordine di Malta Giovanni Minutolo, B. ne di Callari e Baccarati, B. ne d’Ogliastro e signore delle masserie di Patti e Critti, fu il primo P. pe di Colle Reale con invest. Del 23 marzo 1710; l’invest. D’Ogliastro fu presa da Antonio Minutolo il 15 gennaio 1628, quella di Callari e Baccarati da Giovanni il 1° dicembre 1656 e quelle delle Masserie nel 1681 dal primo P. pe di Colle Reale Don Giovanni Capece Minutolo e Balsamo Bonfiglio Marullo, Conc. Di Filippo V del 1710, investitura del marzo 1718 (ed esecutoriato a Palermo Conservatoria delle Mercedi); Giovanni fu Maresciallo di Campo dei R. R. Eserciti, Gentiluomo di Camera con esercizio, Cav. Dell’Ordine di San Giorgio, dec. di Med. di Br. al V. M., Comandante la Cittadella-Fortezza di Messina e Comandante Generale dell’Armata Siciliana istituita da Pedinando IV; lo stesso Giovanni oltre i meriti militari fu uomo di grandi sentimenti così da fondare un ospizio a Messina per i malati ed i vecchi tutt'ora operante. Ottenne il riconoscimento ufficiale dei titoli con Regio Rescritto del marzo 1853, che si conserva presso il Grande Archivio di Napoli, nel fondo relativo alla Commissione dei Titoli di Nobiltà del Regno delle Due Sicilie

La famiglia ha contratto in ogni tempo parentele con le più importanti famiglie siciliane, quali: Cicala di Tiriolo, Stagno d’Alcontres, Bavastrelli, Marullo di Condojanni, Del Giudice, Cianciolo-Silipigni, Costarelli, Alì-Peirce, De Gregorio di S. Elia, Balsamo-Viperano, Grima, Di Giovanni di Trecastagni, Ruffo della Floresta, Persico-Viti. Presso il Ministero della Giustizia di Madrid, è pendente Istanza di Riabilitazione del titolo di Colle Reale, concesso da Filippo V nel 1710, esecutoriato a Palermo nel 1718.

Esiste a Messina il quartiere denominato Villa Lina a Giostra che ha preso il nome dalla Villa abitata fino al 1946, dalla Principessa di Collereale Donna Lina Capece Minutolo, nata Marchesa De Gregorio di Sant'Elia, la quale insieme al marito Don Antonio accolse un gran numero di terremotati dopo il terribile sisma di fine anno 1908, facendoli accampare nel parco di Villa Lina e nella casa, meritandosi così la medaglia Prefettizia di Benemerenza al Valor Civile, consegnata con Diploma Reale del 1910.

Arma di “sostituzione”: Partito, al primo, d'oro al bufalo di rosso passante sulla campagna di verde, al capo tagliato d'azzurro e di argento con due crescenti montanti di oro. Al secondo, di rosso al leone rampante di vajo, armato e coronato d'oro con la testa dello stesso. Lo Scudo accollato alla Gran Croce di Malta e a due alabarde di Generali dei Reali Eserciti.

Cimiero: una testa di cavallo inalberata di nero. Corona e manto principeschi.

Trattamento di Don e Donna.

Motto: Gradatim ascenditur ad alta. Il Palazzo Avito in Messina era situato prima del distruttivo terremoto del 27 dicembre 1908, in via Austria oggi via I Settembre, dopo l'Arcivescovado ed accanto Palazzo Stagno D'Alcontres ai Quattro Canti delle Quattro Fontane. Il Palazzo Collereale era sede di una importante quadreria, con quadri di impressionisti e della Scuola Fiamminga. La famiglia aveva diritto di cappellanìa di Jus - Patronato presso la Chiesa di San Giovanni dell'Ordine di Malta, situata in Messina alle spalle della Prefettura. La Famiglia ha goduto gli 0nori di Corte presso l'antica Real Corte delle due Sicilie

Lo stemma è stato riconosciuto con diploma del Re d’Armi di Castiglia e Leon e certificazione firmata dal Ministro di Giustizia spagnolo nel dicembre 1995 ed inquartato con lo stemma Scannapieco (di Cava).

Attraverso il matrimonio di Don Adolfo Capece Minutolo con Donna Maria Persico d’Alessandro, Viti sono nati Don Francesco (Napoli 1901-Messina 1983) ultimo P. pe di Colle Reale senza discendenza e Donna Maria Rosaria (Napoli 1905-Catania 1975) che unitasi in matrimonio con il commendatore Silio Alì – Peirce, Console del Regno di Svezia in Catania, ha generato Amalia Alì Capece Minutolo, erede universale del citato zio Don Francesco per testamento olografo del febbraio 1983, e chiamata alla successione dei Titoli de jure et ope legis, con sentenza dell'Autorità Giudiziaria di Lodo Arbitrale Esecutivo del Pretore di Palermo del dicembre 1999 (agg. di cogn. Con D.P.R. del 17 gennaio 1992), Dama di Grazia del S. M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio, coniugata con Vincenzo Scannapieco, nato a Catania il 12/10/1922, m. il 08/12/2001, da cui Fabio, il quale con D. M. del 01/10/1998 aggiunge il cognome materno ed il Prefetto di Palermo ha dato parere favorevole alla cognomizzazione del predicato e con definitivo decreto del Ministro dell'Interno del 23.02.2004 è stato cognomizzato il predicato di Collereale.

 

 

Gli attuali rappresentanti del Ramo siciliano della famiglia Capece Minutolo in Messina dal 1346,Principi di Collereale,concessione del 1710 di Filippo v esecutoriato  a Palermo nel 1718, titolo con "successione siciliana", riconosciuto con regio RESCRITTO del 1853-vedi Libro d'Oro  della Nob.It. ed. 2000-04 n.XXII ed ELENCO UFFICIALE N.I: del 1922. In forza della legge di "successione siciliana",confermata da sentenza esecutiva dell'Autorita' Giudiziaria del Tribunale di Palermo del 1999,si attua la confluenza  della famiglia  Minutolo di Collereale,per estinzione, nella famiglia Scannapieco,originaria di Cava dei Tirreni ed ivi ascritta al Registro delle Piazze Chiuse, che ne ha assunto nome ed arme con l'aggiunta del cognome con D:P.R. del 1995 a favore di Donna Amalia Ali' Capece Minutolo, figlia di Donna Rosaria, nata a Napoli nel 1905 ,residente in Catania,sorella dell'Ultimo principe di COLLEREALE don Francesco, nato in Napoli nel 1901 e morto in Messina nel 1983,nominandola  sua erede universale con disposizione testamentaria di aggiungere cognome e predicato al pronipote ex-sorore Fabio Scannapieco-Capece Minutolo ,che aggiunge anche il predicato di "COLLEREALE" con Decr. Min. del 2002.

 

 

CAPECE MINUTOLO
(Sicilia)
Il “miles” RAIMONDO MINUTOLO

porta la famiglia| da Napoli in Messina nel 1346. Giovanni Minutolo viene rivevuto nel 1588 al Gr.Priorato di Messina dell’Orf.di Malta ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Don Antonino_________________________
Investitura Barone di Ogliastro del 1628
e investitura di CALLARI del 1656;il fratello Don Andrea Minutolo-Balsamo-Bonfiglio Di Giovanni e Marullo ,autore del volume di Genealogia”Memorie del Gran Priorato di Messina dell’O.di Malta”-del 1699,ricopre la carica di Luogotenente del Gran Priore al Gran Priorato di Messina del S.M.OM.
|
|
DON Giovanni
P.pe di Collereale ,conc.1710 e investitura 23-3-1718
I° Pr.pe in sua famiglia,Cav. dell’O.di San Gennaro e gentiluomo di Camera
sp. la P.ssa Rosalìa Cicala dei Principi di TIRIOLO
|
|
Don ANTONIO
Investitura P.pe di Collereale 1743
Cav. Costantiniano ,Barone della Terza Dogana
sp. Nobile Maria Le Calce
________________________________|
| | Giovanni ,Maresciallo P.pe Don Andrea
di Campo e Comandante Generale dei RR.EE.; Investitura 20-12-1771
della Cittadella di Messina 1815,fondo’l’Ospizio in Messina,improle ./ sp. la Duchessa M. Vianisi di Montagnareale,Cav.di S.Giorgio della Riunione.
|
|
P.pe Don Antonio
n. 20-3-1774 – m. 17-5-1852
Colonnello del Reali Eserciti
sp. Maria Rosaria Egitti
|
|
Don Francesco ,PRINCIPE di COLLEREALE,Barone di Callari e Baccarati,di Ogliastro,della Terza Dogana e delle Masserìe di Patti e Critti.
Riconosciuto con R.RESCRITTO. del 1-3-1853 nei titoli di sua casa .
(n. nel 1831 a Messina)
sp. Maria Rosaria Costarelli-Acton
|
|
Adolfo
(morto a Messina il 10-7-1927 )
sp. Maria Persico d’Alessandro dei conti VITI,nata a Napoli;il fratello maggiore P.pe Antonio ,sposato a donna Lina De Gregorio di Sant’Elìa,senza discendenza,ricevera’dal Re la medaglia d’argento al Valor Civile , per l’opera prestata dopo il terremoto di Messina del 28 dic.1908:il quartiere dove si trovava la loro residenza estiva ,che scampo’ alla distruzione,al contrario del Palazzo di via I° Settembre,si chiama tuttora”VILLA LINA a Giostra”.SORELLA:DONNA GIULIA in Grima’, m.il 28 dic.1908 nel catastrofico terremoto di Messina,nel crollo Palazzo avito di via I°settembre.
________________________________|
| |
Pr.pe don Francesco Principessa Donna Marìa Rosaria
n. 1901 a Napoli – m. 1983 n. a Napoli 4-6-1904 – m.a Catania 21-8-1974
sp. Maria Teresa Ceraoli a Messina , sp.a Messina,Comm. Silio Alì- d’Andrea .
- senza figli - |
Amalia,Dama di G. del S. M.Ord.Costant.di S.Giorgio,
n. a Catania,
sp.Dr. Vincenzo Scannapieco,industriale,n. a Catania nel 1921 ed ivi m. nel 2001.= da cui: Fabio.

____APPENDICE: -A seguito dell’estinzione della linea maschile del ramo siciliano della famiglia C.Minutolo ,si attua la confluenza” ex-jure “ ed “ope-legis”nella famiglia ALI’-Scannapieco del patrimonio storico-familiare e dei titoli,in forza del Regio Decreto del 1896 sulla”Successione ai Titoli”,il quale recepisce le successioni “siciliana e“napoletana” per linea femminile in caso d’estinzione,essendo questo l’ultimo valido, dopo l’abrogazione dei Decreti del 1926 e del 1943 sulle “Successioni” da parte della Corte Costituzionale con la Sentenza N.101 del Luglio 1967._


Diploma Prefettizio del 1911 per il conferimento della Medaglia al Valor Civile al P.pe don Antonio Capece Minutolo di Collereale ed alla consorte Principessa Lina De Gregorio di Sant'Elìa che diedero asilo a VILLA LINA a numerosi terremotati e da cui prese nome il quartiere di Messina.
 
 

 

L'ultimo Principe di Collereale: Un Gattopardo a Messina

"Nel 1983 si estingueva il ramo siciliano dei Capece Minutolo con la morte dell'ultimo Principe di Collereale avvenuta in Messina il 07 gennaio di quell'anno, due mesi prima della scomparsa di Umberto II, che avverrà il 19 marzo 1983. Egli del Gattopardo possedeva tutti i tratti e forse ancora di più: Uomo colto e raffinato, era esperto di esoterismo ed occultismo ed amava riunire alcuni suoi amici nella villa di Castanea delle Furìe."; Il Re era molto amico di Don Francesco Capece Minutolo di Collereale, Barone di Callari, Barone di Baccarati, Barone di Ogliastro e Barone delle Masserie di Patti e Critti, che, insieme alla consorte Donna Teresa si recavano spesso in visita a Cascais in Portogallo.  E' di questi giorni la esecutività della definitiva sentenza della Cassazione che devolve l'eredità patrimoniale dell'ultimo Principe di Collereale Don Francesco a favore degli orfani dell'Orfanotrofio di Santa Cecilia in Messina (mentre del patrimonio storico/culturale della famiglia sono chiamati alla successione i nipoti).
Si rinnova con questo ulteriore lascito la tradizione munifica dei principi di Collereale, infatti come l'avo il Maresciallo Don Giovanni che aveva fondato nel 1827 l'omonimo ospizio in Messina, sito in Via Catania, così l'ultimo Principe di Collereale Don Francesco donerà i suoi beni terreni ai poveri orfanelli del Santa Cecilia. Si auspica che l'Orfanotrofio vorrà apporre una targa in sua memoria, all'interno della struttura e che il Comune di Messina (di cui la città non ha alcun ricordo della famiglia nella sua toponomastica), potrà intestargli una strada cittadina."

 

 

Scheda illustrativa sulla famiglia Vanni - Esempio di nostro servizio

 

Giudiziaria


(Clicca per ingrandire)

Lettera di un sedicente legale in malafede ...


Clicca per ingrandire

Tribunale di Palermo, deduzione da allegare al verbale...

Cara mamma...

Clicca sull'immagine per il testo completo



E' stato inviato esposto/denuncia al relativo Consiglio dell'Ordine degli Avvocati.

E' stato inoltrato opportuno ricorso alla PROCURA GENERALE DI PALERMO

Un Esposto-denuncia e' stato altresì,presentato al consiglio del Distretto di Palermo dei Notai

Si da conto altresì con trascrizione integrale della denuncia dell'azione penale intrapresa dalla nostra Tesoriera dell'Istituto.

--------------------------------------------------------------------------------

L'azione civile è stata iniziata con un atto extragiudiziario
e con l'atto di citazione che qui si riproduce

ATTO GIUDIZIARIO

--------------------------------------------------------------------------------


"L'Istituto Accademico Araldico delle Due Sicilie ONLUS, rende nota, l'azione giudiziaria per mezzo di denuncia penale, inoltrata dal suo Tesoriere, Dr.ssa Donna Maria Carmela Carolina Vanni di San Vincenzo nei confronti di tre avvocatesse (azzeccagarbugli?) e di cui una, Domitilla, è l'ex compagna "more-uxorio" dell'On. Peppe Lumia dei DS, per contraffazione di firma su atto sostitutivo di notorietà ed alterazione di volontà testamentaria del "de cuius": l'intestataria di illecita licenza edilizia, ottenuta con uso dell'atto falso de quo del 1999, risulta essere l'Avvocato Vanni Carla coniugata Muscolino. Si rende nota, altresì, l'azione civile con l'atto extragiudiziario che segue.

Nota Araldica: Famiglia piccolo borghese originaria del paese di Casalvecchio Siculo, covo di garibaldini, mangiapreti e comunisti (vedi articolo su La Sicilia di Catania del 30.11.2003, a firma G. Bonina). In tale sperduto borgo tra i monti dell'Agrò manca la stazione dei Carabinieri e l'edicola dei giornali; ivi gli abitanti si suddividono in Casalvetini Soprani e Sottani detti rispettivamente "Burrazzulari" e "Burrainari". I Muscolino vi abitano ancora, tant'è che recentemente una ragazza di 15 anni, di nome Sofia Muscolino, (vedi articolo del giornalista Bonina), ha chiesto nell'aula del Consiglio Comunale che questo si adoperi per arginare l'emigrazione dal paere, ridotto a 650 anime, dicendo altresì di aver chiesto l'aiuto del Maestro del paese, il Prof. Lo Re.

Si fregia di un predicato (di Belforte), connesso ad un titolo minore (Conte) della famiglia dei Marchesi Emanuele di Villabianca, erroneamente aggiunto all'anagrafe da codesto ramo cadetto per linea femminile, mentre, tutt'al più, sarebbe stato corretto aggiungere il predicato del titolo principale (di Villabianca), come si è sempre fatto per consuetudine, ed in ogni caso, detti titoli coi predicati sono di spettanza del vivente e fiorente ramo primogenito maschile, dimorante in Palermo e San Piero Patti, nella persona di Don Coraldo Emanuele e Boscogrande Marchese di Villabianca, Conte di Belforte, con discendenza maschile (come da riconoscimento Governativo e della Consulta Araldica del 1899 a Giuseppe); titoli e predicati, in ogni modo, non passano per adozione secondo il Decreto reale di successione del 1922 (vedi un'adozione da parte di una Emanuele verso un Sig. Muscolino); tale famiglia non è appartenente alla nobiltà perchè non riconosciuta da alcun organismo ufficiale o ente di stato del Regno d'Italia o di quello delle Due Sicilie e non iscritta negli Albi Ufficiali della passata Nobiltà Italiana, né ammessa in categorie nobilitanti di Ordini Cavallereschi Nobilitanti

Il Consiglio Direttivo.

--------------------------------------------------------------------------------
DUE perizie giurate sono state presentate,da parte dei professionisti l'ingegner F: PIAZZA e l'arch. R.Sommatino,estensore del Piano di lottizzazione, del 1992,su incarico della Baronessa Carolina Valenti Cammarata, e che evidenziano ,sia le dichiarazioni mendaci effettuate dalle avvocatesse Domitilla e Carla Vanni,comparenti al Rogito del notaro M. Citrolo, ma anche la produzione di falsa planimetria sedicentemente catastale ,che non è firmata da alcuno,nè soprattutto dal tecnico scritto nel rogito: non solo il rogito sarebbe nullo perche' e' stata travisata la volonta' testamentaria della de cuis, ma sono stati prodotti " falsi in atto Pubblico " ,come i falsi dati delle misurazioni dei lotti

 

 

Alla Procura della Repubblica di Palermo.

-per il tramite del COMMISSARIATO di POLIZIA –PALERMO POLITEAMA,via BENTIVEGNA ;PALERMO.

Palermo,  Piazza V:E:Orlando 90147.

 

DENUNCIA- QUERELA

L’anno 2007, giorno 07 del mese di Novembre,

il sottofirmato Dott. Fabio Scannapieco Alì-Capece Minutolo, domiciliato in Palermo via G. Raffaele, 7 (90139), dott. in Economia, imprenditore  ,  CF: SCNFBA52M06C351X,

in qualita’ di persona al corrente dei fatti , persona offesa ex-art.676-677 CP, rende e propone formale denuncia-querela contro la sig.ra Vanni di San Vincenzo Carla nata il 25/10/1964 a Palermo ed ivi domiciliata a tutti gli effetti di legge in Piazza Giulio Cesare 24 90100 Palermo piano 2° interno 2 a destra,

 

PREMESSO

 

che presso il Tribunale di Palermo, è pendente Procedimento Civile iniziato dalla predetta Dott.ssaVanni mariaCARMELA,attrice con atto di citazione del 26/04/2005 e depositato il 12/05/2005 n.2339/A10 per il tramite del legale avvocato Onofrio Modestini, causa già assegnata alla Dottoressa Terni Magistrato presso il Tribunale di Palermo, si premette: in data 13/11/1998 decedeva in Palermo la sig.ra Cammarata maria Carolina, nonna materna dell’attrice ; la stessa, con olografo del 20/09/1996, aveva regolato la propria eredità dividendola tra la propria figlia Valenti Atonia Maria, che successivamente avrebbe rinunciato, e le nipoti, figlie di costei, Vanni di San Vincenzo Carla, Vanni di San Vincenzo Domitilla, Vanni di San Vincenzo Francesca, Vanni di San Vincenzo Maria Carmela, odierna attrice; in particolare, la sig.ra Cammarata assegnava all’attrice ed alla sorella Carla la casa sita in Corleone, contrada Belvedere, e precisamente il primo piano all’attrice e il piano terreno a Carla detta causa, di seguito al terremoto del Gennaio 1968, subiva gravi danni per cui la nonna aveva avviato la pratica per l’ottenimento dei contributi atti a risanarla; la stessa aveva iniziato e dato corso ai lavori di risanamento, rimasti interrotti a motivo del suo decesso; dal decesso della sig.ra Cammarata i lavori sono rimasti fermi anche perché la sorella Carla, di seguito al decesso della nonna, ha posto in essere tutta una serie di manovre tali da ingenerare ambiguità e confusione nel rapporto tra le sorelle, ambiguità e confusione che hanno determinato uno stallo in ordine alla pratica di risanamento della casa, avviata dalla nonna; la convenuta, infatti, nell’anno 1999, all’insaputa dell’attrice, presentava al Comune di Corleone, per il rinnovo della concessione edilizia autorizzatoria dei lavori, una dichiarazione con elenco delle quattro coeredi, anziché di due (l’attrice e la stessa Carla), attribuendosi la delega dell’attrice avvalendosi di firma falsa; nello stesso 1999, e precisamente in data 11/05/1999, ignorando artatamente il testamento olografo, viene presentata denuncia di successione legittima, con l’ovvio intento di ripartire l’erogando contributo di risanamento, anziché tra l’attrice e la convenuta soltanto, tra tutte e quattro le sorelle; la convenuta, avendo ottenuto nel 99 il rinnovo della licenza edilizia a nome di tutte e quattro le sorelle, sia pure con firma non appartenete all’attrice e dichiarata apocrifa dal Tribunale di Termini Imprese, ciononostante ometteva di utilizzarla per riprendere e proseguire i lavori perché il suo vero intento era solo quello dell’ottenimento del contributo; ignorava, tuttavia, che condizione per ottenere il contributo era quella di anticipare il proprio denaro per eseguire i lavori e ottenere il contributo su presentazione delle fatture pagate e, quindi, saputo ciò, la convenuta non ebbe più interesse a riprendere i lavori; con solerzia e con manovre non ortodosse usate per il rinnovo della licenza, contrapposte alla totale inerzia seguitane, confermano,invero il suo disegno e la sua mala fede; l’attrice, di seguito al decesso della nonna, ha dovuto faticare parecchio per disinquinare la vicenda ereditaria e, in specie, quella relativa alla casa di Corleone  oggetto di specifica attenzione da parte della sorella Carla; finalmente, grazie al suo diretto interessamento, rimosso ogni dato ed elemento spurio creati dalla sorella Carla, complice in silenzio delle altre sorelle, l’attrice in data 17/12/2004 ha ottenuto dal Comune di Corleone il rinnovo della concessione per il proseguimento dei lavori di risanamento e ripristino della casa ma, ciononostante, si trova davanti ad una nuova difficoltà creata dalla convenuta: la convenuta, infatti, sostiene che le spese da anticipare per il risanamento ed il ripristino della casa devono ripartirsi in parti uguali  quando, invece, il giusto criterioè quello di ripartirle in base ed in funzione delle opere destinate e da destinarsi al piano primo, assegnato all’attrice, e di quelle destinate e da destinarsi al piano terreno, assegnato alla convenuta: è il criterio della utilità ricevuta, del valore aggiunto in ciascuno dei due immobili; opinare diversamente significa produrre un arricchimento a favore della convenuta senza una giusta causa a danno dell’attrice stante che la grande maggioranza dei lavori sono stati necessari nell’immobile terreno; tale errato opinare della convenuta si riflette ovviamente anche sui criteri da usare per la  ripartizione dei debiti nei confronti della Ditta esecutrice lasciata dalla nonna, la quale Ditta giustamente non intende riprendere i lavori se prima non viene saldato il debito pregresso; dal decesso della nonna l’appartamento, quindi, giace abbandonato e gli stessi lavori eseguiti in vita vanno disperdendosi, anche perché la casa è facile prede da parte di malintenzionati, di giovani drogati che hanno facile accesso nella casa medesima perché priva di infissi, già visitata dai ladri come prova la denuncia prodotta, degrado messo eloquentemente in evidenza dalle foto contenute nella perizia giurata dell’arch.F.Piazza che si allega. Poiché la casa detta” Villa-Valenti-Firmaturi di Chiosi sita in contrada Belvedere –Chiosi in Corleone come già detto, è dimora di particolare pregio artistico-architettonico, secondo il piano regolatore del Comune di Corleone e come da giusta richiesta di vincolo monumentale presentata nel 2005 e ripresentata nel 2007 alla Sovrintendenza BBAA di Palermo che si allega in copia; nonché secondo la legge 431-8/85, il territorio summenzionato è di” interresse ambientale” particolare , poiché l’annesso giardino è “giardino storico” con alberi d’alto fusto secolari e con antichi arredi in pietra. Pertanto la sullodata Vanni Carla resasi rea per la violazione degli articoli 676-677 del Codice Penale e di omessa tutela di un bene artistico è responsabile per responsabilità civile ex art 2053-2055 del Codice Civile. Inoltre secondo l’art. 838 del Codice Civile  la summenzionata Vanni Carla potrebbe subire le conseguenze in quanto esso così recita: “quando un edificio è degradato ed abbandonato, visto che offende la dignità ed il decoro della città e nuoce gravemente alle ragioni della storia e dell’arte e della sanità pubblica può essere confiscato”.

Per tutto quanto sopraesposto, il sottofirmato

Propone

 formale denuncia - querela nei confronti di Vanni di San Vincenzo Carla, residente in Bergamo e domiciliata a tutti gli effetti a Palermo in Piazza Giulio Cesare 24 secondo piano interno 2 a destra, per i reati di cui agli articoli 676/677 Codice Penale e per il reato di omessa tutela di un bene artistico, e ne chiede la punizione secondo la legge.

 Il sottoscritto si dice disponibile ad integrare l’eventuale produzione di ulteriore documentazione a quella allegata.

 

-allegati,due.

Firmato, e sottoscritto,

Palermo li 07/11/2007

 

 
 
 
 
 
 


Per contattarci spedisci un'e-mail a: scannapiecollereale@araldicaduesicilie.com
Sede:
Via Marchese di Villabianca, 4
90144 Palermo
Tel : +39 091 308548 Mobile : 338.2101562
C.F.97174830824